Banca Mps: governo studia l’ipotesi di una fusione con Carige (e non solo)

Banca Mps e Carige a rischio bail in con spread Btp/Bund troppo alto. Allo studio la strada della fusione

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Banca Mps e Carige a rischio bail in con spread Btp/Bund troppo alto. Allo studio la strada della fusione

L’impennata dello spread fa salire la tensione sul sistema bancario e il governo studia l’ipotesi di una fusione per Banca Mps. Lo scrive Repubblica spiegando che dopo mesi trascorsi ad attizzare il fuoco, il governo ha capito che azzoppare gli istituti di un paese tra i più dipendenti dal sistema del credito frenerà l’economia e l’occupazione.

Più spread e più tasse significa meno capitale per le banche, meno utili e più costi di raccolta al settore, quindi meno credito alle imprese e più lenta rimozione dei vecchi prestiti deteriorati. Uno scenario di smottamento, che se continua produrrà tra mesi carenze patrimoniali per i più fragili: a questi livelli iniziano a tremare Banca Carige, B.Mps, Popolare di Bari, nelle retrovie si scaldano Banco Bpm, Bper, Ubi.

Uno studio di Equita Sim, ponendo la soglia di attenzione per i Cet1 bancari all’11% degli attivi di rischio, ha notato che Carige è già sotto lo Srep di 35 punti, Mps è sopra di 35, Banco Bpm ha un’eccedenza dell’1% che “la espone di più alla volatilità dei mercati”. Anche perché, precisa il giornale, proprio l’ex popolare di Milano e Verona ha in agenda cessioni di sofferenze che il rischio Italia rende meno attraenti: se nel 2017 il sistema si liberò di 70 miliardi di cattivi crediti, gli altri 70 miliardi di vendite annunciati nel 2018 finora sono meno della metà. Con questo fardello e una congiuntura che rallenta, i banchieri frenano i nuovi impieghi.

Per i crediti nuovi e per ripulire i vecchi, insomma, servirà nuovo capitale: quello in cascina lo consumano i ribassi dei Btp. Tuttavia, malgrado gli ammiccamenti di Giovanni Tria e Luigi Di Maio sui modi per aumentarlo, gli specialisti non si illudono. Ricapitalizzazioni di Stato sono improbabili: perché lo Stato non ha soldi e perché, nella loro impopolarità, implicano un ok di Bruxelles arduo da ottenere, specie se prima non hanno pagato pegno i soci privati delle banche, come chiede la norma sul “bail in”. Le emissioni di obbligazioni bancarie sono sospese da maggio (con l’eccezione di un bond estivo di Intesa Sanpaolo a tassi esosi): difatti Mps proverà a chiedere tempo alla Commissione Ue per un prestito subordinato che ha in calendario quest’anno, mentre Carige affida ai soci forti l’acquisto del bond che dovrà emettere.

C’è però una strada su cui Tesoro, banchieri e consulenti convergono speranzosi: è quella degli aumenti sul mercato con fusioni annesse. Un sistema già sfruttato e che potrebbe togliere d’impaccio qualche operatore creando anche gruppi più grandi e resistenti. Proprio di questo avrebbero iniziato a parlare i leader del governo nel summit del 17 ottobre. Diluire il 68% statale di Mps dentro una banca scelta a partire da Ubi, Bper, Banco Bpm potrebbe far nascere il terzo gruppo italiano, nel rispetto dell’impegno di riprivatizzare il Monte nel 2021 preso dal governo Gentiloni con l’Ue.

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Argomenti: Banca Carige, Banca MPS