Banca Mps: azioni e bond subordinati a picco

Sprofonda in borsa il titolo Banca Mps dopo posticipazione piano industriale. Bond subordinati ancora nel mirino degli speculatori

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Sprofonda in borsa il titolo Banca Mps dopo posticipazione piano industriale. Bond subordinati ancora nel mirino degli speculatori

Tutti contro le banche italiane, tutti contro Banca Mps. Alla vigilia delle riunioni delle banche centrali di USA e Giappone, quando notoriamente la volatilità sui mercati tende a placarsi, gli investitori hanno scagliato un attacco (l’ennesimo) contro l’Italia e il suo sistema bancario provocando il terremoto in borsa. L’epicentro è sempre lo stesso: Siena. Notizie tendenziose convogliate ad arte sui media nazionali hanno quindi amplificato il problema, che non è cambiato rispetto a una settimana fa o a un mese fa, quello del peso dei crediti deteriorati. Il destino di Monte dei Paschi di Siena, terzo gruppo bancario italiano e cassaforte del partito democratico, è legato al governo in carica e i destini finanziari e politici sono indissolubilmente incrociati fra loro. Non è quindi mistero che l’esecutivo italiano stia facendo tutto il possibile per salvare Banca Mps, ad ogni costo. Purchè il prezzo non lo paghino gli obbligazionisti subordinati, come avvenuto un anno fa con Banca delle Marche, Popolare Etruria, Carife e Carichieti, finite in default e poi “salvate” in extremis per decreto legge.

Conversione bond subordinati Mps si o no?

La soluzione ideale per risollevare le sorti di Siena sarebbe proprio quella di tagliare la testa ai bondholders subordinati che hanno in pancia titoli obbligazionari non garantiti per circa 5 miliardi di euro. Un azzeramento totale del valore dei bond faciliterebbe la ricapitalizzazione di Mps con 2-2,5 miliardi di euro al massimo e ci sarebbero investitori internazionali già pronti a staccare l’assegno. Per non parlare della cessione di 27 miliardi di euro di Npl che finirebbero dritti nella pattumiera del fondo Atlante. Ma non si può. Qualsiasi intervento forzato sui bond subordinati di Banca Mps porterebbe al sollevamento delle piazze rosse (e non solo) e alla caduta di Renzi oltre che a movimenti di destabilizzazione del sistema bancario più in generale: nessuno comprerebbe più obbligazioni bancarie italiane e la diffidenza verso il settore creditizio aumenterebbe a dismisura.

I bond subordinati Banca Mps rendono il 30%

A gettare benzina sul fuoco è stata la notizia che il business plan di Mps potrebbe essere posticipato rispetto alla data di fine mese fissata dal precedente amministratore delegato Viola. Per gli analisti la notizia era attesa, soprattutto dopo il recente cambio di Ceo, Marco Morelli. Secondo indiscrezioni, la presa di tempo è indicativa di voler fare le cose in maniera non affrettata e attendere il risultato della consultazione referendaria di fine novembre, nonché l’approvazione della legge di bilancio per il 2017. Si continua a parlare di conversione dei bond subordinati in azioni Mps, ma dai piani alti di Piazza Salimbeni non è giunta alcuna conferma se non che si tratta solo di “rumors privi di fondamento”. C’è chi parla di conversione volontaria (ma chi accetterebbe con le azioni che valgono meno di 20 centesimi?), c’è chi parla di conversione riservata agli istituzionali con bonus share e chi di bond convertendo da offrire in swap agli attuali obbligazionisti. Tutte supposizioni che non hanno trovato il minimo riscontro da nessuna parte. Il mercato però fiuta qualcosa e i bond Mps con scadenza 2017 e 2018 (codici ISIN XS0236480322 e XS0238916620) sono scivolati fino sotto quota 70% del valore nominale sul mercato EuroTLX per un rendimento che adesso sfiora il 30%.

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Argomenti: Banca MPS, Obbligazioni High Yield, Obbligazioni subordinate

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