Bond Banca delle Marche fra salvataggio e fallimento

Per salvare la banca serve un aumento di capitale di almeno 800 milioni. Le fondazioni sono al verde e si fatica a trovare nuovi soci. Le obbligazioni rendono oltre il 40% a tre anni dalla scadenza

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Per salvare la banca serve un aumento di capitale di almeno 800 milioni. Le fondazioni sono al verde e si fatica a trovare nuovi soci. Le obbligazioni rendono oltre il 40% a tre anni dalla scadenza

In Italia le banche non falliscono mai. Ma ogni tanto dovrebbero saltare anche loro e qualche amministratore e politico di turno finire in galera. E’ il caso della dissestata Banca delle Marche, commissariata esattamente un anno fa e in attesa di un cavaliere bianco in grado di prenderne in mano le redini per rimetterla in sesto. Ma per farlo servirebbe un grosso aumento di capitale, di almeno 800 milioni di euro (cifra che tiene già conto del taglio dei costi interni) e che, al momento, non ha ancora trovato il pieno appoggio dei soci e un concreto aiuto esterno. Cifra non facile da reperire, anche perché il patrimonio di Banca delle Marche era già finito sotto i limiti di vigilanza della Banca d’Italia un anno fa, prima che partissero le inchieste penali a carico degli ex amministratori. A conti fatti, oggi dalle casse dell’istituto mancherebbe una cifra pari a circa 1 miliardo di euro – secondo le valutazioni più recenti di Bankitalia – il cui reale stato del credito è però altamente deteriorato. Come si sia arrivati a tale dissesto sarà chiarito dalla Procura di Ancona che sta indagando a tutto campo per ipotesi di reato che vanno dalla corruzione, all’appropriazione indebita, al falso in bilancio.   Obbligazioni Banca delle Marche rendono più del 40%   [fumettoforumright]La partita è delicata, anche perché questo non è un buon periodo per tirar fuori soldi e nessun altro grande big del credito italiano si è al momento fatto avanti per avanzare un progetto di incorporazione, soprattutto alla vigilia degli importanti stress test europei. A risentirne sono le quotazioni delle obbligazioni subordinate di Banca delle Marche i cui rendimenti superano il 40%. Alla borsa del Lussemburgo, il bond LT2 step up da 180 milioni di euro (XS0302580880) con cedola variabile Euribor trimestrale + 0,95% prezza intorno al 50% del nominale a tre anni dal rimborso e offre un rendimento del 42%. Più contenuto lo yield dell’altro bond da 120 milioni (XS0257293828), stesse caratteristiche ma con scadenza giugno 2016 e cedola variabile Euribor trimestrale + 1,15% che scambia poco più in alto. Rendimenti anomali per obbligazioni bancarie a breve termine e che racchiudono un elevato grado di rischio, al pari di certi corporate bond internazionali sull’orlo del default, anche se gli investitori confidano in un salvataggio in extremis di Banca delle Marche entro l’anno.   Cariverona e Emirati Arabi pronti a salvare Banca delle Marche   Fra le varie ipotesi di salvataggio che circolano in questi giorni vi sarebbe un piano industriale abbastanza complesso che prevede un aumento di capitale dell’ordine di 800-900 milioni di euro fra diversi soggetti interessati. Lo sforzo, secondo indiscrezioni, dovrebbe essere sostenuto principalmente dalla fondazioni locali (Macerata, Pesaro, Jesi e Fano) che controllano Banca delle Marche con quasi il 60%, ma che non hanno più soldi perché si sono già sventate in passato per sostenere l’istituto. In soccorso dovrebbe arrivare Mohammed Bin Rashid Al Maktoum, primo ministro degli Emirati Arabi, figura di spicco del mondo arabo e amante delle corse di cavalli (Marche Endurance Lifestyle) organizzate dagli enti locali marchigiani e dalle fondazioni bancarie. All’ultimo si sarebbe schierata anche la fondazione Cariverona (Unicredit) che metterebbe sul piatto fino a 150 milioni di euro per rilevare, insieme agli arabi, la quota di inoptato dell’aumento di capitale delle fondazioni che – secondo rumors – scenderebbero al termine dell’operazione al 30% della quota di controllo.   Le fondazioni perderanno il controllo della banca   Sul piatto della bilancia ci sarebbe poi anche l’interesse di Fonspa (l’ex Credito Fondiario), che in queste settimane finirà la due diligence sui conti dell’istituto di Jesi e potrebbe partecipare, come capofila della cordata, con 250 milioni di euro (ha già avuto l’ok di Bankitalia a presentare il progetto). Soldi a cui si aggiungono altri 100 milioni del Fondo interbancario di tutela dei depositi e circa 60 milioni da parte di un gruppo di imprenditori marchigiani guidato dall’avvocato d’affari Paolo Tanoni, Tutte ipotesi, nulla di scritto, con la partita che al momento sembra ruotare tutta intorno alle intenzioni degli emiri (che vorrebbero il controllo). Secondo la stampa locale, infatti, se questi scendono in campo, allora anche Cariverona e tutti gli altri soggetti sarebbero pronti a metterci dei soldi. Ma se l’Emirato si ritirasse, lo sforzo degli altri soggetti sarebbe troppo grande e rischierebbe di saltare. Con maggiori rischi anche per gli obbligazionisti che potrebbero essere chiamati a partecipare alla ricostituzione del capitale bancario.

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Obbligazioni bancarie, Banca delle Marche, Obbligazioni High Yield