Atene verso una seconda ristrutturazione dei titoli di stato

La Grecia non riesce a tagliare efficacemente le spese e a fare le riforme. A rischio la tranche di aiuti di Ottobre. Saranno rinegoziati anche i 46 miliardi di titoli detenuti dalla BCE.

di Mirco Galbusera, pubblicato il
La Grecia non riesce a tagliare efficacemente le spese e a fare le riforme. A rischio la tranche di aiuti di Ottobre. Saranno rinegoziati anche i 46 miliardi di titoli detenuti dalla BCE.

Il colossale swap di titoli di Stato da 206 miliardi di euro su 365 miliardi di debito complessivo, non basta. La Grecia sarà presto o tardi costretta a ristrutturare nuovamente perché il rapporto debito/pil rimane insostenibile e Atene, in assenza di una minima ripresa economica, non ce la fa. Lo dicono i funzionari della Troika i quali hanno ravvisato che, nonostante il poderoso taglio effettuato in primavera, il rapporto debito/pil si collocherà il prossimo anno al di sopra del 130% e quindi non potrà essere sostenuto, in assenza di ripresa economica, se non con ampi interventi da parte della Bce e del Fmi. Il fondo salva-stati, che entrerà in funzione fra poco, darà anch’esso una mano ai conti pubblici greci, ma è evidente che Atene dovrà concedere in cambio qualcosa di più di riforme e tagli alla spesa che faticano a essere portati avanti. Il contrasto all’evasione fiscale non è efficace e il taglio alla spesa pubblica va a rilento, così come il programma di privatizzazioni per 50 miliardi di euro di assets pubblici che quasi sicuramente non darà i risultati preventivati. E’ quindi del tutto evidente – riferiscono dal Fondo Monetario Internazionale – che la Grecia difficilmente riuscirà ad ottenere altri 31,5 miliardi di aiuti a ottobre (tranche del secondo piano di salvataggio) se prima non avrà negoziato qualche altra rinuncia. Lo sostiene apertamente anche il capo della Commerzbank, Martin Blessing, che ritiene che Atene avrà bisogno di un nuovo taglio del debito. “La situazione in Grecia è ancora lontana da un effettivo miglioramento”, ha detto nel corso di una conferenza organizzata dall’istituto di credito tedesco. “Alla fine vedremo un nuovo taglio del debito per la Grecia – ha aggiunto – al quale dovranno partecipare tutti i creditori”.

 

Grecia: i rendimenti dei titoli di stato scendono al 20%

 

Intanto, sul piano dei rendimenti, i bond ristrutturati di Atene rendono al momento il 20% a scadenza, dopo aver messo a segno un balzo del 35% dai minimi di Maggio dopo lo swap. Gli analisti ritengono però che il rendimenti di Atene siano al momento arrivati e per un ulteriore apprezzamento dei corsi dei titoli occorrerà attendere le prossime mosse delle autorità bancarie e monetarie nei confronti della Grecia. C’è chi sostiene che il prossimo piano di intervento sul debito pubblico riguarderà anche i titoli detenui dalla Bce (circa 46 miliardi di euro) che saranno svalutati rispetto al valore nominale, attraverso uno swap sulla falsariga di quello avvenuto in aprile. Ma anche chi ipotizza uno swap volontario verso altri titoli garantiti da un ente sovranazionale che riceverebbe finanziamneti direttamente dalla Bce. Tutte ipotesi che si stanno studiando a tavolino e che trapelano di tanto in tanto, anche se nessuno finora ha ufficializzato le intenzioni della Unione Europea. Secondo indiscrezioni riportate da un’agenzia stampa, poi, sei paesi si sarebbero già opposti a un’estensione del piano di assistenza ad Atene, visto che le riforme non stanno dando i frutti sperati. Ma a questo punto, la faccenda assumerà invetabilmente una valenza politica a ridosso dell’importante scadenza elettorale tedesca. E’ quindi ipotizzabile che ogni decisione sarà presa solo fra un anno, dopo le elezioni in Germania.

 

Il ricorso degli obbligazionisti alla Corte di Strasburgo

 

Molti risparmiatori italiani, truffati dallo swap del debito greco, hanno nel frattempo presentato ricorso alla Corte di Strasburgo. Come riporta Il Sole 24 Ore, molti di essi si sono ritrovati in mano titoli “diversi” pur non avendo aderito allo swap volontario operato da Atene sui propri titoli di stato. I risparmiatori sono stati espropriati dei bond in loro possesso ed hanno ricevuto in cambio nuove obbligazioni per un controvalore nominale pari al 47% di quanto originariamente posseduto, con scadenza fino al 2042 e cedole al 2-4% subendo così una perdita netta tra il 70 e l’80% dell’investimento. Il ricorso interessa anche investitori di altre nazionalità per un valore complessivo di circa 40 milioni di euro, ma potrebbe coinvolgere risparmiatori italiani per circa un miliardo di euro se la Corte dovesse ammettere il ricorso creando un pericoloso precedente. Se dovesse adnare in porto il ricorso – spiega un avvocato milanese – rischia di saltare tutto l’impianto sulla ristrutturazione del debito e la Grecia si ritroverebbe a risarcire tutte le parti in causa.

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Argomenti: Titoli di Stato Italiani

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