Bond Catastrofe della Croce Rossa Danese contro le eruzioni vulcaniche nel mondo

Obbligazioni per tutelare le popolazioni che risiedono nelle vicinanze di 10 vulcani attivi del pianeta, supportate dalla "blockchain".

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Cat bond contro i rischi dei vulcani

La Croce Rossa Danese punta a collocare sul mercato un “catastrophe bond”, abbreviato anche come “cat bond”, da 3 milioni di euro. I proventi verranno utilizzati a beneficio delle popolazioni residenti nei pressi di 10 vulcani attivi nel mondo, dal Popocatépetl del Messico al Nevado del Ruiz in Colombia, passando per Merapi e Raung in Indonesia, Monte Camerun nel Camerun, Pichincha, Cotopaxi e Tugurahua in Ecuador, Fuego nel Guatemala e Villa Rica in Cile.

L’iniziativa prende spunto dalla consapevolezza che nel mondo esistano 500 milioni di persone che vivono vicino a 1.500 vulcani attivi. Tra questi vi è l’Etna, il più grande vulcano attivo d’Europa, che nel 2002 con le sue frequenti e abbondanti eruzioni vulcaniche provocò danni all’economia siciliana, si stima, per 900 milioni di euro. E anche in queste settimane, sta colpendo i comuni alle sue pendici con sabbia e lapilli, la cui rimozione richiede ai sindaci il sostenimento di costi elevatissimi.

Come funzionano queste obbligazioni

L’emissione della Croce Rossa Danese è realizzata con il sostegno della compagnia assicurativa Howden Group Holding della fondazione benefica Financial Lines. Ciò rende la raccolta meno costosa. Inoltre, partecipa anche Mitiga Solutions, società catalana esperta nella previsioni di rischi naturali. Non appena essa rileverà la caduta di sabbia vulcanica e la direzione dei venti nei villaggi protetti dal bond, scatterà il pagamento a favore delle popolazioni colpite. Inoltre, grazie alla “blockchain” i titoli del debito potranno essere digitalizzati e gli obbligazionisti potranno tenerli in una cartella del computer, anziché custodirli in banca, risparmiando dai 5 ai 10 punti base dell’investimento all’anno. La stessa Croce Rossa Danese dovrebbe risparmiare dai 200 ai 400 mila dollari grazie alla tecnologia.

Tantissimi denari per un’emissione dal taglio così scarno.

I bond catastrofe sono particolari titoli che puntano a tutelare l’emittente – ma in questo caso i beneficiari sono terzi – da un rischio imprevedibile, come un terremoto, uno tsunami, altri eventi naturali avversi e, per l’appunto, eruzioni vulcaniche. I rendimenti offerti agli obbligazionisti sono relativamente elevati, ma nel caso in cui l’evento tutelato si verifica, questi perdono in tutto o in parte il capitale, poiché l’emittente non lo restituirà o lo farà in parte. Dunque, alto rischio per entrambe le parti del mercato: chi s’indebita rischia di farlo a costi ben maggiori di quelli che sosterrebbe con una raccolta ordinaria, mentre chi presta denaro potrebbe vedersi finanche azzerato il capitale. Tra i primi investitori ad essersi fatti avanti ci sono Plenum Investments, Schroder Investment Management e Solidum Partners.

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