Bharat Bond ETF, sottoscrizioni al via: ecco i rischi a cui espone sul mercato indiano

Obbligazioni in rupie indiane e rating "AAA" disponibili con il Bharat Bond ETF, le cui sottoscrizioni sono state avviate dal giovedì scorso. Eppure, l'investimento non è scevro da rischi.

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Obbligazioni in rupie indiane e rating

Da giovedì scorso, sono state avviate le sottoscrizioni per il Bharat Bond ETF, il fondo a gestione passiva che investirà fino a 150 miliardi di rupie indiane (quasi 2 miliardi di euro) in 13 obbligazioni con scadenza nel 2023 e in altre 12 con scadenza nel 2030. Tutte hanno rating “AAA” e sono emesse da società controllate dallo stato.

Gli investimenti sono agevolati sul piano fiscale, pur a certe condizioni. Nel dettaglio, Edelweiss AMC punta a raccogliere fino a 30 miliardi sulla scadenza triennale, a cui si aggiungerebbero altri 20 miliardi con la “greenshoe”; altri 60 miliardi verrebbero raccolti tramite i decennali, oltre ai 40 miliardi eventualmente con “greenshoe”.

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Questi titoli consentono agli investitori di puntare sul comparto a reddito fisso dell’India senza esporsi a rischi eccessivi, dato che parliamo di emittenti solidissimi e che godono del massimo merito creditizio. In teoria, l’ETF apre scenari positivi per il mercato obbligazionario indiano, facendo confluire i capitali verso titoli del debito emessi dal corporate semi-pubblico, sostenendone la liquidità degli scambi.

Eppure, i rischi non mancherebbero per le caratteristiche peculiari di questo fondo. Esso può investire solamente in bond con rating “AAA” ed emessi da società controllate dallo stato. Tuttavia, cosa accadrebbe se un emittente venisse declassato o se non fosse più formalmente pubblico? Da statuto, il Bharat Bond ETF dovrebbe vendere il titolo in portafoglio. A quel punto, però, esso rimarrebbe esposto ai rischi di bassa liquidità che si presentano su questo mercato e che verrebbero girati ai sottoscrittori. In altre parole, la rigidità delle regole fissate in fase di investimento finirebbe per colpire la stessa redditività garantita alla scadenza.

I casi ambigui

Analogo il discorso nel caso di perdita dello “status” di società pubblica. Un caso già in corso è quello che riguarda la Rural Electrification Corporation (REC), in mani statali al 52,63%, il cui bond con scadenza novembre 2030 e cedola 7,34% (ISIN: INE020B07JS8) è stato inserito nel portafoglio del Bharat Bond ETF con peso del 12,72% nel segmento decennale e quello in scadenza nell’aprile 2023 e cedola 8,81% (ISIN: INE020B08831) con peso del 15% nel segmento triennale.

Questi titoli offrono rendimenti superiori a quelli emessi dal Power Finance Corporation (PFC), altra società elettrica statale, controllata dal governo al 56,2%.

Come mai? Nel marzo scorso, PFC ha rilevato la quota statale in REC, divenendone il nuovo soggetto controllante. Formalmente, quest’ultima resta un’entità statale, ma il peso pubblico nel capitale risulta sceso a meno del 30%, per cui il mercato dubita che il suo debito possa essere assimilato a tutti gli effetti a quello sovrano e ne sconta i maggiori rischi. E’ solo un esempio di quanto accadrebbe da qui alle varie scadenze, nei casi in cui un qualche declassamento o un mutamento normativo coinvolgessero almeno uno degli emittenti. A quel punto, il mercato avrebbe la certezza che il fondo dovrebbe disinvestire e ne approfitterebbe per spuntare il prezzo più basso, ma con ciò una delle principali qualità garantite ai sottoscrittori, quella inerente la liquidità degli scambi e la conseguente bassa volatilità dei titoli, verrebbe intaccata.

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