Banche: pronto fondo antispread, paracadute da 2,7 mld

L'operazione che avviene con la regia di Bankitalia, finanzierà il Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd)

di Mirco Galbusera, pubblicato il
L'operazione che avviene con la regia di Bankitalia, finanzierà il Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd)

Non ci sarà bisogno dei piani del governo anti spread per soccorrere eventualmente banche in difficoltà. Gli stessi istituti con una nuova iniziativa fai-da-te, sono pronti a stendere una rete di sicurezza, mettendo daccapo soldi propri. Lo scrive Il Messaggero spiegando che la scorsa settimana, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Ubi, Montepaschi avrebbero raggiunto un’intesa di massima per finalizzare un committment su un finanziamento di complessivi 2.750 milioni.

L’operazione che avviene con la regia di Bankitalia, finanzierà il Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd) che ha come finalità quella di garanzia dei depositi dei risparmiatori, obbligatoriamente fino a 100mila euro, in caso di liquidazione di una banca. Al di là delle enunciazioni, le banche italiane vogliono continuare a fare in proprio anche come deterrente alla speculazione che dall’annuncio del contratto di governo a ieri ha bruciato 41,9 miliardi di valore, pari al 33,68%.

Fondo anti spread sarà finanziato dalle banche

I cinque grandi istituti italiani sono usciti in avanscoperta. Con il ruolo di co-arrangers sono pronti a dare la disponibilità a versare pro quota 550 milioni, da accreditare su un conto ad hoc aperto presso Intesa Sanpaolo che funge da capofila e banca agente. All’operazione però vogliono aggregarsi altre banche aderenti al Fitd: queste ultime hanno tempo fino a sabato 24 per formalizzare al Fondo l’adesione alla sindacazione. Quando la platea dei sottoscrittori sarà completa si procederà al definitivo riparto, anche se le cinque co-arranger da dovrebbero mantenere una tranche più alta. Tra gli istituti gira la bozza di un term sheet (accordo quadro) predisposto dall’avvocato Federico Morelli dello studio Rcc.

Sono in fase di definizioni alcuni dettagli, come le condizioni. Il finanziamento sarà bullet, cioè con rimborso alla scadenza. Gli istituti daranno un periodo di disponibilità di 12-24 mesi e ci saranno poi tre anni per il rimborso che dovrebbe avvenire attraverso due canali, sul presupposto eventuale che un altro istituti vada alla deriva. Il salvataggio avverrebbe con il burden sharing che prevede l’azzeramento delle perdite utilizzando l’equity degli azionisti e le sottoscrizioni dei bondholders subordinati. L’istituto verrebbe messo in liquidazione coatta. Nella liquidazione il ricavato dalla vendita degli attivi verrebbe prioritariamente destinato al rimborso del prestito. E questa sarebbe la prima via seguita dalle contribuzioni ordinarie degli associati al Fondo.

La soluzione del finanziamento ha il vantaggio di evitare che gli esborsi incidano sul conto economico delle banche che dall’autunno 2015 a oggi, hanno stanziato 11,9 miliardi per i salvataggi. Di questi, 6,2 miliardi sono i contributi ai fondi di risoluzione nazionale ed europeo che hanno permesso la soluzione ordinata sulle quattro good bank (3,9 miliardi) più i contributi annuali; 2,9 miliardi sono stati versati ai Fondi di tutela come lo Schema volontario utilizzato per favorire l’acquisto delle Casse di Cesena, S. Miniato e Rimini da parte di Credit Agricole Italia e 2,8 miliardi per il Fondo Atlante.

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Argomenti: Btp