Banca IMI Collezione in dollari neozelandesi, un buon rendimento con pochi rischi

Obbligazioni a tasso misto per cinque anni con interesse fisso del 5,9% per i primi due. Una buona alternativa per diversificare in una valuta forte

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Obbligazioni a tasso misto per cinque anni con interesse fisso del 5,9% per i primi due. Una buona alternativa per diversificare in una valuta forte

Tornano i bond Banca IMI Collezione. L’istituto di credito del gruppo bancario Intesa Sanpaolo (rating BBB per S&P e Fitch e Baa2 per Moody’s ) ha recentemente collocato sul mercato Mot nuove obbligazioni senior quinquennali denominate in dollari neozelandesi (NZD).  Si tratta per la precisione di una emissione da 350 milioni di dollari neozelandesi, chiamata “Banca IMI Collezione Tasso Misto Dollaro Neozelandese Serie I”, negoziabili dallo scorso 13 marzo sui circuiti telematici regolamentati MOT ed EuroTLX. Le nuove obbligazioni (Isin IT0005001521) sono negoziabili per importi minimi di 2.500 dollari neozelandesi (circa 1.500 euro) e pagano una cedola annua fissa lorda pari al 5,90% per i primi due anni e poi una cedola variabile calcolata in base al tasso di riferimento trimestrale maggiorato dello 0,75% fino al 2019.

Emesse al prezzo di 99,83, offrono un rendimento lordo a scadenza del 6% circa fronte di una quotazione attualmente leggermente inferiore a quella del prezzo di collocamento.

 

Dollaro neozelandese, valuta forte al riparo dagli attacchi speculativi

 

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A parte il rendimento dell’obbligazione di Banca IMI, è importante dare uno sguardo alla valuta locale. Il dollaro neozelandese è infatti una delle poche valute di nicchia o emergenti che non si sono indebolite dopo l’inizio del “tapering” da parte della Fed. Gli esperti di cambio definiscono il dollaro neozelandese come la valuta su cui puntare per il 2014. La “divisa kiwi”, come viene definita in gergo, rimane forte sui mercati internazionali beneficiando sostanzialmente di due fattori determinanti: la crescita economica del paese e l’aspettativa di un prossimo rialzo dei tassi d’interesse. Attualmente il tasso d’interesse fissato dalla Banca Centrale Neozelandese è del 2,50%, superiore a quello medio dei paesi delle principali economie occidentali, ma gli esperti ritengono che nel giro di un paio di anni potrebbe salire fino al 4,75%. Soprattutto in considerazione della robusta crescita economica, confermata dai recenti dati sulla crescita del Pil nel 2013 (+3,1%). [fumettoforumleft]Economicamente la Nuova Zelanda sta incrementando il proprio export (Wellington è il principale produttore mondiale di latte in polvere) a tutto beneficio della bilancia commerciale.

Fattori che continuano ad attrarre capitali da tutto il mondo al punto che le società più blasonate e con requisiti fondamentali solidi preferiscono rifinanziarsi in dollari neozelandesi piuttosto che in euro o dollari americani. Di conseguenza la valuta locale permane vicino ai massimi degli ultimi cinque anni nei confronti dell’euro (1,62).

 

Crescita robusta e bassa inflazione rafforzano la valuta locale

 

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Come sempre, investire in valute straniere implica accollarsi un certo rischio sul cambio e qui è sempre bene entrare su un mercato estero a piccole dosi cercando di mediare sul prezzo. Il dollaro neozelandese, però, è considerato dagli analisti una delle grandi divise non speculative legate all’andamento del dollaro americano e ritenute “forti”, più del dollaro canadese e del dollaro australiano. Il cambio nei confronti dell’euro è attualmente di 1,62 ed è rimasto forte da quanto è scoppiata la crisi economica europea al punto che la Banca Centrale sta valutando di intervenire sulla falsariga di quanto accaduto nel 2012 in Svizzera per impedire l’eccessivo apprezzamento del dollaro neozelandese, anche per non penalizzare le esportazioni. Non bisogna infatti dimenticare che questa valuta è solitamente influenzata dall’evoluzione dei prezzi delle materie prime e la Nuova Zelanda è esportatrice verso i paesi anglosassoni di molti prodotti agricoli, ortofrutticoli, pesca e legname che costituiscono circa un terzo del Pil annuale dell’arcipelago. A differenza dell’Australia, le risorse minerarie sono scarse e di un certo rilievo sono solo i giacimenti di ferro, oro e rame, ma per questo gli abitanti della Nuova Zelanda non sono certo considerati poveri con un reddito che sfiora i 30.000 dollari annui pro capite con un ritmo medio di crescita economica del 2% a fronte di una bassissima inflazione.

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