Bond Cile al test delle presidenziali: la scelta è tra comunismo e capitalismo

I bond sovrani del Cile sono appesi all'esito del ballottaggio delle presidenziali, mai così divisive come stavolta dal 1990.

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Bond Cile al test elettorale

Il Cile va al ballottaggio delle elezioni presidenziali il prossimo 19 dicembre e la scelta sarà tra il 55-enne José Antonio Kast e il 35-enne Gabriel Boric. Ultra-conservatore il primo e filo-comunista il secondo. Uno scenario binario per i bond sovrani, già colpiti quest’anno dal rialzo dei rendimenti globali, oltre che dalle vicissitudini politiche domestiche.

In caso di vittoria, Boric ha promesso che smantellerà il sistema previdenziale cileno, messo in piedi in era Pinochet e considerato un fiore all’occhiello dello stato andino. Il giovane promette anche di aumentare le tasse sui redditi più alti. Al contrario, Kast promette di tagliare le tasse e la regolamentazione, difendendo con orgoglio l’eredità di Pinochet.

Bond Cile giù quest’anno

I rendimenti dei bond cileni sono lievitati parecchio quest’anno, pur scendendo dai massimi toccati in ottobre. La scadenza a 10 anni offre poco più del 5,70%, quella a 2 anni il 5,06%. Anche i bond in dollari si sono deprezzati. Il decennale con scadenza 31 gennaio 2031 e cedola 2,45% (ISIN: US168863DP09) si acquista a poco meno della pari, offrendo un rendimento in area 2,5%. Ma è naturale che abbiano sofferto particolarmente i titoli in valuta locale. Il peso cileno ha perso in un anno il 13,5% contro il dollaro.

Inoltre, indipendentemente dall’esito elettorale, i rendimenti dei bond cileni sembrano destinati a salire ulteriormente. L’inflazione è già a ridosso del 7%, mentre la banca centrale a ottobre ha alzato i tassi d’interesse di 125 punti base al 2,75%. Per contro, il boom del rame (+52% quest’anno) sostiene l’economia domestica. Il Cile è il primo esportatore di rame al mondo e detiene il 40% delle riserve di litio mondiali. E parliamo di bond con rating elevato: A per S&P, A- per Fitch e A1 per Moody’s.

In effetti, il debito pubblico è al 35% del PIL e il deficit quest’anno è stimato al 4,2% da Fitch, mentre scenderebbe al 2,8% nel 2022.

Ad ogni modo, la vittoria di Boric sarebbe un colpo alle credenziali del Cile, unica economia dell’America Latina a potersi definire sviluppata. Peraltro, l’assemblea costituente eletta nei mesi scorsi a suffragio universale e chiamata a redigere la nuova Carta, è composta già a stragrande maggioranza da deputati di estrema sinistra e indipendenti. Lo scivolamento a sinistra del paese sarebbe definitivo con Boric, che i sondaggi danno in lieve vantaggio. E minaccerebbe i bond sovrani.

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