Bond Argentina ancora più “spazzatura” e l’accordo con l’FMI ora è a rischio

I "tango bond" dell'Argentina sono stati declassati da due agenzie di rating a un livello "spazzatura" ancora più basso, mentre esplode il rischio default scontato dal mercato e il leader dell'opposizione parla di rinegoziazione del piano di aiuti del Fondo Monetario Internazionale.

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Il rating dell’agenzia Fitch per i bond dell’Argentina è stato tagliato venerdì scorso da “B” a “CCC” e Standard & Poor’s lo ha abbassato da “B” a “B-” con outlook “negativo”. Il rischio default è adesso da ritenersi molto elevato, tant’è che anche il mercato sta correndo a ripararsi con l’acquisto dei cds, i quali a 5 anni prezzavano ieri a 2.669 punti, in rialzo di 319 dai livelli della seduta precedente.

Assicurarsi contro il fallimento dell’Argentina per un lustro costa, quindi, il 26,7% della somma tutelata. Ciò equivarrebbe a scontare una probabilità di default del 77% entro il 2024.

Le cattive notizie raramente arrivano da sole. Alberto Fernandez, vincitore delle elezioni primarie di due domeniche fa e molto probabile prossimo presidente dell’Argentina, ha dichiarato due giorni fa che nel caso in cui s’insediasse a Casa Rosada rinegozierebbe il piano di aiuti da 57 miliardi di dollari, siglato lo scorso anno dal governo con il Fondo Monetario Internazionale. Fernandez ha sostenuto che i termini non sarebbero sostenibili, in quanto l’Argentina sarebbe “virtualmente in default, motivo per cui i suoi bond valgono quel che valgono”.

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Rischio default altissimo

Parole durissime quelle del candidato peronista, che spalancano la porta al rischio di un terzo default dall’inizio del Millennio. Ieri, i mercati a Buenos Aires sono rimasti chiusi per festività. La settimana scorsa, la borsa ha perso il 30%, mentre il cambio contro il dollaro è collassato del 17,50%. In crollo verticale, ovviamente, anche le obbligazioni di stato, con il bond secolare (scadenza nel 2117) ad avere accusato un -35%, assistendo a un rialzo del rendimento al 16%. Il titolo (in dollari) venne emesso solamente due anni fa, tra gli applausi della comunità internazionale, offrendo cedola al 7,125%.

E il bond con scadenza 2033, cedola 7,82%, stavolta in euro, è crollato in 5 sedute del 32,3%, salendo a un rendimento annuo lordo del 19,6%. Malissimo anche l’altra obbligazione in euro, scadenza gennaio 2022, che nello stesso frangente ha segnato -36% ed è schizzato a circa il 44% di rendimento, segnalando come con l’avvicinarsi delle scadenze, il mercato sconti un rischio sovrano maggiore.

Peraltro, resta da vedere quale sarebbe, in caso di vittoria, la strategia economica di Fernandez, che si è impegnato a fare scendere l’inflazione ad un’unica cifra entro 4 anni, quando oggi corre intorno al 55% e potrebbe accelerare con il collasso del peso. L’uomo si è dichiarato, infatti, contrario agli alti tassi, lasciando anche intendere che condurrebbe le trattative con l’FMI come quando servì nell’amministrazione di Nestor Kirchner (2003-2007), all’epoca in cui agli obbligazionisti furono imposte pesanti perdite.

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Questo non ha soluzione ,sarà sempre cosi