Bank of Japan manterrà i tassi invariati, occhi aperti sulla guerra commerciale

BoJ mira a mantenere i tassi di interesse di breve termine a -0,1% e a portare i rendimenti dei titoli di Stato a 10 anni "attorno allo 0%"

di Mirco Galbusera, pubblicato il
BoJ mira a mantenere i tassi di interesse di breve termine a -0,1% e a portare i rendimenti dei titoli di Stato a 10 anni

L’inflazione core, misurata dal Consumer Price Index (CPI) al netto di cibi freschi ed energia, ha inaspettatamente visto un rallentamento a giugno, passando dallo 0,3% allo 0,2% su base annuale. In contrasto con le aspettative di consenso per un’accelerazione fino allo 0,4%, in seguito ad un aumento nelle letture sull’inflazione di giugno di Tokyo, che tendono a guidare i dati nazionali.

L’indice dei prezzi al consumo, con l’esclusione di cibi freschi, che è un target della Bank of Japan (BoJ), è salito fino allo 0,8% anno-su-anno, spinto da prezzi energetici più alti. Tuttavia, l’inflazione rimane ben al di sotto del target del 2% fissato dalla banca centrale.

La Bank of Japan manterrà i tassi invariati

La Bank of Japan probabilmente percepirà questi dati sull’inflazione con disappunto, durante il policy meeting di oggi e domani. Ci aspettiamo – dice Piya Sachdeva, Economista di Schroders – che la Banca Centrale mantenga invariata la politica monetaria. Con il controllo della curva dei rendimenti, politica avviata a settembre 2016, la BoJ mira a mantenere i tassi di interesse di breve termine a -0,1% e a portare i rendimenti dei titoli di Stato a 10 anni “attorno allo 0%”.

Nei prossimi giorni la BoJ pubblicherà anche il nuovo report di outlook, nel quale è probabile che le prospettive per l’inflazione saranno ridotte, visti i dati negativi sull’inflazione registrati nel secondo trimestre. Questo significa che l’istituto centrale dovrebbe mantenere una posizione accomodante -precisa Sachdeva – evidenziando la necessità di una politica monetaria forte in maniera persistente e continuativa.

Occhi aperti sulle “guerre commerciali”

A seguito dell’annuncio da parte dell’amministrazione statunitense dell’intenzione di applicare dazi su ulteriori 200 miliardi di dollari di beni cinesi, lo scontro commerciale tra gli Stati Uniti e la Cina minaccia un’escalation fino a diventare potenzialmente una guerra commerciale. Ciò avrà come effetto una ricaduta sulla regione asiatica più in generale. Sebbene non ci aspettiamo di vedere un impatto anche sulla politica monetaria in questa fase, è probabile che alcuni membri del Board della BoJ esprimeranno dubbi sui rischi per il commercio globale.

L’accordo commerciale tra l’Unione Europea e il Giappone firmato recentemente, la cui negoziazione è durata anni (e che dovrebbe entrare in vigore nel 2019), conferma la posizione del Giappone nei confronti del libero scambio. Il Primo Ministro Shinzo Abe ha commentato: “Stiamo inviando un messaggio che sottolinea l’importanza di un sistema commerciale basato su regole libere ed eque“.

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Argomenti: Macroeconomia

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