Bond, come ottenere un 6% lordo senza rischi

BNP Paribas (A+) offre due nuove obbligazioni in dollari neozelandesi. Con un investimento di soli 1.200 euro ci si assicura un buon rendimento per 5-6 anni

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BNP Paribas (A+) offre due nuove obbligazioni in dollari neozelandesi. Con un investimento di soli 1.200 euro ci si assicura un buon rendimento per 5-6 anni

Con i tassi d’interesse al lumicino, trovare la via per ottenere rendimenti accettabili senza correre troppi rischi è diventato il rompicapo di gestori e analisti. I maggiori fondi obbligazionari mondiali sono infatti costantemente alla caccia di occasioni e settori di nicchia su cui investire, con un occhio di riguardo alle valute non speculative e poco volatili.

Una di queste è sicuramente il dollaro neozelandese (NZD) che gli esperti di cambio definiscono come la valuta su cui puntare per il 2014. La “divisa kiwi”, come viene definita in gergo, rimane forte sui mercati internazionali beneficiando sostanzialmente di due fattori determinanti: la crescita economica del paese e l’aspettativa di un prossimo rialzo dei tassi d’interesse. Attualmente il tasso d’interesse fissato dalla Banca Centrale Neozelandese è del 2,50%, superiore a quello medio dei paesi delle principali economie occidentali, ma gli esperti ritengono che nel giro di un paio di anni potrebbe salire fino al 4,75%. Economicamente, invece, la Nuova Zelanda sta incrementando il proprio export (Wellington è il principale produttore mondiale di latte in polvere) a tutto beneficio della bilancia commerciale. Fattori che continuano ad attrarre capitali da tutto il mondo al punto che le società più blasonate e con requisiti fondamentali solidi preferiscono rifinanziarsi in dollari neozelandesi piuttosto che in euro o dollari americani. Di conseguenza la valuta locale permane vicino ai massimi degli ultimi cinque anni nei confronti dell’euro (1,64).

 

Obbligazioni BNP Paribas 6% 2020 e BNP Paribas Fortis 5,875% 2019

 

bnp

Una di queste è BNP Paribas. Il gruppo bancario francese ha recentemente collocato sul mercato dei capitali un bond da 100 milioni di dollari neozelandesi offrendo un rendimento del 6% sulla lunghezza di sei anni (Isin  XS1015430561). L’emittente, che gode di  un merito creditizio elevato (A+ per S&P e A2 per Moody’s) non ha problemi di solvibilità e le suoi collocamenti obbligazionari spaziano in tutte le principali valutarie del mondo. Il bond, collocato a 100, paga una cedola annuale fissa del 6% il 17 gennaio di ogni anno ed è negoziabile per tagli minimi di 2.000 NZD (1.220 euro circa). Il titolo è senior unsecured e la liquidità è assicurata dalla stessa BNP Paribas, mentre il rendimento lordo, stando agli scambi sul mercato non regolamentato over the market (OTC), con un’indicazione di prezzo intorno a 99,75%, supera di poco il 6%. Rendimento analogo, ma migliore per durata, è quello offerto da un’altra emissione del gruppo bancario francese: BNP Paribas Fortis 5,875% 2019 (Isin XS1009556363) emessa lo scorso 14 dicembre dalla banca belga Fortis dopo l’acquisizione del 75% del capitale da parte di BNP Paribas.

L’obbligazione da 125 milioni di NZD stacca una cedola fissa annua del 5,875% il 14 dicembre e viene scambiata, sempre per tagli minimi da 2.000 dollari neozelandesi, intorno al prezzo di emissione a 99,44%.

 

Crescita robusta e bassa inflazione rafforzano la valuta locale

 

NewZealand

Come sempre, investire in valute straniere implica accollarsi un certo rischio sul cambio e qui è sempre bene entrare su un mercato estero a piccole dosi cercando di mediare sul prezzo. Il dollaro neozelandese, però, è considerato dagli analisti una delle grandi divise non speculative legate all’andamento del dollaro americano e ritenute “forti”, più del dollaro canadese e del dollaro australiano. Il cambio nei confronti dell’euro è attualmente di 1,64 ed è rimasto forte da quanto è scoppiata la crisi economica europea al punto che la Banca Centrale sta valutando di intervenire sulla falsariga di quanto accaduto nel 2012 in Svizzera per impedire l’eccessivo apprezzamento del dollaro neozelandese, anche per non penalizzare le esportazioni. Non bisogna infatti dimenticare che questa valuta è solitamente influenzata dall’evoluzione dei prezzi delle materie prime e la Nuova Zelanda è esportatrice [fumettoforumright]verso i paesi anglosassoni di molti prodotti agricoli, ortofrutticoli, pesca e legname che costituiscono circa un terzo del Pil annuale dell’arcipelago. A differenza dell’Australia, le risorse minerarie sono scarse e di un certo rilievo sono solo i giacimenti di ferro, oro e rame, ma per questo gli abitanti della Nuova Zelanda non sono certo considerati poveri con un reddito che sfiora i 30.000 dollari annui pro capite con un ritmo medio di crescita economica del 2% a fronte di una bassissima inflazione.

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