Banche venete: sospesi i rimborsi dei bond subordinati per sei mesi, si lavora a bad bank

Le obbligazioni subordinate non saranno rimborsate quest’anno. Governo e banche studiano la creazione di una bad bank per le venete e non solo

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Mirco Galbusera

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Come da attese il governo ha congelato con un decreto d’urgenza il rimborso dei bond subordinati per sei mesi per le banche che chiedono aiuti di stato. Una misura ad hoc per impedire il rimborso di una obbligazione subordinata di Veneto Banca da 85 milioni in scadenza il prossimo 21 giugno. Al contempo autorità europee e italiane stanno lavorando per risolvere il problema della ricapitalizzazione di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca con il contributo dei privati per 1,25 miliardi di euro come richiesta dalla Dg Competition di Bruxelles.

 

Banche venete, le opzioni sul tavolo

 

Diverse le opzioni allo studio dopo la sospensione dei bond subordinati e tutte passano per il burden sharing, posto che la risoluzione è stata a priori eslcusa dal governo. L’operazione di salvataggio, che non prevede il ricorso al bail in e dunque non intaccherà depositi e bond senior, arriverà “a breve”, è la promessa del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Per metterla a punto si dovrà lavorare tutta la prossima settimana anche se potrebbe servire più tempo. In campo per il salvataggio, in scia a un appello del governo, ci sono Intesa e Unicredit.  E’ esclusa un’operazione “modello spagnolo” (acquisto del Banco Popular da parte di Santander) perché troppo onerosa. Per coprire il deficit di capitale delle due banche – 6,4 miliardi secondo la Bce – servirebbe un aumento di capitale ingente, che Intesa SanPaolo e Unicredit non hanno nessuna intenzione di chiedere ai soci. Un’altra strada è quella di separare i destini dei due istituti e spartirsi le due banche: Veneto Banca a Intesa e Popolare Vicenza a Unicredit, ma anche questa opzione sarebbe ritenuta troppo onerosa.

 

Allo studio la creazione di un bad bank nazionale

 

Così si sta facendo strada in queste ultime ore anche l’ipotesi di una bad bank nazionale (progetto già ventilato due anni fa per la gestione delle sofferenze) in cui far confluire tutti i crediti in sofferenza delle banche italiane in difficoltà, gli Npl che non si riesce a smaltire e i bond subordinati. Lo stato ricapitalizzerebbe la nuova realtà bancaria con il contributo del Fondo Interbancario, mentre Atlante resterebbe socio di maggioranza delle due venete. I bond subordinati, in questo contesto (1,25 miliardi per le venete e 4,25 per Mps) verrebbero azzerati e sarebbero ristorati solo coloro che potranno dimostrare di aver acquistato i titoli in contropartita diretta o allo sportello della banca emittente, sulla falsariga di quanto già previsto per i risparmiatori di Banca Marche, Popolare Etruria, Carichieti e Carife.

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