Bond Cile, la legge sui fondi pensione avrà un impatto negativo?

Il mercato obbligazionario cileno rischia di subire una grossa batosta dopo l'approvazione della legge sui fondi pensione per dare sollievo agli iscritti in piena emergenza Coronavirus.

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Il mercato obbligazionario cileno rischia di subire una grossa batosta dopo l'approvazione della legge sui fondi pensione per dare sollievo agli iscritti in piena emergenza Coronavirus.

Il Cile ha approvato nei giorni scorsi una storica riforma del sistema previdenziale, che consente agli iscritti a un fondo pensione di ritirare una somma fino al 10% del montante accumulato per superare le difficoltà inflitte dall’emergenza Coronavirus. Malgrado un’iniziale opposizione, la maggioranza di centro-destra del presidente Sebastian Pinera ha perlopiù votato insieme all’opposizione per rendere possibile tale revisione a favore dei cittadini, che per il 90% ha dichiarato di voler attingere ai fondi per far fronte a questa fase straordinaria.

Bond cileni tornati appetibili con il “floor” toccato sui mercati

La notizia segna una svolta nel sistema pensionistico di mercato ormai quarantennale introdotto in piena era Pinochet. La quasi totalità dei lavoratori cileni opta per iscriversi a una gestione privatistica, allettata dai rendimenti storicamente molto elevati da essa offerti e di gran lunga superiori a quelli del sistema pubblico. Se nel breve periodo, questa legge stimolerà i consumi – Ciedess stima per 16,65 miliardi di dollari – e attutirà i contraccolpi della pandemia sul pil, nel medio-lungo si rischiano grosse ripercussioni negative sul comparto. La riduzione del montante, infatti, provocherà pensioni più basse per i prossimi decenni, dati i minori versamenti rimasti in cassa.

Senza volerci allontanare troppo nel tempo, chiediamoci quale sarà la ripercussione per questa fase. Più della metà dei 200 miliardi di dollari di assets gestiti dai fondi pensione domestici risulta investita nello stesso Cile. Tra questi, troviamo un bel terzo del totale in obbligazioni di stato. Ciò significa che i bond sovrani dovrebbero essere almeno in parte dismessi dai fondi per erogare agli iscritti la liquidità richiesta. Tant’è che la banca centrale di Santiago ha annunciato il varo di un “quantitative easing” per sostenere il mercato obbligazionario domestico dal rischio di “sell-off”.

Sarà sufficiente?

Quale impatto sui bond cileni

I dati ci dicono che i rendimenti cileni quest’anno si sono ridotti lungo la curva, con il titolo a 2 anni ad offrire oggi lo 0,22% contro l’1,85% di inizio 2020, mentre la scadenza a 10 anni si attesta al 2,38% dal 3,15%. Il tasso di cambio contro il dollaro, dopo avere perso circa l’11%, ormai si è riportato ai livelli di inizio anno e oggi guadagna circa lo 0,70%. Quest’ultimo trend non sembra casuale. I disinvestimenti che s’intravedono da parte dei fondi pensione riguarderanno anche gli assets all’estero, i quali dovranno essere convertiti in pesos, rafforzando questi ultimi. Un po’ quanto accadde al Giappone nel 2011 dopo l’incidente alla centrale nucleare di Fukushima, quando le compagnie assicurative dovettero liquidare le posizioni straniere, finendo per rafforzare lo yen.

In definitiva, siamo dinnanzi a uno scenario tutt’altro che scontato. Da un lato, tra QE della banca centrale e impatto positivo sui consumi, il sentiment del mercato verso i bond cileni migliorerebbe e i rendimenti sovrani dovrebbero continuare a scendere o almeno stabilizzarsi. E gli investitori esteri sarebbero allettati dalla prospettiva di un cambio più forte, il quale automaticamente innalzerebbe il valore dei loro impieghi nel paese sudamericano. Dall’altro, le vendite riguarderebbero gli stessi bond cileni, su cui graverebbe anche il peggioramento delle prospettive macro nel medio-lungo termine, dato che la legge appena approvata fa temere per un indebolimento progressivo delle politiche pro-mercato del Cile degli ultimi 50 anni. Sembra la fine di un’era, avviata prima dell’emergenza Covid-19, quando le proteste di piazza nell’autunno scorso spinsero il governo conservatore a indire un referendum sul cambiamento della Costituzione, anch’essa risalente all’era Pinochet.

Bond cileni buona scommessa con le proteste violente di questi giorni?

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