Banca IMI Collezione in dollari australiani, il rischio è ancora alto

Obbligazioni a tasso fisso 5,20% per cinque anni. Una valida alternativa per diversificare i propri investimenti. Ma la valuta locale si sta indebolendo ancora

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Obbligazioni a tasso fisso 5,20% per cinque anni. Una valida alternativa per diversificare i propri investimenti. Ma la valuta locale si sta indebolendo ancora

Tornano i bond Banca IMI Collezione. L’istituto di credito del gruppo bancario Intesa Sanpaolo (rating BBB+ per S&P e Fitch e Baa2 per Moody’s ) ha recentemente collocato sul mercato Mot nuove obbligazioni quinquennali denominate in dollari australiani (AUD). Si tratta per la precisione di una emissione da 400 milioni di dollari australiani “Banca IMI Collezione Tasso Fisso Dollaro Australiano Opera II” negoziabili dallo scorso 30 gennaio sui circuiti telematici regolamentati MOT ed EuroTLX. Le nuove obbligazioni (Isin IT0004990161) sono negoziabili per importi minimi di 2.000 dollari australiani (circa 1.300 euro) e pagano una cedola annua fissa lorda pari al 5,20% il 28 gennaio di ogni anno fino al 2019. Emesse al prezzo di 99,74, offrono un rendimento lordo a scadenza del 5,16% a fronte di una quotazione attualmente leggermente superiore alla pari (100,12).

 

Non è ancora il momento giusto per investire in dollari australiani

 

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Non si tratta della prima emissione, dato che Banca IMI aveva già lanciato un bond in dollari australiani la scorsa estate riscuotendo molto successo per la remunerazione offerta sul capitale prestato In quell’occasiona, la cedola annua lorda era stata fissata al 6,40% (Isin IT0004938269). Allora il cambio era, però, a 1,40 nei confronti dell’euro, mentre oggi siamo sopra 1,50. Cosa significa? Vuol dire che la valuta continentale australiana si è indebolita in 6-7 mesi di oltre il 7% e chi ha emesso obbligazioni di questo tipo ci ha guadagnato, anche perché gli interessi in maturazione non sono in grado di compensare, almeno finora, la perdita sul cambio. Con questa nuova obbligazione – osservano gli analisti – Banca IMI ha raccolto altri 260 milioni di euro remunerano il capitale 120 punti base meno rispetto alla precedente, ma prevedendo al contempo che la valuta australiana si indebolirà ulteriormente.

Secondo gli esperti di cambio intervistati recentemente da Bloomberg, il dollaro australiano sta puntano verso quota 1,60 nei confronti dell’euro, un po’ a causa del rallentamento della crescita economica australiana e un po’ per via della riduzione degli stimoli monetari della Fed che ridurrà la massa monetaria di dollari USA sui mercati internazionali.

 

Il dollaro australiano viaggia verso quota 1,60

 

australia opera

Il dollaro australiano si è rafforzato moltissimo negli ultimi anni come conseguenza della fuga dei fondi d’investimento dalle economie mature, entrate in recessione dal 2009. L’acquisto di dollari australiani – sostengono gli esperti  – è stato sicuramente profittevole per coloro che sono entrati a suo tempo in questa valuta, ma adesso si intravedono timidi segnali di ripresa economica in Europa che stanno riportando il rapporto di cambio verso l’area 1,50-1,60, del periodo pre-crisi. Pertanto, in assenza di adeguate coperture sul cambio, investire in obbligazioni in dollari australiani potrebbe rappresentare un rischio elevato, come visto per la precedente emissione di Banca IMI di cui sopra. Per questo si consiglia sempre di investire gradualmente in valute diverse dall’euro per sfruttare al meglio le oscillazioni del cambio cogliendo l’occasione di realizzo anzitempo in caso di apprezzamento dollaro australiano nei confronti dell’euro o posticipandone l’uscita in caso contrario.

 

Investire in Australia: per Standard and Poor’s l’isola ha rating AAA

 

La terra dei canguri offre da sempre grandi possibilità di sviluppo ed espansione, non solo per via delle materie prime di cui il Paese è ricco, ma anche grazie alla stabilità politica ed economica in grado di attirare capitali stranieri da tutto il mondo. [fumettoforumright] L’Australia finora non ha tradito queste aspettative e ha ancora enormi potenzialità di crescita e – secondo gli esperti – potrà dare ancora molte soddisfazioni in futuro facendo da volano per la prossima ripresa economica dei paesi industrializzati che necessitano delle risorse minerarie di cui il continente è ricco. Solo tre mesi fa, l’agenzia di rating Standards and Poor’s ha confermato il rating AAA per L’Australia soprattutto per via del basso debito pubblico, dell’inflazione sotto controllo, della piena occupazione, intravvedendo una timida ripresa delle attività minerarie per i trimestri a venire, nonostante la crescita del Pil sia stata recentemente rivista al ribasso per quest’anno.

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