Bond: debito paesi emergenti protagonista 2018

Focus degli investitori sui bond dei mercati emergenti. Secondo gli esperti saranno i protagonisti del 2018

di Mirco Galbusera, pubblicato il

Il debito dei mercati emergenti sarà il “protagonista del mondo obbligazionario” nel 2018. Lo afferma Marcelo Assalin, Head of Emerging Market Debt (Emd) di NN Investment Partners, sottolineando che “grazie al miglioramento dei fondamentali, ci sono ottimi motivi per investire” nell’asset class nel corso di quest’anno.

L’Emd “attira una domanda elevata e costante, trainata in particolare dal divario di crescita del Pil tra economie sviluppate ed emergenti, che ha superato il punto di minimo nel 2016 al 2% circa”, prosegue l’esperto. “Da allora, il gap ha continuato a crescere e ci aspettiamo che subisca un ulteriore ampliamento nei prossimi anni”. “Storicamente, si osserva una forte correlazione tra i flussi di portafoglio e questo differenziale di crescita”, aggiunge l’economista, precisando che nel corso dell’anno “l’Emd dovrebbe generare rendimenti totali interessanti, compresi tra il 4 e l’8%”.

Secondo Nn Investment Partners, “l’economia globale offre solide prospettive di crescita, con una ripresa sincronizzata e duratura sia nei Paesi sviluppati sia in quelli emergenti che sosterrà l’espansione del commercio a livello mondiale”, motivo per cui “il 2018 sarà un altro anno positivo per il debito emergente”. Nei prossimi anni, la Cina favorirà “probabilmente la qualità della crescita anziché il ritmo di espansione, data la maggiore attenzione per le riforme strutturali”. Per questa ragione, non solo Pechino contiuerà a rappresentare “un driver essenziale per la crescita del Pil dei paesi emergenti”, ma vedrà anche “notevolmente attenuati” i rischi di hard landing.

 

La volatilità dei mercati obbligazionari

 

Per quanto riguarda invece i mercati obbligazionari locali, “per il primo semestre riteniamo probabile una maggiore volatilità in diversi Paesi chiave, soprattutto sul fronte valutario”. In particolare, aggiungono gli economisti, Brasile e Messico “dovranno affrontare elezioni presidenziali”, mentre la Turchia “probabili elezioni anticipate”. Dal punto di vista degli investitori, “questi rischi idiosincratici” dovrebbero essere considerati “come un’opportunità di acquisto, in quanto le valutazioni sono interessanti e, soprattutto, i fondamentali sono diventati molto più solidi”.

“Nella categoria del debito in valuta forte, abbiamo una forte preferenza per il debito dei mercati di frontiera”, che si trovano “nella primissima fase del loro processo di sviluppo e presentano un potenziale di crescita economica elevato, associato a dati demografici favorevoli”. Questi Paesi, offrono “i rendimenti più elevati, assieme a una duration relativamente bassa e a una limitata correlazione con i Treasury Usa”. Infine, concludono gli esperti, “questi mercati godono di un forte sostegno da parte delle organizzazioni multilaterali”, dal momento che l’80% di loro “è inserito in un programma dell’Fondo monetario internazionale o associato all’iniziativa cinese” delle cosiddette Nuove vie della seta. “Questo significa, in definitiva, che a questi Paesi non mancheranno i finanziamenti e in ogni caso presentano storicamente un basso tasso di default”, senza contare “che molti mercati di frontiera hanno un’economia orientata alle esportazioni, spesso legata alle materie prime, che beneficia quindi dell’aumento del commercio mondiale e di prezzi delle materie prime stabili o in crescita”.

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Argomenti: Mercati Emergenti