Bond emergenti positivi sul caos delle elezioni USA

Il risultato incerto delle elezioni presidenziali americane sta sostenendo il mercato obbligazionario emergente, vediamo perché.

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Mercati emergenti positivi dopo le elezioni USA

Le elezioni presidenziali di martedì scorso hanno esitato una situazione in certa e, a tratti, tesa. Il vincitore per numero di delegati conquistati sarebbe Joe Biden, ma il presidente Donald Trump sta ricorrendo alle vie giudiziarie per presunti brogli in alcuni stati, Michigan in testa. La reazione dei mercati non si è fatta attendere: dollaro su e rendimenti americani giù. I capitali si stanno riparando dalle tensioni e le incertezze puntando sui “safe assets”. Il cambio americano si rafforza per gli acquisti di Treasuries, i cui prezzi salgono e i rendimenti per l’appunto scendono.

Beneficiari indiretti di questo scenario caotico sono i mercati emergenti. I bond in valute forti qui si sono mediamente apprezzati, vedendo così scendere i rendimenti. Il trend non è casuale, perché riflette proprio l’apprezzamento del dollaro da un lato e dei Treasuries dall’altro. Poiché la curva sovrana americana si è sgonfiata un po’ lungo tutte le scadenze, i capitali si sono messi in cerca di opportunità di rendimento altrove e alcune le stanno trovando proprio sui mercati emergenti. E’ inevitabile che, a parità di spread, i rendimenti scendano anche qui.

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Dal caos USA ai bond emergenti

Ma il fenomeno sarebbe tutt’altro che passeggero. Queste elezioni probabilmente esiteranno una presidenza democratica e un Congresso diviso tra Camera anch’essa democratica e Senato a lieve maggioranza repubblicana. La famosa “onda blu” che ci si aspettava alla vigilia del voto non c’è stata. La destra americana, anzi, ha guadagnato terreno alle elezioni locali negli stati. Ciò preluderebbe a un piano di stimoli fiscali meno corposo di quanto non fosse già stato scontato e la conseguente necessità per la Federal Reserve di continuare a sostenere l’economia americana con ulteriori stimoli monetari.

Questi consisteranno verosimilmente in un potenziamento degli acquisti di Treasuries, i quali provocheranno l’abbassamento della curva su livelli ancora più infimi. A un certo punto, non possiamo neppure escludere che il governatore Jerome Powell prenda in considerazione l’ipotesi dei tassi negativi, sin qui negata con forza. Questo quadro deporrebbe a favore delle obbligazioni emergenti, sia in valute forti (dollaro, euro, sterlina, etc.), sia in valute locali. Dopo il 2008-’09, quando i tassi USA vennero azzerati e la Fed iniettò liquidità a pioggia sul mercato americano, i capitali defluirono proprio sui mercati emergenti in cerca di “yield”, abbassandone i rendimenti sovrani e corporate.

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A uscirne vincitori sarebbero, in particolare, proprio i bond in valute locali, dato che l’allentamento monetario della Fed condurrebbe a un deprezzamento del dollaro, spingendo al rialzo i tassi di cambio di molte economie emergenti. In previsione di ciò, gli investitori entrerebbero sui relativi mercati per comprarne il debito e confidando in guadagni in conto capitale per l’effetto cambio da un lato e per il rialzo delle quotazioni dall’altro. Al momento, la Turchia sembra esclusa da questo scenario, come segnala il cedimento costante della lira. Una presidenza Biden sarebbe per Ankara forse persino peggiore di quella uscente, portando all’aumento delle pressioni americane sul presidente Erdogan.

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