Bank of Ireland cancella 400 milioni di bond

Il governo irlandese ha deciso di azzerare sei titoli obbligazionari irlandesi già oggetto di ristrutturazione. Un colpo di spugna contro la crisi ma che avrà delle pesanti ricadute sui portafogli degli investitori. Intanto l'ex tigre celtica sta lentamente uscendo dalla crisi: i titoli di stato sembrano più sicuri di quelli italiani

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Il governo irlandese ha deciso di azzerare sei titoli obbligazionari irlandesi già oggetto di ristrutturazione. Un colpo di spugna contro la crisi ma che avrà delle pesanti ricadute sui portafogli degli investitori. Intanto l'ex tigre celtica sta lentamente uscendo dalla crisi: i titoli di stato sembrano più sicuri di quelli italiani

In Irlanda non vanno tanto per il sottile col problema del debito. Il Governo ha fatto sapere che intende azzerare al più presto 400 milioni di obbligazioni subordinate emesse dalla Bank of Ireland, il primario istituto di credito irlandese piombato in una irreversibile crisi di liquidità lo scorso anno insieme agli altri due principali istituti di credito nazionali. Ancora non è stata assorbita la scandalosa botta della scorsa estate data agli investitori (anche italiani) in bond delle banche irlandesi che subito il Ministero delle Finanze ha diramato un comunicato in cui intende segare di netto sei emissioni subordinate in varie valute che erano rimaste escluse dalla tagliola ristrutturatrice del mese di Luglio. A dire il vero questi bond – fa notare l’Irish Independent – erano già destinati al patibolo già prima di adesso, però erano rimasti esclusi dal taglio del nominale per una questione di formalità. Bank of Ireland aveva infatti deciso di cancellare una ventina di prestiti obbligazionari subordinati tramite un’offerta volontaria che prevedeva un rimborso a scelta del 20% del valore nominale in azioni o del 10% in cash, sulla falsariga di quanto avvenuto in precedenza con le obbligazioni subordinate Anglo Irish Bank (recovery al 20% con emissioni senior garantite dallo Stato) per le quali molti investitori si stanno ancora leccando le ferite. Con una sostanziale differenza: l’accettazione a maggioranza dei bondholders del piano di recovery consentiva a Bank of Ireland di rimborsare automaticamente a 1 centesimo (ogni 1.000 euro) le obbligazioni di chi, ammesso che fosse stato informato, non aveva accettato inizialmente il piano di ristrutturazione estivo. Questa è stata la principale fregatura balzata poi agli onori della cronaca e di cui Investireoggi aveva anticipato le ricadute disastrose su oltre 200 famiglie italiane rimaste letteralmente fregate.

 

L’azzeramento dei bond di Bank of Ireland era già stato deciso un anno fa

Furono in molti a lasciarci le penne, soprattutto perché le banche italiane (e non solo), ben informate di quanto stava accadendo a Dublino, non avevano avvisato i possessori di questi bond per i quali l’emittente aveva intenzione di procedere alla loro cancellazione. In conseguenza di questa complicata operazione effettuata in penombra da Bank of Ireland la scorsa estate, ne scaturì che per alcuni titoli non era stato raggiunto il quorum necessario (75%) per poter procedere al rimborso simbolico di 1 centesimo ogni 1.000 euro a valere su 18 obbligazioni subordinate della banca e pertanto 6 bond (CA062786AA27, CA062786AD07, XS0223310862, XS0487711656, XS0487711573, GB0000510312 )hanno continuato a sopravvivere scambiando a un terzo del loro valore nominale e continuando a scontare il prezzo di rimborso avvenuto per gli altri bond. Ora il Ministro irlandese delle finanze Noonan ha deciso di tagliare la testa al toro cancellando di punto e in bianco i sei bond rimanenti sul mercato per un controvalore complessivo di 400 milioni di euro. Una misura – spiega un operatore di Barclay – che ha colto di sorpresa tutti quegli investitori rimasti incastrati su questi titoli (da alcuni mesi sono diventati illiquidi) che fino all’ultimo avevano sperato in un rimborso parziale in linea con la prima proposta volontaria, anche perché l’Irlanda sta manifestando timidi segnali di ripresa e il peggio per le sue banche sembrava ormai alle spalle. Ma non è stata una novità per gli operatori professionali. Secondo un report di BNP Paribas della scorsa estate, infatti, pare che l’estrema misura fosse già sul tavolo del ministro delle finanze come opzione da attuare in cambio degli aiuti economici approvati dall’Ecofin all’Irlanda un anno fa. Il piano di salvataggio prevedeva infatti un finanziamento di 85 miliardi di euro in tre anni di cui 50 destinati a risanare i conti dello stato e 35 alle banche in cambio appunto di drastiche manovre di risanamento dello stock di debito subordinato bancario entro il primo anno, cioè entro il 2012 a coronamento di quel programma di austerity che avrebbe dovuto rimettere l’ex tigre celtica sui binari della crescita entro quattro anni.

 

Titoli di stato irlandesi più sicuri di quelli italiani

Il programma di austherity quadriennale approvato dall’Irlanda per ridurre il debito al di sotto del 3% del Pil entro il 2014 (aumento delle tasse, IVA al 23%,  taglio la spesa pubblica e riduzione dei salari minimi) sta cominciando a dare i propri timidi frutti. Il prodotto interno lordo irlandese nel terzo trimestre dell’anno ha registrato una sorprendente crescita dell’1,9%, il valore più alto dal 2007. E anche se il tasso di disoccupazione rimane stabilmente intorno al 13% – fa notare l’economista Paul Krugman – vi sono timidi segnali incoraggianti per una ripresa duratura che, per gli altri stati europei, potrebbe arrivare iniziando proprio da dove era partita per la prima volta, cioè dall’Irlanda, grazie soprattutto all’incremento delle esportazioni. Un fattore di cui potrebbe beneficiare l’intera eurozona a partire dal prossimo anno con l’indebolimento della moneta unica nei confronti del dollaro. Più nel dettaglio e da un punto di vista tecnico, questo stato di salute dell’Irlanda, si potrebbe riscontrare semplicemente guardando l’andamento dei titoli di stato, che dai minimi di quattro mesi fa si sono riportati adesso intorno a valori che riflettono meglio l’andamento dell’economia irlandese, con rendimenti medi intorno al 9%. La prima obbligazione irlandese, da 5,5 miliardi di euro 3,9%, in scadenza il 5 Marzo 2012 (IE00B5S94L21) quota adesso 99,50 e rende il 6% (vedi grafico a lato). Mentre l’analogo BTP italiano 5% che scade acnhe un mese prima, il primo febbraio 2012, prezza 98,70 e rende l’11,8% scontando un rischio addirittura maggiore dell’Irlanda.

 

Rischio contagio per i bond subordinati bancari europei

Al di là dei rendimenti dei titoli di stato irlandesi che si commentano da soli, c’è da sperare che l’operazione condotta dal governo di Dublino (“commissariato” dalla Germania) non faccia da apripista per tutte le altre obbligazioni subordinate emesse dalle grandi banche europee in difficoltà coi requisiti patrimoniali o con problemi di liquidità. Non è escluso – commenta André Lubrait di SocGen – che gli stati o le banche europee a rischio insolvenza che riceveranno aiuti dal FMI e dalla BCE non debbano in futuro sopportare un pesante taglio del nominale delle loro obbligazioni subordinate, meno garantite rispetto alle emissioni senior. Del resto, sul mercato il campanello d’allarme è già suonato per molti titoli bancari, come i perpetui, che hanno toccato quotazioni mai viste prima incorporando un il rischio di sospensione del pagamento degli interessi o addirittura di un taglio del valore nominale del bond. Un rischio tuttavia che potrebbe rientrare – prosegue l’analista – laddove gli istituti di credito maggiormente in difficoltà hanno già effettuato o stanno per effettuare un aumento di capitale e che hanno fatto pulizia dei loro bilanci come, per il caso di Intesa San Paolo o Unicredit che si appresta a raccogliere 7,5 miliardi di euro sul mercato. Per cui si tratterebbe solo di un temporaneo effetto negativo dovuto alla speculazione. Resta comunque il fatto che l’Irlanda, a fronte di scelte dolorose, si sta rimettendo lentamente in carreggiata.

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Argomenti: Obbligazioni bancarie

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