Aste Italia: BTP in rialzo. Ma chi li compra ancora?

Assegnati dal Tesoro titoli a tre, sette e quindici anni per 8,2 miliardi con tassi in discesa. Al netto delle tasse, i rendimenti sono troppo bassi, che convenienza c’è ancora per i risparmiatori comuni?

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Assegnati dal Tesoro titoli a tre, sette e quindici anni per 8,2 miliardi con tassi in discesa. Al netto delle tasse, i rendimenti sono troppo bassi, che convenienza c’è ancora per i risparmiatori comuni?

Scendono ancora i rendimenti dei titoli di stato italiani. Il Tesoro, dopo aver collocato 8,5 miliardi di BOT a un anno la scorsa settimana con un rendimento che si mantiene vicino ai minimi storici e non è più assolutamente conveniente, al netto delle imposte, per un risparmiatore comune, ha bissato il successo con l’asta odierna dei BTP. In un clima decisamente meno teso a livello finanziario, con lo spread poco sopra i 200 punti, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha venduto  8,2 miliardi di titoli di stato a breve e lunga scadenza riscuotendo una calorosa accoglienza, anche se la domanda, nel complesso, è calata per mancanza di contributori privati. L’area periferica si sta consolidando intorno a valori più consoni rispetto a quelli di un anno fa – osserva un trader – con i rendimenti decennali di Spagna e Portogallo che tendono ad allinearsi poco sotto il 4%, ai livelli pre crisi. Il rendimento del titolo decennale italiano è ora al 3,92%, mentre lo spread tra i titoli tedeschi e i Bonos spagnoli si posiziona a 197 punti con un tasso al 3,81%.

 

Aste BTP a tre, sette e quindici anni, rendimenti in calo

 

In asta sono stati assegnati 4 miliardi di euro di nuovi BTP con scadenza 15 dicembre 2016. Il tasso d’interesse lordo fisso è del 1,50% e la prima cedola è corta con tasso lordo pari a 0,622253% corrispondente ad un periodo di 151 giorni su un semestre di 182. Il rendimento finale è stato determinato in 1,51%, su una scadenza di 2,5 anni circa, quindi in linea con il prezzo di emisisone poco sotto la pari e ai minimi dall’introduzione dell’euro. Venduti anche 2,5 miliardi di BTP 3,75% Maggio 2021 in seconda tranche (Isin IT0004966401) per un rendimento finale lordo pari a 3,17%.

[fumettoforumright]Mentre, sulla parte lunga della curva, sono stati assegnati BTP in 12esima tranche con scadenza settembre 2028 e cedola fissa semestrale del 4,75% (Isin IT0004889033) per 1,695 miliardi di euro. Il tasso d’interesse lordo finale è stato determinato in 4,26%, in calo rispetto al 4,59% del 13 novembre scorso.

 

Chi presta soldi al Tesoro?

 

btp 15 anni

Considerato il restringimento degli spread e il basso tasso di remunerazione del capitale, al netto dell’imposizione fiscale e delle tasse indirette, c’è da capire che sottoscrive ancora il debito pubblico italiano non è conveniente. Secondo dati statistici diffusi da Bankitalia, circa la metà del debito italiano è in mano alle banche nostrane, mentre il 10% è stato acquistato dalla BCE e dalla Banca d’Italia. Ma il dato sorprendente è che la quota in mano a famiglie e privati è sensibilmente scesa negli ultimi due anni, passando da 260 a meno di 200 miliardi di euro, con un calo del 10% circa. Un’inversione di tendenza mai vista in passato. Il resto è in mano a istituzioni straniere che solo negli ultimi sei mesi hanno ricominciato a comprare la carta italiana. Lo stock di debito pubblico italiano costituito da titoli di stato ammonta a circa 1.760 miliardi di euro, di cui il 60% è stabilmente detenuto nelle banche italiane, mentre il 40% in quelle straniere. Come mai? E’ tutta colpa della crisi? Non solo. I piccoli risparmiatori hanno sempre meno interesse a sottoscrivere titoli i cui rendimenti sono praticamente nulli a fronte delle eccessive spese (imposte su interessi, imposte sui depositi e commissioni bancarie), mentre offrono ancora un discreto rendimento agli investitori istituzionali (banche) ai quali, oltretutto, lo Stato riconosce anche un corrispettivo di sottoscrizione e collocamento. Questo è in sostanza il motivo per cui le famiglie stanno sempre più desistendo dal rinnovare titoli di stato in scadenza, preferendo altri strumenti finanziari, i conti deposito o addirittura la liquidità in conto corrente.

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