Beni rifugio: le obbligazioni in corone scandinave

Le obbligazioni in corone svedesi e norveggesi sono una valida alternativa all'oro, ma attenzione al cambio. Potrebbero essere ottime anche le obbligazioni in dollari canadesi, soprattutto se il dollaro si apprezzerà ulteriormente sull'euro.

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I titoli di stato tedeschi (bund) offrono ormai rendimenti talmente risicati che quasi ci si rimette a comprarli. Tenendo conto del tasso d’inflazione e delle commissioni bancarie, acquistare un titolo di stato tedesco che rende in media l’1,75% a scadenza, significa regalare soldi al sistema finanziario e, alla fine, rimetterci. Lo stesso dicasi per chi decide di ripararsi dietro lo scudo del franco svizzero che ha raggiunto valori di cambio con l’euro difficilmente sostenibili in futuro, un problema che le autorità monetarie elvetiche stanno cercando di risolvere. Dove andare a riparare allora? Ad attirare gli investitori più attenti sono adesso le emissioni obbligazionarie governative dei paesi europei nordici, tradizionalmente al riparo dalle turbolenze continentali, anche se meno rispetto al passato. Così le divise dei paesi scandinavi che godono di un rating tripla A offrono una valida alternativa ai tradizionali beni di rifugio e sono molto stabili. Norvegia, Svezia e Danimarca, hanno fondamentali economici forti, basso livello di debito (la Norvegia è addirittura in attivo grazie a parte dei proventi delle vendita di petrolio che vengono utilizzati per ammortizzare il deficit statale), crescita economica costante e sistemi politici stabili e, spesso, invidiabili. I rendimenti delle obbligazioni denominate in queste valute oscillano fra l’1,4 e il 3,2 per cento a 5 anni di maturazione ma possono arrivare ad offrire anche rendimenti maggiori se acquistate in fase di sottoscrizione. Rappresentano più che valide alternative all’oro – fanno notare gli analisti di Saxo Bank – i quali precisano che il mercato in questa fase non sa più dove andare a cercare angoli per rifugiarsi. Il metallo giallo non basta più e il prezzo è talmente gonfio che il rischio di un tracollo dei prezzi si sta facendo serio, mentre le divise nordiche si prestano egregiamente a questo scopo, almeno fino a quando i mercati finanziari non torneranno alle condizioni di normalità e ci sarà una ripartenza della crescita economica globale.

 

cambio euro/dollaro canadese

CANADA, AUSTRALIA E NUOVA ZELANDA – Ma gli investimenti sicuri non finiscono qui. Allargano i confini, è possibile trovare occasioni anche fra le emissioni governative tripla A di altri paesi extraeuropei, come Canada, Australia e Nuova Zelanda, notoriamente al riparo dagli sconvolgimenti di borsa. Chi ha investito nel dollaro neozelandese e australiano, ha ottenuto in passato anche ritorni medi superiori al 5%. Ovviamente non v’è certezza che questa performance sia ripetibile in futuro – spiega un gestore di fondi obbligazionari globali – poiché la divisa australiana, ad esempio, si è  apprezzata molto nei confronti dell’euro da dieci anni a questa parte. Tuttavia i rischi valutari restano molto contenuti e la stabilità politica di questi paesi è un dato di fatto.  Anche a livello di bilanci statali, Canada, Australia e Nuova Zelanda hanno un rapporto debito/Pil che si aggira intorno al 30%, una percentuale invidiabile da parte dei paesi dell’area euro alle prese con politiche fiscali draconiane e con problemi che difficilmente potranno essere risolti nel giro di qualche anno. In Australia e Nuova Zelanda, poi, la crescita annua del Pil è superiore al 3%, contro le cifre decimali dei paesi europei.

 

ATTENZIONE AL CAMBIO – Delle varie obbligazioni fin qui menzionate, le obbligazioni in dollari canadesi – fanno notare gli analisti – potrebbero dare delle ulteriori soddisfazioni in termini di cambio valutario essendo il dollaro canadese molto legato all’andamento del dollaro americano che si sta apprezzando nei confronti dell’euro. In pratica, chi acquista obbligazioni in dollari canadesi è come se scommettesse sul biglietto verde degli USA, ma senza doversi preoccupare dei problemi economici e politici che incombono sull’economia americana. Diversa la situazione per le corone svedesi, norvegesi o per i dollari australiani e neozelandesi, il cui upside nei confronti dell’euro potrebbe essere molto contenuto e in caso di ripresa dell’economia mondiale giocare a sfavore dell’investitore.

Fra le obbligazioni in valuta più scambiate vi sono senz’altro quelle emesse direttamente dai governi, ma se ne possono trovare molte collocate anche dagli enti sovranazionali, come la BEI e la Kfw o da banche internazionali. Oltretutto, da un punto di vista strettamente fiscale, l’investimento in questi strumenti finanziari dal 2012 resterà soggetto a un’imposizione del 12,50% sia per quanto concerne gli interessi maturati che per l’eventuale capital gain.

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