Bond Autostrade 1,625% 2023: il rischio revoca concessione pesa sui rendimenti

Obbligazioni Aspi sulla graticola dopo che il governo ha sbattuto la porta in faccia ai Benetton. Salgono le preoccupazioni (e anche i rendimenti) per una possibile revoca della concessione autostradale.

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Obbligazioni Aspi sulla graticola dopo che il governo ha sbattuto la porta in faccia ai Benetton. Salgono le preoccupazioni (e anche i rendimenti) per una possibile revoca della concessione autostradale.

La questione Autostrade per l’Italia assume rilevanza internazionale e finisce anche all’attenzione della cancelliera Angela Merkel durante il recente incontro con il premier Giuseppe Conte.

Il governo italiano avrebbe quindi ricevuto forti pressioni da Berlino per trovare un accomodamento dopo il braccio di ferro avviato con i Benetton sulla gestione di Aspi per quanto concerne la possibile revoca della concessione della gestione delle autostrade.

Concessioni autostradali, verso la revoca ai Benetton

Revoca che negli ultimi giorni si sarebbe fatta più probabile al punto che Conte ha deciso di portare in Consiglio dei Ministri affinché venga presa una decisione collegiale dopo che la proposta dei Benetton di cedere il controllo di Aspi scendendo sotto il 50% del capitale sociale sarebbe stata respinta. Il governo, infatti, chiede l’uscita totale di Atlantia (la holding dei Benetton che controlla Autostrade) da Aspi o quantomeno una partecipazione molto ridotta (meno del 30%): “i Benetton non hanno ancora capito che questo governo non accetterà di sacrificare il bene pubblico sull’altare dei loro interessi privati“- dice Conte – il quale poi aggiunge che “hanno beneficiato di condizioni irragionevolmente favorevoli per loro: può bastare così“. Mentre i Benetton, dal canto loro, vorrebbero restarvi dentro, anche in minoranza: “hanno riconosciuto gli errori e ora vogliono avere l’orgoglio e la pazienza di rimediare, anche con altri soci” – ha detto un portavoce della holding -.

Obbligazioni Aspi rendono 4,8% a tre anni

Nell’incertezza che monta di ora in ora, in borsa il titolo azionario Atlantia è crollato ieri del 15% a quota 11,36 euro, mentre le obbligazioni della holding con cedola 1,625% e scadenza 2025 (Isin XS1558491855) sono scese sotto quota 95 su EuroTLX con scambi scarsi per un rendimento a scadenza del 2,81%. Più marcata la discesa dell’obbligazione retail emessa da Aspi con cedola 1,625% e scadenza giugno 2023 (Isin IT0005108490) molto più seguita e scambiata sul Mot di Borsa Italiana: il bond è sceso ieri di due figure chiudendo a quota 92 per un rendimento lordo a scadenza del 4,83% a meno di tre anni dal rimborso.

Prezzo che la dice tutta sulla preoccupazione degli investitori in questo momento, anche all’ombra della perdita di rating investment grade da parte delle agenzie internazionali (BB- per Fitch e BB+ per Standard & Poor’s, entrambe con creditwatch negativo).

Il giudizio degli analisti e il rischio default

Secondo il mercato, i prezzi dei bond non scontano il peggio, segno che una soluzione di compromesso all’ultimo memento potrebbe già essere nelle corde. Togliere la concessione delle autostrade ad Aspi significherebbe mandare la società in default con tutte le conseguenze economiche e sul piano occupazionale che ne deriverebbero. Per non parlare dei rapporti con le banche con le quale Aspi ha in essere prestiti miliardari che non potrebbero più essere onorati. Più in particolare, una revoca della concessione provocherebbe un default di 10 miliardi di euro in Aspi e, considerando che Atlantia garantisce 5,5 miliardi di bond Aspi e ha ulteriori 5 miliardi di debiti, nel complesso sarebbero 20 miliardi di debiti in default. Di questo rischio sono a conoscenza, sia il governo che gli investitori. Di più, il rischio di una revoca della concessione di Autostrade per l’Italia da parte del governo italiano – secondo Kepler Cheuvreux  – è “sopravvalutato” considerando il fatto che “la procedura che mira a ritirare la concessione di Aspi non è ancora iniziata” ed “implicherebbe un lungo processo con un esito incerto ed un grande (e difficile da sostenere) esborso” per l’erario, “fino a 25 miliardi, al lordo del debito, delle penali e delle sanzioni” a carico del concessionario. E’ quanto affermano in un report gli analisti di Kepler Cheuvreux.

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