Bene le aste dei BTP, ma gli italiani lasciano i soldi in banca

Collocati con successo 6 miliardi di titoli a 5 e 10 anni con rendimenti stabili. La crisi di governo sembra per ora scongiurata, ma pesano le incertezze internazionali e il crollo della spesa degli italiani

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Collocati con successo 6 miliardi di titoli a 5 e 10 anni con rendimenti stabili. La crisi di governo sembra per ora scongiurata, ma pesano le incertezze internazionali e il crollo della spesa degli italiani

Con la vendita di BTP a 5 e 10 anni si è chiuso oggi il trittico di aste di fine Agosto. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha collocato 6 miliardi di euro in BTP con scadenze medio lunghe senza particolari difficoltà, nonostante lo spread btp bund sia tornato ad allargarsi sopra i 250 punti e permanga l’incertezza del quadro politico legato a filo diretto con le vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi. Sullo sfondo internazionale predomina anche il casus belli della Siria che vede coinvolta anche l’Italia quale membro della Nato e che potrebbe portare a nuove destabilizzazioni nell’area Mediterranea. I mercati ne risentono e gli investitori preferiscono così rimanere alla finestra in attesa che la situazione si chiarisca, anche perché si parla sempre più di una guerra lampo, ma il rischio concreto è che possa diventare un conflitto lungo e di logoramento. Con le aste di oggi, l’Italia ha completato circa il 68% del funding totale previsto per il 2013, quindi oltre i due terzi del budget, ma mancano ancora all’appello più di 100 miliardi di euro di titoli di stato da rinnovare entro l’anno. Fra le varie emissioni il Ministero del Tesoro pensa di effettuare anche un collocamento a 30 anni e un’altra assegnazione di BTP Italia in autunno.

 

Asta Btp 3,50% 2018 e nuovo Btp 4,50% 2024 in dettaglio

 

TESORO

Entrando nel merito delle aste odierne, sono stati assegnati dal Tesoro 3,5 miliardi di euro di nuovi Btp 3.50% 1 giugno 2018 con un rendimento finale lordo pari a 3,38%, in rialzo rispetto al 3,22% della precedente asta, ma comunque sui minimi di periodo. Venduti anche 2,5 miliardi di euro di Btp, in terza tranche, con cedola fissa del 4,50% e scadenza 1 marzo 2024 con un tasso che si è attestato al 4,46%, invariato rispetto alla precedente asta.

La domanda è stata buona, con un bid to cover medio del 1,40%, ma non entusiasmante, anche perché gli investitori sono adesso in attesa di conoscere le prossime mosse  del governo italiano in materia di politica fiscale, dopo la decisione dell’abolizione dell’Imu sulla prima casa. Tuttavia, per quanto riguarda i rendimenti specifici di oggi, a influire sui tassi nella parte lunga della curva è stata la percezione del mercato sul buon esito delle aste di ieri, ma soprattutto del fatto che almeno per ora la crisi di governo sembra scongiurata. Fonti di stampa spiegano che il decreto legge appena discusso dal Consiglio dei Ministri si limiterà a intervenire sull’imposta dovuta nel 2013, mentre la complessiva riforma della tassazione immobiliare vedrà la luce solo con la legge di Stabilità, attesa entro metà ottobre. “E’ un passo avanti – osserva un trader – anche se non definitivo che, per il momento rasserena gli animi, e porta beneficio anche per il mercato dei titoli di stato italiani”. Il rischio politico non è scongiurato, ma è rimandato – aggiunge – facendo riferimento alla data del 9 settembre, quando la Giunta per le immunità del Senato dovrà votare sulla decadenza di Berlusconi. Il differenziale di interesse tra decennali italiani e tedeschi si è ristretto riportandosi in vista dei 250 punti base, dopo ieri era risalito sotto quota 260 punti.

 

Unimpresa: spese ferme, gli italiani lasciano i soldi in banca

 

piggy-bank

Gli italiani non spendono più e lasciano i soldi in banca. Negli nei forzieri degli istituti di credito ci sono quasi 45 miliardi di euro in più rispetto a un anno fa. La recessione, i timori per nuovi scossoni della crisi finanziaria e per nuovi inasprimenti fiscali frenano i consumi e le uscite: a giugno 2013 sono arrivati a quota 849,6 miliardi di euro i “salvadanai” delle famiglie in aumento di 44,6 miliardi rispetto agli 804,9 di giugno 2012 con una crescita del 5,55%. A rilevarlo è un’analisi del Centro studi Unimpresa che mette in evidenza un aumento complessivo delle riserve di imprese, famiglie e intermediari finanziari pari a 100 miliardi di euro.

Secondo lo studio di Unimpresa, basata su dati della Banca d’Italia, i depositi bancari sono cresciuti, tra giugno 2012 e giugno 2013, del 7,16% passando da 1.389,5 miliardi a 1.489 miliardi (+99,4 miliardi). Nel dettaglio, si registra un aumento per tutte le categorie di depositanti: sono saliti, infatti, i depositi delle aziende (+9,10%) passando da 180,7 miliardi a 197,2 miliardi (+16,4 miliardi) e quelli delle imprese familiari, passati da 45,2 miliardi a 46,1 miliardi (+2,11%) grazie a un “risparmio” di 953 milioni. In lieve calo invece le riserve delle Onlus: i loro depositi risultano in diminuzione di 351 milioni, scesi a 21,8 miliardi (-1,58%) dai 22,1 dell’anno precedente. E’ evidente che gli italiani, in particolare le famiglie – riporta l’AGI – subiscono pesantemente i contraccolpi della crisi e la stanno pagando soprattutto in termini di crollo della fiducia. [fumettoforumright]E’ proprio la paura di nuovi scossoni e l’incertezza sul futuro a frenare la spesa e quindi i consumi”, osserva il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi. “Ma le famiglie e le imprese temono pure altre stangate fiscali. Se l’Imu sulla prima casa non si pagherà, sicuramente ci sarà un’inasprimento di altre voci, a cominciare dall’Imus ulle seconde case. Poi tra un po’ arriva il nodo Iva e siamo convinti che sia indispensabile scongiurare il previsto aumento dell’aliquota dal 21 al 22%. Un nuovo inasprimento dell’imposta sul valore aggiunto – spiega Longobardi – rappresenterebbe la mazzata finale sui consumi.  Ciò non tanto per l’aumento dei prezzi causato dall’aumento fiscale, quanto dalla sensazione ormai diffusa fra la gente che non c’è più limite al prelievo da parte dello Stato”.

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