Bond e azioni: dove vanno i rispettivi mercati? Le previsioni sono divergenti

James Swanson, CFA MFS Chief Investment Strategist, si sofferma sulle prospettive del mercato azionario e di quello obbligazionario evidenziando gli scenari possibili

di , pubblicato il
James Swanson, CFA MFS Chief Investment Strategist, si sofferma sulle prospettive del mercato azionario e di quello obbligazionario evidenziando gli scenari possibili

Secondo James Swanson, CFA MFS Chief Investment Strategist, il mercato azionario e quello obbligazionario stanno prospettando scenari tra loro diversi.

Questa divergenza risale ai mesi successivi alle elezioni presidenziali del 2016 negli Stati Uniti. Già allora, infatti, i mercati azionari e obbligazionari americani si sono mossi nel verso opposto: entrambi si aspettavano un’accelerazione della crescita economica. Le azioni sono salite velocemente mentre i prezzi delle obbligazioni sono scesi, spingendo più in alto i rendimenti, in previsione di un’accelerazione della crescita che avrebbe alla fine portato a un rialzo dell’inflazione. Ma negli ultimi mesi, i mercati azionari e obbligazionari hanno cominciato a ipotizzare scenari molto differenti. Le azioni hanno continuato a salire senza esitazione; così come i prezzi delle obbligazioni, che hanno contribuito a far scendere i rendimenti. L’andamento del mercato obbligazionario sembra prospettare una minor crescita e una minor inflazione. Ma si tratta di una previsione di rallentamento che non emerge dal mercato azionario, dove sembra che nulla sia cambiato.
L’analista ritiene che le aspettative reflazionistiche che hanno infiammato i mercati azionari e mandato i tassi di interesse al rialzo lo scorso autunno sono diminuite in maniera significativa. In particolare, sono diminuite le speranze che Washington metta in atto le politiche di stimolo promesse, dal momento che Congresso e Casa Bianca sono “distratti” dagli scandali che li hanno coinvolti. Nonostante il calo delle aspettative, i mercati azionari hanno continuato ad avanzare, registrando una serie di nuovi record lungo il cammino. Dall’altra parte, i rendimenti dei Treasury statunitensi a 10 anni, invece, sono diminuiti di circa mezzo punto percentuale rispetto ai massimi toccati dopo le elezioni. Ma perché i mercati ci stanno dando messaggi diversi?

Preoccupa la portata ridotta del rally
Nel suo report, James Swanson, afferma di essere propenso a concentrarsi soprattutto sui fondamentali come la crescita degli utili e la generazione di cash flow.

L’analista però aggiunge: “talvolta però trovo utile anche dare un’occhiata ai fattori tecnici. E il fattore tecnico che emerge più chiaramente in questo momento, a mio giudizio, è che negli ultimi mesi il più recente rally del mercato ha avuto una portata ridotta. Il rialzo è stato alimentato prevalentemente da un numero limitato di ben note società tecnologiche. Infatti, una recente analisi sell-side mostra che quasi il 40% del guadagno dell’indice S&P 500 di quest’anno è legato a soli quattro titoli azionari. Nella storia, una crescita troppo circoscritta tende a tradursi in un segnale d’allarme”.

Guardando indietro a periodi storici simili, ci accorgiamo che quando solo pochi titoli trainavano il mercato i risultati tendevano a essere meno favorevoli di quando la partecipazione al mercato era estesa, come precedentemente in questo ciclo economico: in tale scenario molte azioni nei principali indici di riferimento erano sostenute da livelli record di free cash flow. A livello tecnico, una scarsa partecipazione al rialzo è un segnale di avvertimento.

Mercati obbligazionari ancora rialzisti?
Per oltre 30 anni i tassi di interesse a lungo termine hanno generalmente teso al ribasso, ma attorno alle ipotesi che la fase rialzista del mercato stesse per finire si sono sviluppate molte piccole imprese. Tali voci, poi, sono cresciute sempre più, subito dopo le elezioni, sostenute dalla convinzione di un ritorno dell’inflazione, di una ripresa sincronizzata della crescita economica globale, di bassi livelli di disoccupazione e della messa in atto, da parte di Washington, di una serie di politiche di stimolo. Ma i mercati hanno riconsiderato queste previsioni nelle ultime settimane, facendo scendere i rendimenti dei Treasury sulla scorta dell’affievolirsi delle prospettive per i tagli fiscali e per la spesa per le infrastrutture, di una crescita USA piuttosto contenuta e del fatto che la riduzione della disoccupazione non sta trascinando l’aumento dei salari sopra le medie come ci si aspettava.

In poche parole, il mercato obbligazionario forse sta cercando di dirci che ci aspetta un rallentamento della crescita.
Quindi, quale mercato ha ragione? Sebbene sia ancora troppo presto per predire una fase di recessione, gli indicatori per il futuro ci suggeriscono che potremmo andare incontro a un
mini-ciclo di rallentamento nel breve termine, non troppo diverso da quelle tre o quattro flessioni a cui abbiamo assistito nell’arco degli ultimi otto anni. Questo, a mio avviso, dimostra che gli investitori dovrebbero aspettare ancora un po’ a investire nuovi capitali in strumenti più esposti al rischio come le azioni e le obbligazioni high-yield.

Argomenti: