Bail in Bpvi/Veneto Banca: sarebbe un disastro epocale

Le banche venete (e non solo) sono messe male, ma restano solvibili. Parla Viola: il bail in sarebbe un disastro

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Per Veneto Banca, Popolare di Vicenza (ma anche Banca Mps) si continua a parlare di bail in. Media e stampa non specializzati ci vanno giù inconsciamente senza rendersi conto che il bail in bancario (simile a un default stile Lehman Brothers con proporzioni diverse) scatenerebbe il panico fra gli investitori e i depositanti. Nessuno si fiderà più delle banche italiane (ma nemmeno di quelle europee), crollerebbe il sistema creditizio, per non parlare delle terribili ripercussioni economiche sull’intero Paese, già alle prese con una crisi che dura da ormai 10 anni.

 

Bail in: le ripercussioni politiche e sociali

 

La classe politica attuale verrebbe spazzata via in brevissimo tempo da movimenti populisti e il dissesto finanziario rischierebbe di trasformarsi in rivolta sociale con ripercussioni sul tessuto produttivo del Nord-Est. Le imprese del Veneto resterebbero senza linee di credito, costrette a rientrare velocemente dai prestiti e non verrebbero più versate tasse allo Stato. Sarebbe un’apocalisse finanziaria che nessuno sarebbe in grado di controllare e che rischierebbe di estendersi fino alla Germania e alla Francia che stanno per andare a elezioni. Poi, di fatto, Bpvi, Veneto Banca e Mps, insieme ad altre banche non ancora entrate nel mirino della speculazione finanziaria e mediatica, sono messe male, ma non sono insolventi, come lo erano le quattro banche regionali (commissariate) salvate per decreto governativo a fine 2015, quando le regole sul bail in non erano ancora entrate in vigore.

 

Fabrizio Viola: il bail in sarebbe un disastro

 

Dello stesso avviso anche Fabrizio Viola, Ad di Popolare Vicenza e consigliere di Veneto Banca. “Non voglio pensarci, sarebbe un disastro“, ha dichiarato a Il Messaggero rispondendo alla domanda su quanto ritenga probabile il bail-in considerando l’atteggiamento poco collaborativo mostrato da Bce e Ue con l’Italia.

 

In generale – precisa Viola – la tempistica con la quale si affrontano le crisi bancarie in Europa deve essere accorciata. Dalle esperienze recenti è del tutto evidente che l’incertezza crea danni enormi: dalla fuga dei depositanti al crollo della reputazione degli istituti coinvolti“.

Alla domanda se la Bce abbia già comunicato lo shortfall di capitale, 5 miliardi, il banchiere ha risposto che Francoforte “non ci ha comunicato i fabbisogni di capitale che vengono determinati secondo un complesso calcolo. Le due banche hanno determinato lo shortfall derivante dal business plan a supporto del progetto di fusione. È al vaglio della Bce e pertanto non comunicabile all’esterno“.

 

Il Fondo Atlante farà la sua parte

 

In merito alla partecipazione di Atlante al rafforzamento patrimoniale, Viola ha precisato che il fondo “non ha ancora assunto una delibera. Allo stato, stante la dimensione dello shortfall da coprire, l’ipotesi più probabile è quella di una ricapitalizzazione pubblica“. Sull’esito delle transazioni con i vecchi soci, “aver di poco superato una percentuale del 70%” -a fronte di un obiettivo all’80%- “è un risultato molto positivo, che riduce in misura assai significativa il rischio legale. Inoltre occorre sottolineare che, al netto del corrispettivo da pagare ai soci aderenti, permangono cospicui accantanomenti in bilancio a presidio del rischio residuo“. Quanto poi alle tante incertezze che gravano sul futuro delle due banche – tra cui continuità aziendale, conversione dei bond, trattativa con le Autorità- “stiamo lavorando affinché queste incertezze si trasformino in certezze positive. È importante sottolineare che ciò dipende molto da decisioni al di fuori della nostra portata, che dovranno presto essere assunte dalle Autorità“, ha concluso.

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