Banche Venete: prorogato termine offerta ristoro. Atlante pronto a intervenire

Ancora pochi giorni per poter aderire all’offerta di ristoro ai soci. Atlante metterà in salvo le banche venete?

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Ancora pochi giorni per poter aderire all’offerta di ristoro ai soci. Atlante metterà in salvo le banche venete?

Come anticipato, le banche venete hanno prorogato l’offerta di transazione con gli azionisti fino al 28 marzo, per favorire il maggior numero possibile di adesioni e soddisfare le richieste pervenute alle filiali negli ultimi giorni.

 

Lo hanno annunciato Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza decidendo di prorogare il termine per aderire alle rispettive offerte di transazione fino alle ore 13.30 di martedì 28 marzo. Secondo le due banche, la decisione sarebbe presa “in considerazione del crescente numero di accordi sottoscritti negli ultimi giorni e dell’elevato flusso di azionisti che si stanno presentando nelle filiali per sottoscrivere l’accordo transattivo previsto dall’offerta”.

 

Fondo Atlante pronto a intervenire sulle banche venete

 

Nel frattempo, Atlante, socio pressochè totalitario di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, sta vagliando tutte le opzioni in vista del salvataggio dei due istituti veneti. Un ventaglio di soluzioni che vedrebbe, in pole position, lo schema dell’acquisizione delle sofferenze da parte dello stesso veicolo salva-banche guidato da Alessandro Penati.

Lo scrive Il Sole 24 Ore aggiungendo che l’obiettivo dei soci sottoscrittori del fondo salva-banche del resto è ridurre al minimo le eventuali perdite su un investimento che ad oggi ha già causato pesanti svalutazioni. Se questa è la direzione, più che investire sul capitale dei due istituti – è il ragionamento che si fa sempre insistentemente nel mondo delle banche sottoscrittrici – potrebbe allora convenire puntare le risorse a disposizione di Atlante sugli Npl delle due ex popolari.

 

Atlante: rilevare Npl o ricapitalizzare?

 

A disposizione ci sono 1,75 miliardi detenuti in Atlante 2, a fronte dei 5,5 miliardi di dotazione iniziale, che però basterebbero a deconsolidare gli oltre 9 miliardi di sofferenze detenute oggi dalle due venete. Il valore netto si scoprirà solo al momento della scissione degli Npl ma, secondo alcune stime di mercato, il prezzo di cessione si aggirerebbe tra 1,4 e 2,4 miliardi circa netti, ovvero tra il 15% e il 25% del valore originario.

 

Acquistare Npl sarebbe meno conveniente che ricapitalizzare le banche venete

 

La ratio dell’operazione è chiara. L’acquisto dei deteriorati da parte di Atlante avverrebbe a prezzi più elevati di quelli che gli operatori specializzati sono disposti ad offrire oggi.

In questo modo si ridurrebbe l’impatto sul patrimonio derivante dalla cessione. A cascata, la mossa avrebbe il merito di ridimensionare almeno in parte l’ammanco di capitale che ad oggi è stimato attorno ai 5 miliardi, ma il cui valore finale dovrà essere certificato da Francoforte, che ha chiesto una riduzione dell’Npe ratio al 18% entro il 2021. E a catena si ridimensionerebbe anche il possibile effetto diluitivo sulla partecipazione in capo ad Atlante stesso, visto che l’ingresso dello Stato nel capitale è un punto fermo, dopo la richiesta di ricapitalizzazione precauzionale avanzata la scorsa settimana.

 

Tutto dipende dal fabbisogno di capitale

 

Ma c’è un’incognita pesante: tutto dipende dalle cifre, dunque l’intero impianto dovrà essere verificato ora con Bruxelles che deve avallare un’operazione in cui di fatto Atlante, nelle vesti di investitore di Npl, aiuterebbe l’Atlante investitore di equity, che oggi ha iniettato già 3,5 miliardi nelle due venete. Le alternative a questo schema sono almeno due. La prima è che le banche scelgano di abbandonare del tutto l’investimento nelle venete, scegliendo di dirigere le risorse a disposizione in altre operazioni, magari con un ritorno di fiamma su Mps o su uno degli altri dossier che si stanno materializzando in questi mesi. Altro scenario, ufficialmente smentito ma ufficiosamente allo studio, è una iniezione di risorse fresche su Atlante 1: a patto che sia l’ultima e che al tempo stesso consenta al fondo di mantenere il controllo delle banche. Salvaguardando, almeno in parte, il valore delle partecipazioni e quindi aprendo a una svalutazione non integrale.

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