Astaldi balla sul ponte in Turchia: anche Moody’s taglia il rating

Astaldi non riesce a vendere il ponte sul Bosforo Aumentano le probabilità di default e Moody’s abbassa il rating a Caa2. Bond e azioni ai minimi storici

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Astaldi non riesce a vendere il ponte sul Bosforo Aumentano le probabilità di default e Moody’s abbassa il rating a Caa2. Bond e azioni ai minimi storici

Non c’è pace per Astaldi. Anche Moody’s, dopo Standard & Poor’s e Fitch ha tagliato il rating del secondo costruttore italiano portandolo al gradino più basso della scala valori: Caa2 con outlook negativo. Un tracollo verticale di reputazione che non lascia dubbi sulle difficoltà finanziarie del costruttore romano. In borsa le azioni Astaldi sono scivolate ieri di un altro 6%, ai minimi storici, a quota 1,21 euro con una perdita del 86% in tre anni. A rotoli anche i bond, con il prestito senior da 750 milioni scadenza 2020 sceso al 45% del prezzo di emissione.

A pesare sui titoli del general contractor italiano che ormai capitalizza in borsa solo 120 milioni di euro, non sono solo le indiscrezioni che circolano negli ambienti di borsa circa le difficoltà a realizzare l’aumento di capitale da 300 milioni approvato dall’assemblea lo scorso mese di giugno, ma anche il comportamento poco trasparente del management nei confronti degli investitori che alimenta la sfiducia nell’azienda. Astaldi, che per ben due volte ha rinviato la pubblicazione della relazione finanziaria semestrale, ha lasciato intendere che il piano strategico e finanziario di rilancio 2018-2022 non sarà per niente facile da attuare anche per le difficoltà a cedere gli asset in Turchia e per una serie di conseguenze legate agli accordi di inizio anno che allontanerebbero la partecipazione dei giapponesi di IHI Corporations dall’ingresso nel capitale. L’ultimo timido e rassicurante comunicato della società (risalente al 30 agosto) recitava che le trattative sulla vendita degli asset legati alla Concessionaria del Terzo Ponte sul Bosforo erano in fase avanzata e si sarebbe presto giunti a definire un’offerta vincolante in tempi ragionevoli, pur tenendo conto dei recenti accadimenti che stanno interessando la Turchia. Mentre in relazione agli effetti dell’inevitabile allungamento della tempistica relativa al prospettato aumento di capitale, Astaldi affermava di aver già attivato interlocuzioni con le banche di riferimento.

Da allora, però, il mercato ha visto solo un susseguirsi di notizie negative da parte delle agenzie di rating e ha cominciato a non più fidarsi di Astaldi coi titoli che in borsa perdevano valore a vista d’occhio. Del resto – osservano alcuni analisti – è passato troppo tempo da quando Astaldi ha annunciato la necessità di rafforzare il patrimonio vincolando l’operazione alla vendita del terzo ponte sul Bosforo in Turchia che, vista la situazione critica del Paese, potrebbe non arrivare nei tempi preventivati ad evitare una crisi di liquidità del gruppo. Come anche sottolineato da Moody’s, la cui decisione di abbassare il rating riflette in sostanza la crescente probabilità di default di Astaldi.

Secondo Moody’s, inoltre, un deterioramento della qualità del credito del governo turco (‘Ba2’, Negative) e la debolezza della lira turca, che crea pressione sulla valutazione degli asset in Turchia, aumentano ulteriormente l’incertezza circa la probabilità di successo del piano di rafforzamento di Astaldi. Nel frattempo la liquidità del gruppo – secondo gli analisti – potrebbe non bastare a soddisfare le esigenze finanziarie a breve termine, compresi gli investimenti programmati per quest’anno. Ciò che è allarmante, quindi, è che la maggior parte del debito a breve scadenza non sarà presumibilmente coperto dalle disponibilità liquide che al 31 marzo ammontavano a 355 milioni. Per questo motivo, non trovando eventualmente appoggio finanziario con le banche finanziatrici – che già in passato avevano premuto più volte sul management per chiedere il ridimensionamento del debito – la società romana potrebbe chiedere l’ammissione al concordato preventivo in continuità secondo la legge fallimentare nel tentativo di rinegoziare coi creditori e con le banche il debito che, al 31 marzo 2018, aveva superato quota 1,6 miliardi di euro.

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Argomenti: Obbligazioni Astaldi