Bond Ecuador: ristrutturazione completata, ma i rischi non sono finiti

Gli obbligazionisti hanno accettato la proposta del governo per una ristrutturazione "soft" del debito sovrano. Scadenze più lunghe e tassi d'interesse più bassi.

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Gli obbligazionisti hanno accettato la proposta del governo per una ristrutturazione

L’Ecuador ha completato la ristrutturazione del suo debito sovrano su bond per 17,4 miliardi di dollari. Gli obbligazionisti in possesso del 98,5% del capitale hanno accettato l’offerta del governo, che prevede condizioni “soft”. Il cosiddetto “haircut”, il taglio nominale dei titoli, è stato di appena 1,5 miliardi, meno del 10%. Al posto delle 10 obbligazioni oggetto della rinegoziazione ne verranno emesse 3 in scadenza nel 2030, 2035 e 2040 e il cui controvalore totale ammonterà a 15,56 miliardi. La durata media dei titoli raddoppia così a 12,5 anni contro i 6,1 attuali.

Abbattuto anche il tasso d’interesse medio al 5,3% dal 9,2%. Quanti non hanno accettato i termini dell’accordo riceveranno in tutto 270 milioni in scadenza nel 2040. Viceversa, coloro che hanno accettato l’offerta del governo riceveranno anche un quarto bond, a compensazione delle mancate cedole corrisposte nel periodo tra marzo e agosto per 1 miliardo.

L’accordo è stato subordinato all’ottenimento di un prestito del Fondo Monetario Internazionale, a sostegno di un piano di riforme strutturali del governo. L’istituto elargirà 6,5 miliardi a Quito, più dei 4,2 miliardi inizialmente concordati.

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Rischio Ecuador rimane elevato

Il debito oggetto di rinegoziazione è stato solo una parte dei 59 miliardi di passività a carico dello stato, pari al 60% del pil. L’economia domestica per l’FMI quest’anno crollerà dell’11%, a causa dell’emergenza Covid. La pandemia ha colpito duramente le esportazioni ecuadoriane, principalmente trainate dal petrolio.

Da un certo punto di vista, l’accordo di questi giorni rappresenta un esempio per paesi come l’Argentina, che solo dopo svariati mesi e infinite polemiche ha trovato un’intesa definitiva con gli obbligazionisti. Questo non significa, però, che i rischi per gli investitori siano cessati.

L’Ecuador non batte più una propria moneta sin dai primi anni Duemila, avendo adottato il dollaro per stabilizzare i prezzi interni. Ciò espone l’economia alla forza del cambio americano, risultata a tratti insostenibile.

Le riserve valutarie, complici, il crollo delle quotazioni petrolifere, sono scese a circa 3 miliardi di dollari, riuscendo a coprire ormai appena due mesi e mezzi di importazioni, meno della metà di quanto suggerito dall’FMI. Dunque, l’Ecuador ha un problema strutturale con cui dovrà fare i conti anche nei prossimi anni, vale a dire la scarsa competitività per via di una moneta non rispondente ai propri fondamentali. E questo influisce negativamente sulle detenzioni di dollari necessari per provvedere anche ai pagamenti del debito, il cui rapporto con il pil resta contenuto e ciononostante risulta poco gestibile proprio per l’insufficienza dei mezzi con cui onorarlo.

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