Asta Spagna: rendimenti in calo ma allo spread Btp Bund non basta

Madrid ha collocato letras a breve termine per 3,5 miliardi e una buona domanda, come per l'Italia la scorsa settimana. Lo spread non accenna a scendere, mentre i rendimenti dei paesi virtuosi sono praticamente nulli

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Madrid ha collocato letras a breve termine per 3,5 miliardi e una buona domanda, come per l'Italia la scorsa settimana. Lo spread non accenna a scendere, mentre i rendimenti dei paesi virtuosi sono praticamente nulli

Mentre Moody’s si scaglia ancora contro l’Italia colpendo una decina di banche, la Spagna fa il pieno di titoli di Stato a breve termine (letras) pagando meno del previsto. Il Tesoro iberico ha infatti venduto 3,56 miliardi di titoli, contro i 3,5 prefissati, e sulla scadenza a 12 mesi il rendimento medio è sceso al 3,918% dal 5,074% dell’asta di giugno, mentre su quella a 18 mesi il tasso è calato al 4,242% dal 5,107% del mese scorso.

Rendimenti bond spagnoli: un calo che non lascia spazio all’ottimismo

Il ribasso dei rendimenti segue a ruota quello avvenuto in Italia la scorsa settimana, ciò nonostante l’esito delle aste non lascia spazio all’ottimismo dopo la diffusione allarmante che in Italia il debito pubblico a Maggio è salito ancora di 17 miliardi di euro (1966), mentre in Spagna il sistema bancario si appresta a ricevere una pioggia di miliardi dalla UE per il suo salvataggio (Eurogruppo: prima tranche di aiuti da 30 mld per le banche spagnole).

Tant’è che l’esito dell’asta spagnola non ha impattato in alcun modo sull’andamento dei rendimenti dei Btp decennali che rendono in questo momento il 5,9% lordo a scadenza, così come sui rendimenti dei bonos di eguale durata che pagano il 6,65% a scadenza. Anche lo spread non ha accennato minimamente a regredire, segno evidente che le preoccupazioni di fondo rimangono fra gli operatori e sia l’Italia che la Spagna rimangono sorvegliati speciali.

 

Il paradosso dei rendimenti

La crisi dell’eurozona si sta a questo punto concretizzando in un paradosso, non nuovo nel mondo della finanza: con gli investitori istituzionali che vanno a cercare rendimenti anche nulli pur di preservare il capitale a scadenza.

Si diceva della Germania che ormai paga meno dell’1,5% di interesse sui titoli di stato decennali, mentre sono a zero quelli sui titoli dai 3 ai 18 mesi, ma ora si sta aggiungendo anche la Finlandia, l’Olanda, l’Austria, la Francia e addirittura il Belgio che nelle ultime emissioni a breve termine ha visto i rendimenti abbassarsi sotto la soglia del tasso d’inflazione. Cosa sta succedendo? Semplice, come osserva Umair Javed di Nomura, a seguito di tutti questi abbassamenti di rating da parte delle agenzie internazionali, gli investitori istituzionali che muovono masse enormi di denaro, sono costretti ad andare a investire in quei paesi dove la qualità del credito è certificata in maniera affidabile. Benchè non tutto quello che abbia recentemente subito downgrade sia da buttare – prosegue Javed – i fondi d’investimento devono obbedire a precisi schemi imposti dai regolamenti, pena le perdita della raccolta. Così se l’Italia dovesse uscire dallo spettro “investment grade”, il rischio di un grosso travaso di capitali verso paesi più virtuosi farebbe precipitare ancor di più i rendimenti già ampiamente risicati.

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