Bond cileni tornati appetibili con il “floor” toccato sui mercati

I bond cileni stanno recuperando le perdite delle settimane scorse e così anche il cambio. Le prospettive sarebbero positive, ammesso che la calma apparente di questi giorni regga dopo le proteste violente.

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I bond cileni stanno recuperando le perdite delle settimane scorse e così anche il cambio. Le prospettive sarebbero positive, ammesso che la calma apparente di questi giorni regga dopo le proteste violente.

Il Cile ha vissuto settimane terribili e inattese, dato il grado di ricchezza economica e di stabilità politica a cui ci aveva abituato l’economia andina negli ultimi decenni. Le proteste finite nel sangue di ottobre hanno colpito i bond sovrani da un lato e il cambio dall’altro.

I pesos locali hanno perso oltre il 10% nelle ultime 5 settimane, mentre i rendimenti a 2 anni, scesi fino a un paio di settimane fa, si sono mantenuti sostanzialmente stabili in area 1,80%. I decennali, invece, hanno accusato il colpo, passando dal 2,71% al 3,30%, ma toccando punte del 3,89% a metà novembre, quando nemmeno le rassicurazioni del presidente Sebastian Pinera sul varo di un pacchetto di riforme nel senso di una maggiore equità sociale e la promessa di una riforma della Costituzione sembravano sortire effetti calmieranti sugli animi di milioni di cileni.

Negli ultimi giorni, il tasso di cambio si mostra stabilizzatosi a poco sotto 800 contro un dollaro. E i bond hanno recuperato rispetto ai minimi lungo l’intera curva delle scadenze. Sembra, quindi, che il peggio sia passato. Troppo presto per dirlo? Gli sviluppi politici sono in pieno divenire. Di certo c’è che le perdite sono state a doppia cifra per i detentori delle obbligazioni sovrane cilene e che i recuperi non saranno facili e nemmeno immediati.

Le proteste in Cile provocano un bagno di sangue tra gli obbligazionisti

Modello cileno in dubbio?

Uno dei timori che serpeggia sui mercati finanziari riguarda proprio la gestione dell’economia con le richieste di piazza di tipo egualitarie. Il Cile è un modello di governance positivo, caratterizzato da ricchezza elevata, diffusa, per quanto se ne lamenti la distribuzione iniqua, nonché da bassi tassi di povertà, diversificazione produttiva e apertura commerciale. La promessa di Pinera di un salario minimo più alto e di un potenziamento degli aiuti alle fasce più deboli della popolazione scalfirà questo sistema che ad oggi sembra avere funzionato piuttosto bene, garantendo mobilità sociale e un indebitamento molto basso?

Se così fosse, i rendimenti farebbero bene a salire, perché un rallentamento dell’economia, unitamente a un aumento della spesa pubblica, porterebbe a una più alta offerta di titoli di stato.

Ma il governo avrebbe modo di andare incontro alle richieste della piazza senza fare deficit o stravolgere il modello cileno. Ad esempio, allargando la base imponibile, considerando che l’imposta sulle persone fisiche la versi ad oggi meno di un quarto dei contribuenti, per effetto di una “no tax area” che sfiora i 10.000 dollari annui, al cambio attuale. Ci sarebbe modo, quindi, di recuperare gettito fiscale per finanziare misure di spesa assistenziale e non alzando le aliquote, la cui più alta è del 35% sopra i circa 87.000 dollari.

Se il cambio tornasse a rafforzarsi e i rendimenti sul tratto medio-lungo scendessero verso i livelli precedenti alle proteste, le perdite verrebbero gradualmente recuperate. Questo sembra essere il momento più interessante per tornare a scommettere sui bond cileni, anche grazie al ripristino della calma nelle piazze, confidando che regga.

Bond cileni, buona scommessa con le proteste violente di questi giorni?

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