Asta BTp, risultati migliori sul tratto lungo e forti tensioni sul breve

Rendimenti italiani in forte crescita all'ultima asta del Tesoro, ma in misura diversa lungo la curva. Ecco perché i titoli più lunghi sono andati meglio.

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Rendimenti italiani in forte crescita all'ultima asta del Tesoro, ma in misura diversa lungo la curva. Ecco perché i titoli più lunghi sono andati meglio.

Ieri, il Tesoro ha collocato all’asta BTp a media e lunga scadenza per complessivi 7 miliardi di euro nominali. Le emissioni sono cadute in una fase assai critica per i mercati finanziari, in forte tensione per l’emergenza Coronavirus che sta colpendo particolarmente l’Italia, con contraccolpi violenti per la sua economia. Nel dettaglio, sono stati quattro i titoli: a 3, 7, 10 e 20 anni. I rendimenti esitati sono risultati in aumento rispetto alle rispettive aste precedenti, tranne che per il ventennale come vedremo di seguito.

BTp al collasso, è fuga verso Bund e Treasury

Sarebbe potuta andare peggio, visto che il mancato ulteriore taglio dei tassi BCE dopo il board di ieri mattina ha accentuato il “sell-off” ai danni dei nostri bond, facendo impennare il rendimento a 10 anni fin quasi all’1,90% e lo spread BTp-Bund decennale a oltre 260 punti base. Il Tesoro ha raccolto 3,5 miliardi di euro, la metà dell’intero ammontare, attraverso BTp 15 giugno 2023 e cedola 0,60% (ISIN: IT0005405318) al rendimento dello 0,74%, in rialzo di ben 84 punti base dall’asta precedente. Altri 795 milioni sono stati incassati tramite il BTp 15 gennaio 2027 e cedola 0,85% (ISIN: IT0005390874) con rendimento allo 0,92% (+44 bp), mentre 1,205 miliardi sono arrivati dal BTp 1 aprile 2030 e cedola 1,35% (ISIN: IT0005383309), il cui rendimento è stato dell’1,29%, in rialzo dall’1%.

Infine, BTp 1 marzo 2040 e cedola 3,10% (ISIN: IT0005377152) per 1,5 miliardi e con rendimento sceso dello 0,17% all’1,97%, ma qui il confronto è stato con l’ultima asta di metà gennaio. Dunque, l’unica apparente soddisfazione l’avrebbe offerta il ventennale, sebbene la precedente emissione non sia confrontabile con le altre tenutesi a febbraio, in quanto il mese scorso i rendimenti italiani, in linea con quanto avvenuto nel resto d’Europa, erano in forte calo sui timori del mercato per il Coronavirus in Cina.

In quegli stessi giorni, Wall Street segnava nuovi massimi storici.

BTp corti i più puniti dal mercato

Indubbio, però, come i rialzi più bruschi li abbiano registrati i titoli di stato più corti. In effetti, la carta italiana al contempo spaventa per il rischio sovrano relativamente alto e attira per i rendimenti relativamente generosi. Per questo, da un lato gli investitori vendono, dall’altro guardano con un certo interesse alle scadenze più lunghe, non solo perché offrono rendimenti ormai impensabili altrove, e adesso persino negli USA, ma anche perché presentano le opportunità più ghiotte di guadagnare nel caso in cui la tensione dovesse scemare e l’appetito per il rischio tornasse a salire.

I BTp più lunghi hanno “duration” maggiore e, quindi, riescono ad apprezzarsi maggiormente, a parità di calo dei rendimenti lungo la curva. Quelli più corti, invece, sono esposti teoricamente di più al rischio sovrano, specie in una congiuntura economica domestica così devastata dall’emergenza Coronavirus esplosa nel Nord Italia. Non a caso, il BTp 2067, la cui scadenza risulta ad oggi la più lunga emessa dal Tesoro, nell’ultimo mese ha accusato un rialzo del rendimento solamente dello 0,50%, che si confronta con il +1% del decennale, a conferma di come l’appetito per il tratto lungo della curva sia diminuito di meno.

Ecco i BTp con cui guadagnare di più

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