Bce, Brexit e la battaglia dei bond

Cosa farà la Bce all’indomani della Brexit per sostenere i mercati? Analisi e commenti dal Wall Street Journal

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Cosa farà la Bce all’indomani della Brexit per sostenere i mercati? Analisi e commenti dal Wall Street Journal

La Brexit e’ un altro shock che minaccia di far indietreggiare la fragile ripresa dell’Eurozona. La Banca centrale europea quasi sicuramente fara’ di piu’, anche se gli effetti delle sue misure potrebbero essere limitati, a meno che i Governi non trovino il modo di adottare le riforme necessarie e ricorrano al potere di spesa che alcuni di loro hanno. E’ pur vero che la Bce non corre il rischio di contagio politico. La sfida e’ piu’ cronica che acuta e la preoccupazione e’ che i bassi livelli di crescita e di inflazione si stiano radicando sempre di piu’. Questa l’analisi di fondo di Richard Barley per il Wall Street Journal. A inizio giugno, le previsioni della stessa Bce vedevano l’inflazione ben al di sotto del target nel 2018. Il tasso swap sull’inflazione di pareggio a cinque anni su un orizzonte quinquennale, che e’ un indicatore che, per quanto impreciso, viene monitorato attentamente per rilevare le aspettative di medio periodo sul livello dei prezzi, e’ all’1,31%, ben lontano dal target inferiore, ma vicino al 2%. Nel frattempo, sembra che i tassi della Bce siano andati piu’ in basso che hanno potuto, mentre gli acquisti di asset sono incrementati. L’attuale programma della Bce andra’ avanti almeno fino a marzo 2017, ma e’ sempre possibile un’estensione. Altri sei mesi al ritmo attuale aumenterebbero la potenza di 480 miliardi di euro (534,33 miliardi di dollari).

La Bce potrebbe potenziare il quantitative easing

Mentre i banchieri centrali continuano a dire di non aver incontrato problemi nel procedere con gli acquisti, gli operatori ritengono che un’ulteriore estensione del programma porterebbe al raggiungimento dei limiti, perche’ i bond da acquistare andrebbero ad esaurirsi. Gia’ ora, i bond tedeschi con maturita’ fino al 2024 non rispettano la regola secondo cui la Bce non acquista titoli con rendimento inferiore al proprio tasso di deposito, che al momento e’ al -0,4%. Molti si aspettano infatti che l’Istituto di Francoforte provi ad aggiustare il programma. In teoria, la Bce potrebbe aumentare i limiti nella propria capacita’ di detenere singole emissioni o erogatori, ovvero potrebbe allontanarsi dal sistema secondo cui gli acquisti sono assegnati in linea con il cosiddetto sistema di sottoscrizione del capitale della Bce, riflettendo il volume relativo delle economie dell’Eurozona.

I bond dell’eurozona non sono esenti da possibili default

Le speranze per la seconda opzione hanno contribuito al rally dei bond italiani della scorsa settimana: mentre l’Italia e’ la terza principale economia dell’Eurozona, ha il mercato obbligazionario maggiore nel blocco. Tuttavia, nessuna di queste opzioni e’ priva di problemi. Sottrarre gli acquisti dal sistema di sottoscrizione avrebbe un chiaro impatto sui prezzi dei bond delle nazioni piu’ indebitate, ma aumenterebbe i rischi politici. Invece i limiti nella capacita’ di detenere sono stati introdotti perche’ i titoli di Stati dell’Eurozona non sono esenti dal rischio default. La Bce non vuole avere l’asso nella manica in una potenziale ristrutturazione, ne’ vuole diventare il creditore dominante di alcun Governo. La Bce si trova in una posizione scomoda. La politica monetaria non puo’ risolvere i colli di bottiglia a livello economico e i problemi di competitivita’.

Tassi troppo bassi penalizzano la Germania

Sono i politici che devono offrire le principali risposte ai problemi dell’Eurozona. Una problematica sta nell’inabilita’ dell’area euro di trarre beneficio dai livelli estremamente bassi dei tassi di finanziamento per dare un ammortizzatore fiscale alle economie che devono adottare riforme, come nel mercato del lavoro. La Germania, per esempio, ha le proprie ragioni per perseguire regole strette sul bilancio, ma sta senz’altro perdendo potenziali guadagni negli investimenti in infrastrutture a causa degli attuali rendimenti dei bond. Questo a sua volta potrebbe rallentare la crescita futura. I banchieri centrali possono creare le condizioni affinche’ la crescita raggiunga il suo livello potenziale, ma non possono certo aumentare questo potenziale. Ma la politica monetaria non puo’ nemmeno cedere di fronte alla sfida dell’inflazione. La Bce sembra determinata ad attingere ulteriormente dalla propria cassetta degli attrezzi.

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Argomenti: Btp

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