Bond cileni, buona scommessa con le proteste violente di questi giorni?

L'obbligazionario in Cile si mostra interessante e le tensioni di queste settimane non lo hanno ancora scalfito. Il quadro macro autorizza a farci un pensiero?

di , pubblicato il
L'obbligazionario in Cile si mostra interessante e le tensioni di queste settimane non lo hanno ancora scalfito. Il quadro macro autorizza a farci un pensiero?

Il Cile vive momenti drammatici. L’economia sudamericana più ricca e stabile è attraversata da forti tensioni sociali, sfociate in questi giorni in proteste violente esplose contro la decisione del governo di alzare il biglietto della metro per le corse nelle ore di punta e per i tratti extra-urbani. Roba di pochi centesimi, ma che è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ad oggi, si contano 18 morti negli scontri tra manifestanti e militari. Il presidente Sebastian Pinera ha chiesto scusa “por la falta de vision” (“l’assenza di visione”) e ha annunciato il varo di riforme sociali per contrastare le disuguaglianze.

Sinora, possiamo affermare che gli eventi sanguinosi di questi giorni abbiano impattato poco sui mercati. Le obbligazioni di stato a 10 anni offrono un rendimento del 3,01%, in rialzo di appena 30 centesimi con le proteste. Il quinquennale rende il 2,28%, dal 2,09% di un paio di settimane fa. Lo stesso cambio tra peso cileno e dollaro USA si è mosso poco, perdendo nei pressi dell’1%. E se dal mercato sovrano in valuta locale ci spostiamo a quello delle emissioni in dollari, discorso sostanzialmente analogo. Il bond con scadenza 2025 e cedola 3,1250% (ISIN: US168863BW77) rende il 2,31% e sotto le proteste si è deprezzato di appena l’1%, non scalfendo i guadagni annuali, che si aggirano sul 10%.

Investire in bond emergenti in valute forti? Ecco a cosa guardare per limitare i rischi

Più colpito il bond a 30 anni, scadenza 2050 e cedola 3,50% (ISIN: US168863DL94), che nell’ultimo anno ha anch’esso guadagnato il 10%, ma in queste due settimane di proteste ha ripiegato del 3,5%. Da notare come i livelli di rendimento siano non così lontani dai corrispondenti Treasuries, a conferma di quanta fiducia riscuota il Cile sui mercati.

Del resto, i dati macro parlano chiaro: a fronte di un pil pro-capite di 16.000 dollari, il paese vanta un rapporto debito/pil di appena il 25%. Nel 2018, il deficit si è attestato all’1,5%, mentre l’inflazione negli ultimi mesi si è un po’ raffreddata a poco sopra il 2%, tanto che la banca centrale ha tagliato i tassi questo mese per la terza volta quest’anno, portandoli all’1,75%, negativi in termini reali, opzione che sui mercati emergenti (ma il Cile lo è ancora?) possono permettersi in pochissimi senza danneggiare il cambio.

Bond cileni appetibili?

E adesso cosa conviene fare con l’obbligazionario cileno? In teoria, essendosi mossi relativamente poco sia i bond che il cambio, dovremmo ammettere che non vi sarebbero grossi margini di guadagno da realizzare dopo che questa fase sarà cessata, si spera il prima possibile. E gli annunci del governo all’insegna della lotta alle disuguaglianze lasciano intendere che vi sia il rischio di un aumento del deficit, così come anche di frenata alla crescita, se è vero che s’ipotizza già una maggiore tassazione a carico dei redditi più alti. Entrambe le azioni finirebbero per impattare negativamente sui bond sovrani e potenzialmente anche sul cambio.

Al netto di queste considerazioni, il Cile non disporrebbe di margini sostanziali per continuare a tagliare i tassi, anche se il cambio dovrebbe giovarsi dell’allentamento monetario della Federal Reserve e il mercato obbligazionario della caccia al rendimento scatenatasi in questi mesi un po’ su tutte le economie avanzate per assenza di “yield”. E’ vero che non siamo di fronte a cifre significative, ma il 2-3% offerto ancora dal Cile si mostra interessante, anche perché sinora si è trattato di un paese politicamente assai stabile, ben sviluppato e inquadrato nel sistema delle alleanze occidentali e del capitalismo. Infine, vanta una bilancia commerciale e partite correnti generalmente in attivo, grazie a cui riesce a garantire una certa solidità al cambio, il quale ha perso contro l’euro la media dell’1,4% all’anno nell’ultimo decennio, la metà del rendimento a medio-lungo termine offerto dal Cile.

La repressione finanziaria spinge già a guardare ai paesi emergenti, fate attenzione

[email protected] 

Argomenti: , ,