Bond Argentina, accordo vicino e quotazioni in risalita

Ristrutturazione del debito pubblico argentino vicinissimo. Governo e obbligazionisti sono prossimi all'intesa e i prezzi dei bond risalgono.

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Ristrutturazione del debito pubblico argentino vicinissimo. Governo e obbligazionisti sono prossimi all'intesa e i prezzi dei bond risalgono.

Dopo l’Ecuador, anche l’Argentina sta raggiungendo l’accordo con i creditori internazionali per la ristrutturazione di circa 66 miliardi di dollari del suo debito pubblico. L’ultimatum in scadenza oggi verrebbe prorogato ulteriormente, così da consentire alle parti di avere il tempo necessario per mettere nero su bianco l’intesa. Nel fine settimana scorsa, il ministro dell’Economia, Martin Guzman, ha avuto un confronto telefonico con il managing director di BlackRock, Jennifer O’Neil, al quale avrebbe partecipato anche Bank of America nella qualità di advisor del governo. Al termine del confronto, pare che le posizioni delle parti si siano avvicinate, con Buenos Aires che sarebbe adesso disposta a riconoscere agli obbligazionisti il 54,8% del valore nominale dei bond, poco meno di quanto richiesto nelle settimane scorse dai principali gruppi dei creditori internazionali e complessivamente detentori di oltre il 50% dei bond oggetto di rinegoziazione: Ad Hoc Bondholder, Exchange Bondholder e Argentina Creditor Committee.

Se l’intesa verrà sottoscritta, dovrà essere inviata alla SEC, la Consob americana, la quale a sua volta la pubblicherà per un periodo di tempo minimo di 10 giorni, così da portarla a conoscenza di tutto il pubblico potenzialmente interessato. Le divisioni non riguardano più da tempo l’aspetto economico, con le distanze tra le parti che prima del fine settimana scorso non superavano il 3%. Il vero cruccio è di tipo legale, con i creditori che non accettano la revisione delle Clausole di Azione Collettiva nel senso di una maggiore flessibilità per il governo con cui raggiungere un eventuale nuovo accordo di ristrutturazione in futuro.

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In altre parole, gli obbligazionisti oggi pretendono che i termini fissati dall’accordo vengano scolpiti sulla roccia e che non siano soggetti a nuove revisioni peggiorative, uno scenario non improbabile, dato che quello in corso è il secondo default effettivo (terzo, compreso quello “tecnico” del 2014) dal 2001.

Ieri, alla notizia che l’accordo tra le parti fosse vicino, le quotazioni dei bond sono lievitate. Il titolo in scadenza nel gennaio 2027 e cedola 6,875% (ISIN: US040114HL72) ha guadagnato il 2,6%, salendo a poco meno di 43 centesimi. Boom per il bond secolare 2117 e cedola 7,125% (ISIN: US040114HN39), che ha messo a segno un rialzo del 9,50% a 43,50 centesimi, il livello più alto dal febbraio scorso. Dai valori esitati, sembra che il mercato stia scontando esattamente l’accordo di cui si vocifera in queste ore, un po’ migliore per gli obbligazionisti della prima offerta, in particolare, avanzata dall’Argentina in aprile e resa più appetibile con una seconda a giugno.

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