Banca Popolare di Milano: bufera sui bond perpetui

Obbligazionisti sul piede di guerra dopo la decisione della banca di non pagare le cedole sui subordinati perpetui. In fibrillazione tutto il comparto obbligazionario bancario e credibilità dell’istituto ai minimi storici

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Obbligazionisti sul piede di guerra dopo la decisione della banca di non pagare le cedole sui subordinati perpetui. In fibrillazione tutto il comparto obbligazionario bancario e credibilità dell’istituto ai minimi storici

C’è chi li considera strumenti troppo rischiosi, chi invece li vede come un’opportunità verso facili guadagni. Forse la verità, come sempre, sta a metà strada e il bond picking, cioè la selezione delle obbligazioni di emittenti con fondamentali solidi e prospettive di crescita credibili, in questi casi è assolutamente necessaria. Essendo però che la maggior parte di questi strumenti subordinati senza scadenza sono emessi da banche, che in questo periodo non se la passano certo bene, i rischi di incorrere nella sospensione del pagamento delle cedole, con perdita degli interessi maturati, sono particolarmente alti. E’ il caso di due bond perpetui della Banca Popolare di Milano abbastanza gettonati dagli amanti di questa categoria di obbligazioni. Il consiglio di gestione della BPM ha infatti deliberato di non procedere al pagamento degli interessi maturati sulle Perpetual Subordinated Notes, ISIN  XS0372300227  (immagine sotto a destra), e sui Company Preferred Securities,  ISIN  XS0131749623,  alle prossime date di pagamento, previste rispettivamente per il 25 giugno 2012 e 2 luglio 2012. La sospensione facoltativa del pagamento degli interessi – si apprende da una nota della banca – è consentita dai rispettivi regolamenti dei summenzionati titoli, in quanto il bilancio della BPM del 2011 si è chiuso con una perdita di 505 milioni di euro e nessun dividendo è stato dichiarato o pagato sulle azioni durante i 12 mesi precedenti alle rispettive date di pagamento. (Banca Popolare di Milano non paga la cedola di 2 bond perpetui)

 

Obbligazioni BPM perpetue: la banca aveva promesso il rimborso

 

Ma a conti fatti di quanti soldi si sta parlando? Secondo i calcoli degli addetti ai lavori, si tratta di circa 23 milioni di euro di interessi relativamente ai bond perpetui, quelli più trattati sul mercato. La prima obbligazione, emessa nel 2001 per 160 milioni, ha infatti un flottante di poco più di 71 milioni di euro, dato che è stata parzialmente richiamata due anni fa, e paga una cedola trimestrale indicizzata (Euribor + 4,70%). La seconda, invece, emessa nel 2008 per 300 milioni, ha invece un flottante di 195 milioni (anch’essa parzialmente rimborsata) e paga una cedola annua del 9% fino al 2018, poi se non verrà richiamata dall’emittente, pagherà una cedola trimestrale indicizzata (Euribor + 6,18%). Ci si domanda a questo punto come la Popolare di Milano abbia potuto giocarsi la faccia e la reputazione nei confronti dei risparmiatori non corrispondendo gli interessi maturati su residui di bond e comunicando solo ora, a distanza di cinque mesi dalla chiusura dell’esercizio 2011, la sospensione della cedola. Non solo: lo scorso anno, dopo aver rinunciato ad esercitare la call sul bond perpetuo 2001, come previsto da regolamento, la banca aveva addirittura comunicato che in seguito all’aumento di capitale avrebbe rimborsato i 71 milioni che restavano ancora sul mercato. 

 

E’ raro che una banca non paghi gli interessi sui propri bond

 

Una decisione del board che ha mandato su tutte le furie gli obbligazionisti Banca Popolare di Milano (soprattutto quelli che acquistando titoli nel 2012 hanno dovuto corrispondere una bella fetta di rateo maturato all’emittente) con ripercussioni negative sul mercato internazionale dei bond bancari subordinati in quanto è raro che una banca italiana sospenda il pagamento degli interessi sulle proprie emissioni obbligazionarie, anche se è previsto dal regolamento in caso di difficoltà. In passato è successo solo per i bond della Banca Italease, finita in disgrazia, ma si pensava fosse un caso isolato. Ne va dell’immagine dell’istituto – commentano da Morningstar – e soprattutto dell’affidabilità futura del sistema creditizio più in generale al punto che adesso potrebbero tremare anche gli obbligazionisti subordinati della Banca Monte Paschi di Siena e del Banco Popolare, (anche se per questi ultimi il rischio è vistosamente diminuito dopo che il Gruppo ha raggiunto i requisiti patrimoniali previsti dall’Eba).

 

Conti trimestrali in crescita per la Popolare di Milano

 

La decisione appare ancora più incomprensibile anche alla luce dei recenti risultati trimestrali e dopo il successo dell’aumento di capitale.

Nonostante la Popolare di Milano abbia deciso di non distribuire dividendi alle azioni per l’esercizio 2011, il primo trimestre del 2012 si è chiuso con un utile netto di 64,3 milioni (+52,1% in più rispetto al primo trimestre 2011). Grazie all’incremento del margine di interesse del 9,3% (226 milioni) e dei proventi dell’attività finanziaria, cui si aggiunge la flessione dei costi operativi (1,5%). Anche per quanto riguarda i ratios patrimoniali, il Core Tier 1 di BPM si attesta all’8,30%, il Tier 1 all’8,89 % ed il Total capital ratio al 12,25%. Si tratta quindi di dati – commentano stupiti analisti e obbligazionisti – che indicano una ripresa delle varie voci di bilancio e che non si conciliano per niente con la decisione di BPM di sospendere la cedola sui perpetui. Altre banche, in situazioni analoghe, hanno sempre pagato (Trimestrale Banca Popolare di Milano: il gradito ritorno di un forte utile).

 

Ponzellini e lo scandalo della Popolare di Milano

 

 

Titolo Bpm a Piazza Affari

Non tutti però sono dello stesso avviso. Alcuni analisti infatti fanno notare che la Popolare di Milano, a seguito dello scandalo finanziario che ha coinvolto principalmente il suo ex presidente Massimo Ponzellini, finito recentemente in manette insieme ad altri esponenti di spicco della finanza lombarda, potrebbe incorrere in pesanti risarcimenti e sanzioni. Per cui è bene mettere le mani avanti. Gli organi di vigilanza e la procura di Milano – come riportano alcuni organi di stampa vicini al dossier – stanno infatti passando al setaccio le carte che condurrebbero ad allegri finanziamenti fatti dalla BPM sotto la presidenza Ponzellini a partiti, associazioni e personaggi della malavita organizzata. Soldi che non sarebbero mai tornati indietro e che in qualche modo ora dovranno, almeno in parte, essere recuperati. Con ogni mezzo. Il caso più eclatante – commenta Samuel Lorraine di BNP Paribas – è stato quello della conversione anticipata e forzata del bond convertendo 2013 6.75% a dicembre dello scorso anno che ha mandato in rovina 15mila risparmiatori ora in causa contro la banca. C’è stato poi l’aumento di capitale da 800 milioni, fino all’ultimo momento a rischio.

E adesso lo scandalo che ha travolto l’ex numero uno di BPM che probabilmente ha scoperchiato un vaso di pandora. E’ chiaro – conclude Lorraine – che la credibilità dell’istituto milanese è andata al tappeto, i bilanci, benché certificati, sono a rischio credibilità e la Banca d’Italia, dopo aver mandato gli ispettori a Piazza Meda, ha probabilmente imposto alla BPM di tenere i soldi in cassa (Arrestato Massimo Ponzellini: chi è il numero uno di Impregilo). 

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