Banche venete: con la liquidazione, i bond subordinati saranno azzerati

Intesa rileverà la parte sana e i bond senior (good bank). I bond subordinati finiranno nella bad bank. I risparmiatori saranno ristorati

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Intesa rileverà la parte sana e i bond senior (good bank). I bond subordinati finiranno nella bad bank. I risparmiatori saranno ristorati

Per Veneto Banca e Popolare Vicenza si profila una soluzione stile Banca Marche ed Etruria. Non più progetti di fusione, né ricapitalizzazione precauzionale come è sempre stato progettato per mesi, ma una vera e propria liquidazione controllata che vedrà la parte sana degli assets con il debito senior secured e unsecured (good bank) acquistati da Intesa Sanpaolo e la parte dei crediti deteriorati finire in un veicolo finanziario apposito (bad bank) che sarà creato ad hoc per gestire, fra le altre cose, anche gli Npl e le sofferenze.

 

Bond subordinati Veneto Banca e Popolare Vicenza

 

Per quanto riguarda il destino dei portatori di bond subordinati, che complessivamente ammontano a 1,25 miliardi di euro, si è sempre parlato di conversione forzata in azioni delle due banche. Tuttavia, ora, stando al nuovo piano finanziario nell’orizzonte della strada della liquidazione,  dopo il tramonto della ricapitalizzazione precauzionale, il destino di questa categoria di titoli obbligazionari potrebbe cambiare. In sostanza, le obbligazioni subordinate saranno azzerate, ma contestualmente verranno ristorati i risparmiatori che potranno dimostrare di essere stati ingannati allo sportello, come avvenuto per i bondholders di Banca Marche, Etruria, Carichieti e Carife. Per tutti gli altri, potrebbe profilarsi una forma di ristoro tramite azioni della bad bank che verrebbe ricapitalizzata dallo Stato.

In arrivo decreto legge e nomina commissari

 

Per mettere in piedi il tutto, servono però tutta una serie di normative e autorizzazioni che vanno dall’emanazione di un apposito decreto legge a modifica del “salva-risparmio” di fine 2016 da 20 miliardi alla nomina dei commissari da parte del Mef. L’operazione, così architettata scavalcherebbe i paletti imposti dalla Ue circa la ricapitalizzazione precauzionale e, allo stesso tempo, eviterebbe il bail in sulle due banche venete. I tempi, però, sono molto stretti – scrive Il sole 24 Ore – perché tra le richieste dei candidati all’acquisto delle “good bank” c’è di arrivare nel giro di pochi giorni a un quadro di regole certe in grado di eliminare i rischi potenziali.

La modifica del decreto salva risparmi

 

A motivare l’intervento c’è prima di tutto l’esigenza di aggiustare le regole scritte sotto Natale sui possibili utilizzi dei 20 miliardi di debito aggiuntivo una tantum autorizzati dal Parlamento per il sostegno pubblico alle banche.

Quei soldi possono essere impiegati per due obiettivi: “l’acquisto di azioni effettuate per il rafforzamento patrimoniale” degli istituti in difficoltà secondo le regole della ricapitalizzazione precauzionale, e le “garanzie su passività di nuova emissione” per sostenere la liquidità delle banche zoppicanti. Il secondo strumento è già stato utilizzato generosamente per le due venete (per coprire 10,2 miliardi di emissioni complessive), ma il primo appare ormai decisamente superato dagli eventi. Oltre ad ampliare il raggio d’azione dei 20 miliardi, il provvedimento potrebbe accelerare su una serie di interventi già in cantiere per “fluidificare” il passaggio di mano delle venete.

Il nodo esuberi e le condizioni di Intesa Sanpaolo

 

In cima alla lista delle urgenze c’è il rifinanziamento del fondo esuberi per gestire la nuova ondata di uscite (le stime circolate in questi giorni parlano di 4.000 persone, ma la cifra definitiva dipende ovviamente dalla definizione di tutti gli aspetti dell’operazione). Tra le condizioni poste da Intesa Sanpaolo, infatti, c’è anche “la copertura degli oneri di integrazione e razionalizzazione concessi all’acquisizione“. Ulteriore condizione è “la sterilizzazione di rischi, obblighi e impegni comunque avanzati per fatti antecedenti la cessione”. Questo cordone di sicurezza, in pratica, dovrebbe relegare all’interno della bad bank quelli che nell’ottica dell’acquirente sono “rischi legali”: a partire per esempio dai contenziosi dei soci azzerati che non hanno aderito alla transazione lanciata qualche mese fa da Vicenza e Montebelluna.
Il rischio politico

Queste tre mosse dovrebbero portare in fretta alla “cornice legislativa, approvata e definitiva” posta da Intesa come condizione per agire. E siccome dall’inizio della crisi di tempo ne è già passato parecchio, e in queste condizioni ogni giorno è un colpo ulteriore alla fiducia residua di risparmiatori e investitori, l’obiettivo è quello di chiudere a strettissimo giro la partita. Le incognite – conclude il giornale – non mancano.

Oltre a quelle sulle risposte di Francoforte e Bruxelles, c’è il probabile surriscaldarsi del quadro politico di fronte all’ennesimo decreto banche, destinato a imbarcare anche quello approvato la scorsa settimana per sospendere il rimborso del bond junior da 85 milioni di Veneto Banca.

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