Banca Carige: dietrofront di Malacalza, farà aumento di capitale

Con intervento statale e conversione bond subordinati, Malacalza sarebbe disposto a mettere altri soldi in Carige

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Con intervento statale e conversione bond subordinati, Malacalza sarebbe disposto a mettere altri soldi in Carige

Malacalza Investimenti, primo socio di Carige con il 27,5%, ha comunicato la disponibilità a votare l’aumento di capitale condizionato alla presentazione del piano industriale. Gli amministratori potrebbero quindi convocare una nuova assemblea dopo l’approvazione dei risultati 2018 (metà febbraio), quando è ragionevole attendersi che verrà presentato un nuovo business plan e comunicati anche i nuovi requisiti SREP”, sottolineano gli esperti.

Secondo la stampa, dice Equita, il Tesoro potrebbe supportare il rilancio di Carige attraverso l’intervento di SGA (la società di gestione crediti a cui fa capo, tra l’altro, il portafoglio Npl delle ex banche venete), che acquisirebbe 2 mld di esposizioni non performanti in modo da portare il ratio da 22% a 10%. In accordo con la Bce, il fondo interbancario convertirebbe 200 mln di bond Tier2 in azioni e Malacalza diluirebbe la sua quota al 10%: sulla parte residua del bond subordinato (120 mln) vi sarebbe una revisione del tasso dal 16% all’8% circa.

Questo schema – che ricalca quanto realizzato con le banche venete, con la significativa differenza che il contributo di capitale in questo caso sarebbe fornito dai privati e non dal Governo – secondo Equita faciliterebbe uno scenario di aggregazione con un altro player di media dimensione”. Secondo altre ipotesi di stampa, invece, continuano gli analisti, “tra le ipotesi per accelerare il rafforzamento patrimoniale di Carige ci potrebbe essere una fusione con Banca Mps, preceduta dall’aumento di capitale di Carige stessa. Si tratta di uno scenario che secondo noi difficilmente troverebbe l’apprezzamento del mercato, visto che aumenterebbe il rischio di esecuzione del turnaround di Mps”.

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