Bond BIS in lire turche: la banca blocca la negoziazione, cosa faccio?

La lira turca continua a sorprendere negativamente gli investitori e un lettore ci chiede cosa fare con un bond sovranazionale bloccato di recente dalla sua banca.

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La lira turca continua a sorprendere negativamente gli investitori e un lettore ci chiede cosa fare con un bond sovranazionale bloccato di recente dalla sua banca.

Tempo fa, un lettore ci aveva scritto per ricevere un parere sulle sue obbligazioni in lire turche emesse dalla Banca Inter-Americana di Sviluppo (BIS), cedola 25% e con scadenza 28 settembre 2020 (ISIN: XS1883359264). Nei giorni scorsi, ci ha riscritto per informarci che la sua banca (non ha specificato quale) ha bloccato il titolo, rendendolo non negoziabile e informandolo che nel caso in cui decidesse di rivenderlo anticipatamente dovrebbe rivolgersi a loro, mentre nessun problema vi sarebbe nel caso in cui aspettasse la scadenza. Il lettore ribadisce di avere acquistato il bond da 10.000 lire, spendendo con il cambio di allora (estate scorsa) 1.800 euro e lamentando che al momento esso gli frutterebbe poco più di 1.300 euro, infliggendogli una perdita di quasi 500 euro, non pochi per un pensionato.

Obbligazioni sovranazionali in lire turche esposte al rischio default di Ankara?

Iniziamo con il primo problema: la banca. Non sappiamo la ragione per cui abbia voluto rendere il titolo non negoziabile. Resta il fatto che esso risulta attualmente tradabile sul mercato secondario, per cui è probabile che l’istituto abbia voluto sottrarre queste obbligazioni alle perdite che la lira turca tende loro ad imprimere, così anche da non finire nel mirino dei clienti nel caso in cui queste dovessero divenire ingenti. Se così fosse, però, evidentemente si starebbe impegnando a bloccare anche il cambio e/o la quotazione con fine di preservare l’importo del capitale investito. E’ solo una possibilità, per cui chiediamo al lettore di ottenere maggiori lumi dalla sua banca.

Quali perdite reali

Venendo all’aspetto più squisitamente finanziario, le perdite che verrebbero accusate non sarebbero pari a 500 euro. L’obbligazionista oggi avrebbe due scelte: attendere fino alla scadenza o rivendere subito.

Nel primo caso, incasserebbe le 10.000 lire turche del capitale investito, che al cambio odierno fanno circa 1.322, ma anche la cedola annuale del 25%, cioè altre 2.500 lire, per un incasso totale di 1.653 euro. Ripetiamo, sempre al cambio odierno, che non è detto che sia uguale a quello di fine settembre, data del rimborso.

Se, invece, rivendesse oggi il titolo, alla quotazione attuale il capitale di 10.000 lire le verrebbe pagato 10.353 lire, a cui si sommerebbe il rateo della cedola del 25% maturato sino ad oggi, che farebbe un altro 17% o 1.700 lire. In totale, 12.053 lire, corrispondenti a 1.594 euro. Dunque, nel primo caso riporterebbe una perdita di circa 150 euro, nel secondo intorno ai 205 euro. Per recuperare l’intero valore del capitale, servirebbe che tra cambio e quotazione si avesse un apprezzamento dell’8% rispetto ad oggi. La quotazione, man mano che ci si avvicina alla scadenza, tende a riportarsi alla pari, anche se l’alta cedola premerà per farla sostare al di sopra di essa. Quanto al cambio, più che a un rafforzamento contro dollaro ed euro dovremmo credibilmente auspicare una sua stabilizzazione nel breve.

Bond in dollari di Banca IMI e in lire turche della BIS in scadenza nel 2020

In poche parole, vendere oggi non sarebbe la scelta migliore, a meno di immaginare un ulteriore deprezzamento della lira contro l’euro. Il nostro non è un consiglio, ma un ragionamento: forse meglio attendere qualche settimana per verificare se il titolo continuerà a salire, avendo già segnato +3,5% nelle ultime sei settimane e offrendo oggi un rendimento del 13%. Si consideri anche che con il passare dei giorni salirebbe il rateo della cedola da incassare e con esso il recupero del capitale. Se il cambio dovesse stabilizzarsi, come sembrerebbe nelle ultime settimane, il male minore sarebbe senz’altro attendere la scadenza.

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