Banche venete: conversione decreto di salvataggio in bilico

La mancata conversione in legge del decreto salva banche venete rischia di far naufragare l’operazione di salvataggio di intesa Sanpaolo. I bond subordinati ristorabili sono 301 milioni

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La mancata conversione in legge del decreto salva banche venete rischia di far naufragare l’operazione di salvataggio di intesa Sanpaolo. I bond subordinati ristorabili sono 301 milioni

Si avvicina la conversione in legge del decreto emanato dal governo per salvare Veneto Banca e Popolare di Vicenza, dandole di fatto in pasto (per 1 euro) a Intesa Sanpaolo. A livello parlamentare, però, le cose non procedono tranquillamente: 500 emendamenti sono stati presentati.

 

Secondo gli esperti non vi sono rischi che il decreto possa non essere approvato, ma è possibile che venga stravolto o modificato sostanzialmente mettendo in guardia Intesa Sanpaolo che aveva detto e scritto che l’operazione di salvataggio sarebbe potuta saltare in caso di mancata approvazione da parte del Parlamento. Con tutte le conseguenze inimmaginabili che ne deriverebbero sul sistema bancario veneto, e più in generale, italiano. A rischio sarebbero quindi anche i bond senior che ora, sul mercato, scontano nei prezzi il godimento delle garanzie di Intesa Sanpaolo

 

Decreto salva banche venete alla prova del Parlamento

 

Per la cronaca, l’assemblea del gruppo Pd alla Camera, convocata questa mattina per discutere del decreto sulle banche venete, si è svolta in un clima tranquillo. Nel corso della riunione, resa necessaria dopo le minacce della componente di Michele Emiliano di non voler votare il testo così com’è strutturato, il sottosegretario al ministero dell’Economia, Pier Paolo Baretta, ha spiegato ai deputati il provvedimento e le conseguenze che deriverebbero dalla mancata conversione in legge. Secondo quanto si apprende, i toni dell’incontro sono stati pacati e l’indicazione e’ stata quella di rimanere compatti al momento del voto. Oggi, intanto, la commissione Finanze della Camera procedera’ con le votazioni dei 560 emendamenti presentati al decreto. L’orientamento rimane quello di concludere i lavori entro domani con l’obiettivo di far approdare il testo in Aula lunedi’.

 

I bond subordinati delle banche venete

 

Nel frattempo, la Consob fa sapere che i bond subordinati delle due banche venete in mano ai risparmiatori retail e possibile oggetto di ristoro pieno ammontano a 301 milioni di euro. Di questi, come noto, solo una parte potranno godere dei benefici di legge che prevedono il ristoro al prezzo di acquisto (più interessi) dimostrando i possessori dei titoli di averli sottoscritti direttamente allo sportello delle banche emittenti o di averli acquistati in contropartita diretta tramite altri intermediari.

Si tratta quindi di bond subordinati che sono stati collocati con tagli minimi negoziabili di 1.000 euro e per i quali i sottoscrittori sarebbero stati “ingannati”  dalla banca circa i rischi connessi al momento della loro emissione. Più nel dettaglio, sono 243 milioni di euro i bond subordinati Banca popolare di Vicenza in circolazione e 58 quelli emessi da Veneto Banca.

 

Statisticamente, poi, la Consob chiarisce che, in base ai dati riferiti a settembre 2016, sono 131 le banche, specialmente di piccole dimensioni, con oltre il 50% degli investimenti della clientela concentrato in titoli propri. Un anno prima (giugno 2015) erano in questa situazione 215 istituti. Il fenomeno della concentrazione degli investimenti – spiega la Consob – permane oggi principalmente con riguardo alle banche di piccole dimensioni che evidenziano, su un piano generale, una maggiore difficoltà ad assicurare una diversificazione degli investimenti della clientela sui mercati finanziari.

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