Asta titoli di stato tedeschi semideserta

La Germania incontra le prime difficoltà a rifinanziarsi. L'emissione da 6 miliardi di bund decennali ha incontrato scarso interesse ed e' dovuta intervenire la Budesbank. I rendimenti del decennale sfiorano il 2% lordo

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La Germania incontra le prime difficoltà a rifinanziarsi. L'emissione da 6 miliardi di bund decennali ha incontrato scarso interesse ed e' dovuta intervenire la Budesbank. I rendimenti del decennale sfiorano il 2% lordo

ASTA TITOLI DI STATO GERMANIA: UN MEZZO FALLIMENTO – Se in Europa i Pigs piangono, la Germania non ride. L’asta delle obbligazioni statali tedesche decennali (bund) si è rivelata un insuccesso, tanto che è dovuta intervenire direttamente la Bundesbank per raccattare l’offerta rimasta sul banco. L’obiettivo della vigilia era quello di collocare titoli decennali, con scadenza 4 gennaio 2022, per un importo massimo di 6 mld di euro. Le richieste invece sono state insufficienti, risultando pari a 3,9 mld di euro, ed è dovuta intervenire la banca centrale acquistando la parte rimanente con l’effetto che il rendimento finale dei nuovi titoli è sceso all’1,98%. (Germania: asta titoli stato deludente). Parallelamente il rendimento del bund decennale sul secondario si è mosso al rialzo, al 2,05% evidenziando l’anomalia. E se da Berlino hanno subito gettato acqua sul fuoco sostenendo che il risultato dell’asta è dipeso solo dal nervosismo dei mercati e non ha nulla a che vedere con la difficoltà di rifinanziarsi della Germania, gli operatori (e non solo) la pensano diversamente. Da BNP Paribas fanno infatti sapere che il mercato sta cominciando concretamente a considerare sopravvalutati i titoli tedeschi al punto che gli istituzionali e i fondi si defilano se non per rifinanziare quella parte di titoli statali con rating AAA da mantenere in riserva a garanzia di prestiti. E’ del tutto evidente – osserva un operatore – che acquistare un titolo decennale tedesco che rende il 2% lordo delle tasse, adesso come adesso, equivale a perdere dei soldi un po’ alla volta considerando il tasso d’inflazione medio in Europa.

VERSO UN ABBASSAMENTO DELLO SPREAD

Ma questo è un bene o un male? Se guardiamo l’aspetto puramente tecnico – dice Alessandro Broggini di Barclay – per la Germania è sicuramente un primo campanello d’allarme che costringerà prossimamente le autorità tedesche a offrire tassi maggiori per rifinanziarsi o a prediligere altri canali indiretti e più costosi.

Se, invece, guardiamo l’aspetto politico ed economico in un contesto allargato agli altri stati europei attualmente in difficoltà, c’è da ben sperare per un riposizionamento e un graduale riequilibrio dei tassi d’interesse. In altre parole, lo spread fra il bund tedesco e i titoli italiani e spagnoli maggiormente in difficoltà potrebbe andare a restringersi partendo più dall’alto (bund) che dal basso (Btp e Bonos), cioè si dovrebbe cominciare ad assistere a un movimento contrario all’allargamento del differenziale di rendimento rispetto a quello che ci ha accompagnati finora, con masse di denaro che gradualmente si sposteranno dalla Germania verso quegli stati che stanno approntando le dovute riforme economiche e fiscali per contenere e ridurre il debito pubblico.

AIUTI ALLA GRECIA SOSPESI: LA MERKEL SI ARRABBIA

Intanto sul fronte greco la Germania ha ancora alzato i pugni. La Merkel ha infatti messo un freno alla sesta tranche di aiuti internazionali da 8 miliardi di euro alla Grecia, sostenendo che non potrà essere pagata se tutti i partiti non si metteranno prima d’accordo su una serie di impegni scritti. Sembra infatti che le condizioni pretese dalla Germania non siano ancora state attuate dal nuovo governo di Papademos che sembra più orientato a traghettare il paese verso le elezioni che ad attuare il piano di austerità. C’è quindi il rischio concreto di un’uscita del paese dall’euro (è il quinto anno consecutivo che la repubblica ellenica è in recessione), anche se la Grecia, come riportato da un comunicato della banca centrale di Atene, sta facendo ogni possibile sforzo per evitare che questo accada. Intanto i titoli di stato ellenici stanno lentamente sprofondando sotto la soglia del 30% del valore nominale con rendimenti da capogiro e incorporando un possibile default incontrollato dello stato. Ormai è evidente – osserva un gestore di fondi – che la Grecia tira avanti solo grazie agli aiuti di Bruxelles che vengono erogati in quantità misurata per costringere i greci al diktat tedesco.

Resta solo da vedere quanto potrà durare ancora questa forma di iuti a un paese che da un momento all’altro potrebbe precipitare nel caos.

 

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Crisi finanziaria – G20, Tassi, Grecia, Il non senso di una giornata di tensione.

 

 

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