BCE e vaccini hanno allentato la tensione sui mercati e questi bond perdono il 3% in 3 settimane

"Porti sicuri" un po' meno ambiti nell'ultimo mese, grazie all'allentamento delle tensioni sui mercati finanziari. Ma i "safe assets" restano carissimi.

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Bond Austria in calo sul maggiore ottimismo dei mercati

Nelle ultime settimane, nell’Eurozona si sono verificati essenzialmente due accadimenti. Il primo è stato il potenziamento degli stimoli monetari da parte della BCE, così come da attese con l’ultimo board del 2020. Il PEPP è stato elevato ulteriormente a 1.850 miliardi e la sua durata è stata estesa di altri 9 mesi fino al 31 marzo 2022. In più, Francoforte ha annunciato una serie di nuove aste T-Ltro e Peltro. L’altro evento ufficialmente si è avuto il 27 dicembre scorso con il “Vax Day”. In tutta l’Unione Europea, le campagne di vaccinazione nazionali sono state avviate e, sebbene per il momento le dosi somministrate siano impercettibili rispetto alla popolazione, famiglie, imprese, governi e mercati stanno iniziando a intravedere la luce in fondo al tunnel, cioè la fine della pandemia.

In realtà, le tensioni non stanno rientrando, se è vero che i rendimenti sovrani nell’area restano perlopiù negativi e fino alle medio-lunghe scadenze. Il termometro che misura la temperatura tra gli investitori è diventato oramai il mercato sovrano a 100 anni dell’Austria. Vienna ha emesso due bond secolari negli ultimi 3 anni. Uno scade in data 20 settembre 2117 e ha cedola 2,10% (ISIN: AT0000A1XML2). L’altro scade in data 30 giugno 2120 e ha cedola 0,85% (ISIN: AT0000A2HLC4).

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Lontano il ritorno alla normalità

Il primo si acquistava a inizio settimana a 228, pari a un rendimento di appena lo 0,34%. Rispetto all’apice più recente, toccato l’11 dicembre scorso (non a caso, giorno del board BCE), perde il 2,7%. L’altro bond si acquistava a quasi 135, rendendo lo 0,37%. Anche in questo caso, rispetto ai massimi dell’11 dicembre perde il 3%. L’arretramento delle quotazioni austriache va nella direzione auspicabile di una normalizzazione dei mercati finanziari, a sua volta conseguente alla tanto attesa ripresa dell’economia.

Tuttavia, siamo ben lontani da uno scenario realmente “normale”, tant’è che i bond a 100 anni austriaci ancora offrono gli stessi rendimenti italiani sugli 8-9 anni.

In sintesi, il mercato cerca ancora riparo nei “safe assets”, magari non come qualche settimana fa, ma i capitali fermi presso i “porti sicuri” restano elevatissimi. Altrimenti, non si spiegherebbe come mai un investitore continui a tenere in portafoglio titoli di stato tedeschi in perdita fino ai 30 anni. E c’è una ragione per la quale la tensione non si sia ancora del tutto dipanata. Le vaccinazioni sono solo agli inizi e i “lockdown” nel frattempo tornano ad essere imposti dai governi subito dopo le feste, a partire dal Regno Unito e passando per la Germania.

I contagi stanno accelerando in molti stati, così come il numero dei morti rimane alto ovunque nell’area. Il ritorno alla normalità non sembra vicino. Le scuole restano chiuse o aperte parzialmente, locali e negozi sono soggetti a restrizioni e la stessa libertà di circolazione continua ad essere limitata, se non ulteriormente compressa. L’appetito per il rischio risulta un po’ maggiore di qualche mese fa, ma deve fare i conti con una realtà che si mostra drammatica e che non preconizza la fine dei “lockdown” da qui ai prossimi mesi. L’inverno sarà lungo e i rendimenti restano glaciali in tutta l’area.

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