Bce accomodante ma Draghi non frena l’euro

Spread Btp/Bund a 134 punti ma ero ancora troppo forte dopo intervento di Draghi alla Bce. Nessun cambiamento per ora della guidance

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Spread Btp/Bund a 134 punti ma ero ancora troppo forte dopo intervento di Draghi alla Bce. Nessun cambiamento per ora della guidance

La Banca centrale europea ha mantenuto la barra dritta, lasciando i tassi fermi e non modificando la forward guidance, ma il presidente della Banca centrale europea non ha frenato la corsa dell’euro, con il cambio tra la moneta unica e il dollaro che ha superato anche quota 1,25. Lo spread Btp/Bund ha terminato la giornata in lieve allargamento a 134,397 punti base rispetto ai 132,024 della chiusura di ieri, mentre sull’azionario il Dax, appesantito dall’apprezzamento della moneta unica, ha perso l’1%.

Nessuna nuova, buona nuova. La riunione odierna del Consiglio direttivo della Bce conferma la rotta giá intrapresa dalla Banca Centrale e ben prevista da analisti e operatori di mercato. I tassi dell’Eurozona resteranno quindi invariati; ci aspettiamo che sia così per l’intero 2018, con un primo rialzo probabilmente non prima del 201“, afferma Marco Palacino, Managing Director per l’Italia di Bny Mellon IM, puntualizzando che l’euro forte e la volatilitá dei cambi rappresentano il principale fattore di preoccupazione e incertezza citato da Draghi. Per Palacino “inflazione bassa con un aumento graduale nel medio termine verso l’obiettivo del 2%, espansione economica generalizzata e buona trasmissione delle politiche monetarie verso l’economia reale fanno si che i commenti di Draghi traccino un quadro quasi ideale per la prosecuzione, senza scossoni, del graduale processo di normalizzazione delle politiche monetarie”. Per l’esperto “i mercati temevano l’annuncio di un piú deciso impegno a indebolire la moneta unica, tant’è che, sulla scia del meeting odierno, l’euro si è rafforzato ancora, almeno nell’immediato“.

Archiviate le “minime preoccupazioni” sugli annunci della Bce, gli investitori torneranno ora ad attendere “gli esiti delle elezioni in Italia, ma senza restare certo col fiato sospeso, rassicurati dai dati economici complessivi e dalla prevedibilitá degli sviluppi monetari. Stará probabilmente alla Brexit e alle elezioni di midterm negli Stati Uniti dimostrare se il rischio politico possa ancora influenzare i corsi dei mercati finanziari o meno”, conclude l’esperto.

Il messaggio della Bce è stato interpretato come una decisione da falco, in considerazione di una maggior fiducia sull’inflazione e del fatto che Draghi non ha modificato le precedenti previsioni rialziste per quel che riguarda l’area. Il principale compito del presidente era quello di contenere un po’ il rally dell’euro, ma questo obiettivo non è stato centrato. Al contrario, il cambio euro/usd ha rotto il livello 1,25 e ancora non mostra alcun segnale di rallentamento nella sua inesorabile ascesa. Per quanto riguarda le prospettive politiche, comunque, nulla è cambiato. Il percorso della Bce verso la normalizzazione della politica monetaria rimane sostanzialmente invariato rispetto a ieri“, aggiunge James Athey, Senior Investment Manager di Aberdeen Standard Investments. I toni moderati dei funzionari della Banca centrale europea potrebbero essere interpretati dagli investitori come “un semaforo verde per un ulteriore rafforzamento dell’euro“, prosegue Bill Adams, economista di Pnc Financial Services Group, sottolineando che di certo non si può parlare di un “semaforo rosso” contro ulteriori rialzi della valuta comunitaria.

Secondo l’esperto Draghi ha voluto evitare commenti troppo aggressivi in risposta alle recenti dichiarazioni del Segretario del Tesoro degli Stati Uniti, Steven Mnuchin, sulla positivitá della debolezza di breve periodo del dollaro per il commercio, mettendo tuttavia in guardia Washington contro la tentazione di aprire il vaso di Pandora della svalutazione competitiva. “Le argomentazioni di Draghi per quanto valide non sembrano essere bastate al mercato” per fermare la corsa dell’euro “ma ciò è comprensibile dal momento che l’economia va a gonfie vele e a questo punto è piú ragionevole aspettarsi un aumento dell’inflazione che non un calo nei prossimi 18 mesi“, afferma infine Anna Maria Grimaldi, economista senior della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo.

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Argomenti: Btp