Bassi rendimenti dei bond a lungo e in Europa “bruciano” centinaia di miliardi all’anno

I rendimenti sul mercato obbligazionario europeo dovrebbero rimanere bassi a lungo, come ci confermerebbero i dati sui conti correnti nel Vecchio Continente.

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I rendimenti sul mercato obbligazionario europeo dovrebbero rimanere bassi a lungo, come ci confermerebbero i dati sui conti correnti nel Vecchio Continente.

Come andranno le cose sul mercato obbligazionario nel 2020? Il 2019 si è caratterizzato per i rendimenti ai minimi storici, quando poco prima che iniziasse ci si aspettava ancora che i tassi sarebbero stati alzati e che i bond si sarebbero deprezzati. E’ accaduto il contrario. Agli inizi di aprile, quando svariati asset manager al Salone del Risparmio di Milano dichiararono anche ai nostri microfoni di intravedere bassi rendimenti “anche per decenni”, pensavamo con tutta onestà che fossero previsioni un po’ troppo forti per essere prese come abbastanza probabili. Poche settimane dopo, un po’ tutto il mercato si convinceva di questa prospettiva.

Tassi bassi per decenni, c’entra la previdenza

A novembre, i depositi in banca degli italiani scoppiavano di salute con 1.577,3 miliardi di euro parcheggiati, 116 in più rispetto a un anno prima (+7,9%). A questi andrebbero aggiunti altri 240 miliardi di euro investiti in obbligazioni bancarie, in caduta libera nei portafogli nazionali da 10 anni a questa parte. Anche scorporando i circa 150 miliardi relativi ai prodotti pronti contro termine, troveremmo che i risparmi infruttiferi degli italiani ammontino a oltre l’80% del pil.

In Europa, non va tanto meglio. Sui conti bancari di tutta la UE (Regno Unito ancora incluso), esistono parcheggiati 12.000 miliardi, circa i due terzi del pil continentale. In Germania, si sfiorano i 3.000 miliardi, in Francia si superano i 2.000. Dunque, il fenomeno non è affatto solo italiano, per quanto da noi assuma proporzioni più consistenti della media. Questa enorme quantità di denaro non investito ci dice tre cose: la prima, che gli europei hanno un’elevata capacità di risparmio; la seconda, che sotto-investono per evidente paura di perdere sui mercati finanziari e/o di avere prima o poi bisogno di liquidità per affrontare eventuali avversità; la terza, che si terrebbero pronti a impiegare i frutti dei loro sacrifici, allorquando le condizioni lo consentiranno.

Bassi rendimenti anche con rialzo tassi BCE?

Questo fiume di denaro entra indirettamente e solo parzialmente sul mercato obbligazionario, in particolare, cioè attraverso gli investimenti delle banche stesse. Per dirla in sintesi, se le famiglie italiane hanno smesso di acquistare BTp e portano il denaro in banca, sarà quest’ultima a investirlo per loro (anche) in BTp, dato che di tutta questa liquidità non avrebbe cosa farsene. Questo significa anche, però, che quando le banche centrali torneranno ad alzare il costo del denaro, i rendimenti obbligazionari si faranno più appetibili e ciò attirerà parte dei risparmi infruttiferi. Ma la maggiore domanda di bond finirà per ri-abbassarne i rendimenti, per cui i loro aumenti dovrebbero essere temporanei e limitati.

Rendimenti BTp al collasso, ma ecco perché restano meglio dei conti correnti

D’altra parte, il mercato non sembra più così desideroso di proteggere i risparmi dall’inflazione. Si pensi che i conti bancari europei, di fatto infruttiferi da tempo, infliggono ogni anno perdite nascoste ai loro titolari per il valore di centinaia di miliardi di euro. Solo quest’anno, ad occhio e croce, la perdita di potere di acquisto sui 12.000 euro depositati avrà eroso qualcosa come 180 miliardi, l’1,5%.

Si capisce come i rendimenti negativi, che fino a qualche anno fa avrebbero fatto semplicemente ridere chiunque, adesso non indispongano più di tanto, né i rendimenti nominalmente sopra lo zero e sotto il livello d’inflazione. I dati bancari suggeriscono, infatti, che in Europa i risparmiatori si mostrerebbero capaci di tollerare perdite anche cospicue e legate alla perdita del potere di acquisto. Con questi chiari di luna, difficile prevedere una risalita veloce dei rendimenti obbligazionari, anche qualora la BCE dovesse alzare i tassi, evento per il momento escluso da qui a gran parte del 2020.

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