Bank of Ireland obb. subordinate, come uscirne?

E’ il terremoto dell’estate, ma coinvolge un numero di investitori più ridotto rispetto al caso Lehman; in termini di perdite é invece pesantissimo. Breve riepilogo. Bank of Ireland (BOI) presenta l’8 giugno 2011 una OPS su residuo nominale circolante di obbligazioni subordinate di 19 diverse emissioni, tra cui una di quelle più scambiate (XS0186652557, emissione […]

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E’ il terremoto dell’estate, ma coinvolge un numero di investitori più ridotto rispetto al caso Lehman; in termini di perdite é invece pesantissimo. Breve riepilogo. Bank of Ireland (BOI) presenta l’8 giugno 2011 una OPS su residuo nominale circolante di obbligazioni subordinate di 19 diverse emissioni, tra cui una di quelle più scambiate (XS0186652557, emissione […]

E’ il terremoto dell’estate, ma coinvolge un numero di investitori più ridotto rispetto al caso Lehman; in termini di perdite é invece pesantissimo.

Breve riepilogo.

Bank of Ireland (BOI) presenta l’8 giugno 2011 una OPS su residuo nominale circolante di obbligazioni subordinate di 19 diverse emissioni, tra cui una di quelle più scambiate (XS0186652557, emissione del 2004 di 650mln €), largamente trattata tra i retail su EuroTLX per almeno tre anni fino al suo delisting del gennaio 2010. Limitiamoci a questo bond, anche se il discorso che faremo più avanti vale per tutte le emissioni “ristrutturate”.
L’offerta era pesantissima con due opzioni: 1) cash pari al 20% del nominale detenuto, oppure 2) nuove obbligazioni a tassi e scadenze differenti pari al 40% del nominale detenuto. L’offerta prevedeva anche un trattamento deteriore (rispettivamente 16% cash e 32% nuove obbligazioni) se non si aderiva in un primo periodo ristretto (early bird offer); nel complesso, un mese per aderire.
Già così un haircut molto gravoso.
Non basta: clausola particolare dell’offerta era che chi aderiva doveva dare voto favorevole alla modifica della opzione call contenuta nel regolametno di emissione: l’opzione era originariamente esercitabile nel 2014 alla pari (rimborso a 100). Aderendo alla OPS si imponeva agli investitori di dare il consenso a modificare la call subito con rimborso a 0,01 € ogni 1.000 di nominale detenuto (ad. es. su 30.000 nominali si ricevevano 0,30 cent). In pratica, se si aderiva all’OPS si autorizzava BOI a modificare le condizioni della call e le si consentiva di esercitarla subito a 0,01 € ogni 1.000 emessi sul residuo outstanding che sarebbe rimasto fuori dalle adesioni.
La OPS venne promossa da BOI senza un prospetto c.d. “passaportato“, ossia senza farlo autorizzare dalla Consob, quindi escludendo la pubblicizzazione dell’OPS in Italia. Tutti gli investitori italiani ne rimanevano all’oscuro, con rare eccezioni legate a qualche banca particolarmente diligente, che informava, e all’auto-informazione dei singoli più esperti.
Ulteriore barriera per gli italiani era che l’offerta era accessibile solo a coloro che detenevano un ammontare di almeno 50.000 in controvalore dei nuovi titoli. Il che tagliava fuori tutti i detentori di lotti medio-piccoli.
Dopo il termine dello scambio, il 7-7-2011 un meeting di obbligazionisti, metteva in voto la modifica contrattuale della call, che passava con schiacciante maggioranza di 99% (per forza, i votanti erano coloro che avevano scambiato e dato il consenso alla nuova call…). BOI decideva (ovviamente…) di esercitare la nuova convenientissima call a 0,01 €/1.000 nom. e per chi non aveva aderito all’OPS bonificava i centesimi dovuti, ritirando i titoli.
Gli investitori all’oscuro se ne accorgevano vedendosi sparire i titoli dal dossier e notando misteriori accrediti di pochi centesimi. Non appena si prendeva coscienza del tutto, ci si rendeva  conto dell’esproprio messo in atto da BOI nel silenzio generale degli intermediari italiani.
Che fare?
Prendersela con BOI necessita agire a Londra: il prospetto é regolato dalla legge inglese, e si aprirebbe un ampio discorso sulla validità di consensi geneticamente connessi ad uno scambio di titoli, ma rilasciati ad esclusivo detrimento degli obbligazionisti che non possono/vogliono aderire al medesimo scambio. Oltretutto l’irrisorietà del prezzo di scambio e il divario enorme rispetto alle condizioni originarie del prestito rendono del tutto viziato l’esercizio della volontà dell’obbligazionista in esclusivo danno di altro obbligazionista. Siamo fuori dalla buona fede e dai poteri di modifica contrattuale previsti nel Trust Deed del 28-7-95 (power of amendment). Ma questi sono argomenti eventualmente validi a Londra.
Prendersela con la nostra depositaria, presso cui sono custoditi i titoli?
Possibile.
La Consob, avendo recepito rigidamente la direttiva Prospetti, ha scoraggiato le operazioni di scambio, molto frequenti negli ultimi anni complice la crisi finanzaria in corso. Solo con una comunicazione del 2009 (n. DEM/9034174 del 16-4-2009), e la sua successiva implementazione nel Regolamento Emittenti, aveva allentato gli obblighi per l’emittente/offerente che volesse promuovere l’OPS nel Belpaese. Prima si richiedeva l’intera traduzione del documento di offerta, ora la Consob si accontenta della Nota di Sintesi del prospetto, o di un prospetto ridotto con alcuni elementi essenziali. L’allentamento é connesso a casi simili a questo (tipo la ristrutturazione BAA, tristemente nota).
Ma tale allentamento ha lasciato ambiguità, perché l’offerente NON é comunque tenuto a promuovere per forza l’offerta in Italia, potendo avvalersi di specifiche esenzioni (vi risparmio i riferimenti normativi, da mal di testa), ma semplicemente “INVITATO” (sic! nella citata comuicazione) a contattare la Consob presentando la documentazione necessaria.
Restava fermo che se l’offerente non presentava il prospetto alla Consob non avrebbe potuto pubblicizzare l’OPS. Come ha fatto BOI.
Che deve fare la banca depositaria in questi casi?
Tacere? Non informare di nulla perché non é stato autorizzato l’offerente ed il relativo prospetto?
Leggendo il c.c. art.1838 la risposta é no. Solo ora la Consob ha preso posizione ferma, pressata dagli investitori, confermato quanto scritto nel c.c. (v. comunicazione DIN/DCG/DSR/11085708 del 20-10-2011).
Se la depositaria viene a conoscenza dell’offerta é tenuta a comportarsi in modo “in generale provvedere alla tutela dei diritti inerenti ai titoli“. Trattasi di prestazione di gestione connessa al contratto di deposito, custodia e (appunto) ammiinstrazione titoli, che ogni investitore firma se ha un dossier titoli. E’ regolata dalle norme del mandato, contenute (insieme all’art. 1838) nel nostro C.C da decenni; esse impongono al mandatario (banca) di informare il mandante (investitore) di ogni notizia che possa influenzare il suo potere di direzione e dispositivo sui diritti (titoli) amministrati.
Ma le depositarie italiane sapevano della OPS promossa da BOI?
Sì. Esse ricevono tempestivamente le comunicazioni inerenti le corporate actions delle società, compresa la BOI, attraverso le rispettive depositarie centrali (MonteTitoli, Clearstream o Euroclear).

Esse hanno taciuto per l’asserito timore di effettuare sollecitazione nell’interesse dell’offerente BOI, in assenza di prospetto autorizzato.
Dunque, nel dubbio, hanno scelto di non fare nulla.

Esse hanno anche taciuto su due precedenti offerte che sullo stesso titolo erano state fatte nel febbraio 2010 e nel dicembre 2010, rispettivamente con exchange ratio di 78% e 51%. Anche di esse ricevettero notizia, non solo della devastante offerta di giugno 2011.

Il danno? Ferme le ipotesi, caso per caso da verificare, di inadeguatezza non segnalata ed altre violazioni di cui qui non ci si occupa, l’omesso avviso di quanto esposto (degli scambi, della possibilità di vendere in relativa perdita ove non si potesse scambiare, dei termini degli scambi) sono omissione colposa ed inadempienza, tanto maggiore se si pensa che il depositario deve operare con diligenza superiore alla media, qualificata in forza del 1176 c.c. Il danno é pari quanto meno al 78% di quanto investito, importo che si sarebbe potuto ottenere fin dall’adesione al primo scambio, o dall avendita sul mercato (i prezzi erano allineati all’epoca).

Solo per chiudere, una curiosità: solo su questo bond, BOI ha scambiato pagando ca. 40 € l’equivalente di ca.  40 mln sui 650 emessi.

Ci credo che si rafforzano i ratio patrimoniali!!

mauro1969

 

 

 

 

 

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