Banche centrali, è il momento ideale per accelerare la stretta monetaria

A cura di Chris Iggo, CIO Obbligazionario, AXA Investment Managers

di Mirco Galbusera, pubblicato il
A cura di Chris Iggo, CIO Obbligazionario, AXA Investment Managers

È trascorso solo un mese dall’inizio del 2018 ma abbiamo già assistito a qualche movimento di rilievo nei mercati obbligazionari. Il rendimento dei titoli di Stato è salito rispetto a fine dicembre ed è molto più alto rispetto ai minimi registrati alla fine della scorsa estate. Inoltre gli spread di credito sono scesi sia nel segmento investment grade che nell’high yield, sia nei mercati sviluppati che in quelli emergenti. Di conseguenza, gli indici di credito finora hanno sovraperformato i titoli di Stato. La componente più rischiosa e a più basso rating del mercato obbligazionario ha riportato i risultati più brillanti. Gli indici high yield negli Stati Uniti finora hanno fatto meglio dei governativi dell’1,5%. In Europa la sovraperformance è dell’1,0% circa, ed è leggermente più alta per le obbligazioni dei mercati emergenti in valuta forte.

Nulla di tutto ciò dovrebbe rappresentare una sorpresa se consideriamo il consensus molto più ottimista sulle previsioni di crescita globale per il 2018, i tassi di interesse ancora estremamente accomodanti in tutto il mondo e il fatto che gli utili aziendali vengono trainati dalla crescita, dall’innovazione e dalla riforma fiscale. L’economia mondiale è in una fase di massima espansione; dunque ha senso che gli strumenti a più alto rendimento stiano andando bene e che il livello dei tassi di interesse si stia allontanando dai valori deflazionistici del 2015-2016. L’orientamento reflazionista, emerso dopo l’elezione di Donald Trump come Presidente degli Stati Uniti a novembre 2016, si riflette oggi nell’andamento dei prezzi degli asset: una crescita più robusta e un’inflazione leggermente più alta hanno fatto salire i tassi di interesse e portato le quotazioni azionarie su livelli record.

A fronte delle prospettive economiche globali così positive, per le banche centrali è il momento ideale per accelerare la stretta monetaria, sia col ridimensionamento del bilancio che col rialzo dei tassi. Questi interventi non saranno improvvisi, ma dovrebbero consentire il ritorno a una politica monetaria più in linea con una crescita nominale del 2,5%-5,0% nei Paesi sviluppati, con la riduzione del rischio di perdita. Questo darebbe alle banche centrali la possibilità di intervenire con un allentamento monetario quando si verificherà la prossima recessione.

Per la BCE il rischio di un cambio più forte per l’euro mette a repentaglio parte della ripresa nell’Eurozona, al punto che Draghi continua a ricordare che potrebbe rinviare la decisione di modificare la politica monetaria. La Banca Centrale Europea non è ancora pronta per una stretta monetaria significativa; dunque la forward guidance potrebbe essere utilizzata per compensare la forza indesiderata dell’euro e/o un eventuale ampliamento degli spread derivante da stress sovrani.

Come investire

Nelle strategie di investimento prevarrà per un po’ di tempo il tema della forza dell’economia globale. Questo fenomeno dovrebbe sostenere i mercati azionari, favorire i titoli finanziari nei mercati del credito e dei rendimenti relativi discreti per le obbligazioni dei mercati emergenti (in dollari). Ma, nello stesso tempo, dobbiamo riconoscere che i rendimenti stanno salendo gradualmente; sono numerose le ragioni per cui non saliranno troppo (l’inflazione non si è ancora concretizzata, la stretta monetaria è molto lenta, la domanda di reddito fisso resta strutturalmente robusta), ma saliranno più di quanto hanno fatto finora. Il relativo calo dei prezzi delle obbligazioni porterà a un cambiamento delle strategie di investimento e dei flussi della domanda.

Ho già scritto che le caratteristiche intrinseche della copertura delle obbligazioni non sono state cancellate dal QE, dunque questi strumenti dovrebbero avere un ruolo più rilevante nelle strategie di investimento multi-asset. Un rendimento dei Treasury trentennali oltre il 3%, che probabilmente sarà raggiunto in tempi brevi, è importante non solo perché più alto, ma anche perché rappresenta una fonte di rendimento positivo in caso di declino dei mercati azionari o di ampliamento degli spread di credito. Un calo dei rendimenti di un quarto di punto per le obbligazioni trentennali comporta una plusvalenza del 5%. Sarebbe una fonte di sostegno importante per le strategie d’investimento quando finirà il mercato rialzista nel rischio.

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Argomenti: Macroeconomia

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