Astaldi: obbligazionisti in riunione a Roma per dare battaglia

Si riunisce a Roma il comitato degli obbligazionisti Astaldi. Sul tavolo, nomine, statuto e valutazione azione di responsabilità verso il Cda

di , pubblicato il
Si riunisce a Roma il comitato degli obbligazionisti Astaldi. Sul tavolo, nomine, statuto e valutazione azione di responsabilità verso il Cda

Ma alla fine la cessione della Concessione del Terzo Ponte sul Bosforo dov’è andata a finire? Tutto fumo negli occhi per prendere tempo e speculare in borsa? Così ha tuonato il rappresentante dei bondholders Nicolas Johnson alla vigilia dell’infuocata assemblea degli obbligazionisti retail del 15 dicembre a Roma (ore 15:30 presso l’Hotel Smart in Piazza Indipendenza n. 13/B) che, fra le altre cose, approverà lo statuto e la nomina del consiglio direttivo.

Un primo formale passo – dice Johnson – necessario per fronteggiare nelle sedi opportune l’arroganza di Astaldi e del potere bancario connivente che hanno condotto (con la scusa della crisi dell’edilizia) alla richiesta di concordato preventivo in continuità mentre la società comunicava agli investitori , fino a due mesi prima, che le cose non andavano così male”. Ma ricapitoliamo i fatti.

Correva la fine di agosto 2018, quando, all’ombra del rinvio della pubblicazione dei dati della relazione semestrale, Astaldi in un comunicato dichiarava testualmente che: “le trattative relative alla vendita degli asset legati alla Concessionaria del Terzo Ponte sul Bosforo in Turchia proseguono e sono in fase avanzata. Ci sono stati incontri tra le parti nei mesi di luglio ed agosto con la finalità di definire un’offerta vincolante in tempi ragionevoli, pur tenendo conto dei recenti accadimenti che stanno interessando la Turchia. In relazione agli effetti dell’inevitabile allungamento della tempistica relativa al prospettato aumento di capitale, la Società ha già attivato interlocuzioni con le banche di riferimento”.

I bond high yield Astaldi

Parole verosimilmente atte a rassicurare gli animi degli investitori e soprattutto degli obbligazionisti che confidavano in una soluzione a breve per dare corso all’aumento di capitale da 300 milioni di euro, come già approvato dall’Assemblea dei soci a giugno. Evidentemente, però – aggiunge Johnson – all’ombra dei fatti che si sono poi susseguiti, è indubbio che sia Astaldi che le banche finanziatrici sapevano che l’operazione non sarebbe andata in porto nei tempi previsti e che il comunicato della società era fuorviante con lo scopo di sostenere le quotazioni di bond e azioni permettendo ai ben informati di vendere quando i prezzi erano ancora alti.

Da lì a un mese, infatti, il bond high Astaldi da 750 milioni yield 7,125% 2020 (Isin XS1000393899) crollò da 75 a 40 per poi sprofondare dopo la raffica di downgrade delle agenzie di rating e allorquando fu chiesta da Astaldi l’ammissione al concordato preventivo in continuità (concesso dal tribunale di Roma il 17 ottobre). Analogamente le azioni persero il 40% passando da 1,9 a 1,2 euro con esplosione dei volumi per poi rotolare fino agli attuali corsi di 50 centesimi di euro.

La speculazione in borsa

Non è un caso singolare quello di Astaldi – spiega un analista a InvestireOggi.it– . “Le aziende in difficoltà tendono spesso a gettare acqua sul fuoco quando le cose vanno male, per consentire ai grossi investitori di salvare il salvabile e/o, al contrario, per posizionarsi short sui titoli scommettendo in un default. La pratica è nota e conosciuta negli ambienti dell’alta finanza e dei volture funds, ma sempre nuova per i risparmiatori retail ai quali vengono date in pasto notizie ad hoc per mantenerli calmi. Così come il fatto che gli emittenti, a volte conniventi con gli speculatori, sono disposti a incorrere in sanzioni da parte delle autorità di vigilanza ben consci che la multa sarà comunque meno onerosa di quanto si può guadagnare, per vie traverse, con operazioni spregiudicate sui titoli finanziari”. E quindi la domanda che viene spontanea è: quanto di tutto ciò potrebbe essere accaduto in casa Astaldi?

Il comitato degli obbligazionisti Astaldi

Difficile dare una risposta, ma il dubbio viene spontaneo. Per questo motivo – dice Johnson – il Comitato dei bonholders Astaldi sta valutando con lo studio legale Legance, fra le altre cose, l’eventualità di esercitare un’azione di responsabilità nei confronti del consiglio di amministrazione e del collegio dei sindaci per quanto accaduto quest’anno in relazione alle comunicazioni che Astaldi ha trasmesso al mercato. Non ultima quella che, in occasione della presentazione dei conti del primo trimestre 2018, confermava – alla luce delle risultanze contabili – la possibilità di chiusura dell’esercizio in continuità aziendale.

Così come il fatto che la relazione semestrale è stata presentata il 16 novembre, solo su richiesta specifica da parte della Consob, come se Astaldi avesse voluto nascondere fino all’ultimo qualcosa.

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: