Banca Mps: risanamento slitta ancora, azioni e bond sospesi a lungo

Confusione totale sul piano di ristrutturazione di Mps. La Banca è anche a rischio insolvenza. Si allungano ancora i tempi

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Confusione totale sul piano di ristrutturazione di Mps. La Banca è anche a rischio insolvenza. Si allungano ancora i tempi

Torna il tormentone Banca Mps. Per la Ue ci sarebbero nuovi ostacoli al piano di risanamento finanziario e i tempi di riammissione agli scambi di bond e azioni si allungano ancora. Si parla di fine estate. I piccoli risparmiatori sono imbufaliti perché non possono vendere mentre i media tacciono volutamente su una problematica che potrebbe presto sfociare in contenziosi e vertenze tramite le associazioni dei consumatori che stanno raccogliendo le proteste.

Più nel dettaglio, Banca Mps sta tentando di adeguarsi al diktat della Commissione europea di utilizzare la ricapitalizzazione precauzionale per finanziare solo perdite sugli Npl prevedibili ma non realizzate, mettendo a punto un salvataggio in due tempi: prima l’aumento di capitale, poi la vendita del veicolo con i 45 miliardi di crediti difficili. Questa soluzione, però, potrebbe non essere sufficiente per incassare il via libera della Dg competiton Ue e della Bce al piano di ristrutturazione con aumento da 8,8 miliardi.

 

Cet1 a rischio per Banca Mps

 

Il Messaggero scrive, però, che adesso spunta che Montepaschi potrebbe non superare il test di ammissibilità che certifica lo status di solvenza dove è richiesto un Total Cet 1 dell’8%. A fine 2016 Mps era attestata all’8%, livello in discesa con la trimestrale a marzo che sconterà ulteriori rettifiche. Questo indice è al di sotto della soglia Srep (capienza dei requisiti patrimoniali rispetto ai rischi) fissata da Bce al 10,75%. Un nuovo ostacolo che rischia di allungare ancora i tempi del risanamento già dilatatisi e sui quali Marco Morelli, gli advisor Mediobanca e Lazard in stretto contatto con il Mef stanno cercando di gestire con interlocuzioni serrate con Ue e Bankitalia: nei giorni scorsi il banchiere è stato a Bruxelles e a Roma.

Negoziati tutt’altro che semplici da condurre visto che tra le due Autorità c’è un clima molto teso.

 

Ue chiede più oneri per i privati e meno per i contribuenti

 

Cercando di mettere ordine ai vari nodi, degli 8,8 miliardi di fabbisogno totale ordinato dalla Bce, 6,6 miliardi sarebbero versati dal Tesoro, i restanti 2,2 rivenienti dall’applicazione del burden sharing (condivisione degli oneri) con conversione dei bond subordinati degli istituzionali e retail. Ma le ultime pignolerie sui criteri da parte del team di Margrethe Vestager ritengono eccessivo l’esborso a carico dei contribuenti rispetto agli oneri dei privati (azionisti e sottoscrittori di bond). Versando 6,6 miliardi lo Stato avrebbe il 70% una quota difficile da vendere in tempi stretti. La Ue suggerisce di ridurre la ricapitalizzazione di un miliardo ma deve fare i conti con la Bce che, invece, chiede un livello di capitale più elevato.

 

Più sconto per i Bond subordinati in sede di conversione

 

Il negoziato trilaterale riguarda la ripartizione dei costi impattando sul prezzo delle azioni sottoscritte dal Tesoro con implicazioni sul contributo dei bondholders: Dg comp chiede di aumentare lo sconto sul nominale in sede di conversione per coinvolgerli maggiormente nel risanamento. Il rigore si concentra anche sulle modalità e termini di ristoro delle obbligazioni comprate dalle famiglie. C’è poi l’aspetto del rapporto tra aumento e Npl dove l’operazione può finanziare le minusvalenze prevedibili non quelle certe già emerse. Ed è per questo che Mediobanca e Lazard avrebbero escogitato il piano in due tappe. A latere ci sarebbero altri dettagli industriali: oltre ai 500 sportelli in meno e ai 2.600 esuberi del piano privato di ottobre, la Ue vorrebbe una cura dimagrante maggiore. Ma con meno filiali e dipendenti, diminuiscono i ricavi e la redditività rendendo problematico il ritorno all’utile possibilmente nel 2018.

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