BCE verso gli acquisti di “junk” bond. E dovremmo avere paura

Obbligazioni di emittenti speculativi inserite nel programma di acquisti della BCE? Sarebbe solo questione di tempo, forse di settimane. E la ragione di tanta fretta non deve per niente lasciarci tranquilli.

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Obbligazioni di emittenti speculativi inserite nel programma di acquisti della BCE? Sarebbe solo questione di tempo, forse di settimane. E la ragione di tanta fretta non deve per niente lasciarci tranquilli.

Quando la Federal Reserve annunciò in aprile che avrebbe acquistato anche “junk” bond, le obbligazioni corporate con rating speculativo, raggiunta dai cronisti, Christine Lagarde escluse l’ipotesi per la BCE, limitandosi ad osservare che non tollererà alcuna frammentazione del meccanismo di trasmissione monetario. E proprio il mese scorso, dopo un board straordinario avvenuto in videoconferenza e annunciato alla stampa, l’istituto adottava una prima decisione in tal senso, ossia l’acquisto di bond con rating fino a “BB” e fino al settembre del 2021, purché siano stati con rating “investment grade” fino al 7 aprile scorso. Insomma, un paracadute offerto agli “angeli caduti”.

L’ultima mossa della BCE per pompare liquidità e sostenere il mercato dei bond

A marzo, Francoforte aveva inserito i titoli di stato della Grecia nel programma di acquisto, pur essendo formalmente speculativi. Adesso, manca solo la decisione finale: inserire esplicitamente i “junk” bond nel programma di acquisto. Il board continua a mostrarsi non incline verso tale soluzione, ma sta di fatto che le pressioni su di esso montano. Anzitutto, perché più dura la crisi e più numerose le società che perderanno il loro status “investment grade”. A febbraio, ad esempio, la casa automobilistica francese è stata declassata a “junk” da Moody’s. E cresce il timore, nonché la consapevolezza, che la recessione in corso somigli più a una “L” che non a una “V”, vale a dire che la ripresa dell’economia nell’Eurozona non sarà immediata, non ci sarà forse quel grosso rimbalzo sperato a partire dal terzo trimestre fino a poche settimane fa.

Secondariamente, se gli USA nel 2008 furono l’epicentro della crisi finanziaria mondiale con i tristemente famosi mutui “subprime”, l’Europa rischia di esserlo con i CLO, i “Colleteralized Loan Obligations”, obbligazioni garantite da crediti sottostanti in forma di prestiti, di cui i bilanci di alcune banche e compagnie assicurative sono pieni, specie in Francia, il paese di origine di Madame Lagarde.

Trattasi di prestiti cartolarizzati sul mercato attraverso emissioni obbligazionarie e che a marzo hanno accusato un tracollo verticale di prezzo, tanto che un paio di fondi americani, nella loro qualità di controparte, hanno liquidato alcuni pacchetti a un quarto del loro valore nominale, pur di sbarazzarsene.

Il mercato crede negli acquisti junk

Qual è il problema? Poiché la crisi sta devastando le economie e colpendo particolarmente alcuni settori (turismo, viaggi, retail, etc.), molti rating stanno iniziando a saltare e i debiti emessi da queste società si deprezzano. Quelli finiti nei CLO chiaramente ne deprimono le quotazioni, per non parlare del fatto che, del tutto similmente a quanto avvenne con i “subprime” americani, nemmeno con questi titoli si è in grado di capire bene cosa si acquisti, cioè a quali rischi concreti ci si espone. Pertanto, che sia una forzatura del suo lavoro poco importa, perché la BCE sarà chiamata a salvare il sistema bancario-finanziario europeo da un terremoto che travolgerebbe tutta l’area.

Il mercato forse ci conta, se è vero che il BofA Euro High Yield Index Effective Yield segnala una discesa dall’8,10% del 23 marzo al 5,77% di questo mercoledì. Certo, prima che la pandemia travolgesse l’Eurozona, il rendimento medio di un bond speculativo in euro era al 2,40%, ma l’andamento del tutto simile al comparto “junk” americano segnalerebbe che, così come la Fed sostiene questo segmento di mercato, presto lo farà anche la BCE. Giustificheranno la mossa con la storia della lotta alla “frammentazione dei mercati”, ma sarà un modo mal celato per salvare banche, compagnie assicurative e fondi da crac potenzialmente catastrofici per tutti.

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