Asta Btp, rendimento del decennale sfiora il 5%

L’impennata dei rendimenti sui titoli di stato italiani riflette l’incertezza per la formazione di un governo stabile. Assegnati dal Tesoro titoli a cinque e dieci anni. In aumento la povertà giovanile in Europa

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L’impennata dei rendimenti sui titoli di stato italiani riflette l’incertezza per la formazione di un governo stabile. Assegnati dal Tesoro titoli a cinque e dieci anni. In aumento la povertà giovanile in Europa

Non si placa l’effetto elezioni politiche 2013 sui mercati obbligazionari dei titoli di stato. La preoccupazione degli investitori e è tutta incentrata sull’impossibilità di formare un governo stabile e duraturo, anche se si intuisce che qualcosa alla fine si farà. Ragion per cui l’outlook degli analisti di Moody’s sull’Italia resta negativo. “L’esito del voto italiano crea incertezza – hanno dichiarato gli esperti dell’agenzia internazionale – e questo è “negativo” per il rating perchè aumenta la possibilità di nuove elezioni, prolungando potenzialmente l’instabilità politica del Paese.

Secondo Moody’s, c’è il rischio di un “riaccendersi della crisi della zona euro”, perché le implicazioni del voto vanno “ben oltre la sola Italia” (L’Italia nel mirino dei mercati: si avvicina tempesta perfetta?).

 

Forte rialzo per i nuovi Btp a 10 anni 4.50% 2023 assegnati dal Tesoro

Così, in attesa che il quadro politico italiano prenda forma, si è svolta oggi l’ultima tornata di aste previste dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per l’assegnazione di nuovi Btp a 5 e a 10 anni. La prova era particolarmente attesa, alla vigilia dell’impetuoso rialzo dello spread a 340 punti con il bund tedesco che ha spinto il decennale a sfiorare nella seduta di ieri il 5% lordo di rendimento a scadenza. Gli operatori sono preoccupati per il fatto che le banche estere potrebbero decidere di allentare la presa sull’Italia, visto il risultato elettorale che è uscito dalle urne e che ci accomuna, per certi versi, allo stallo greco dello scorso anno. Per cui un ritorno a rendimenti sul debito pubblico inferiori sono bel lungi dall’essere dietro l’angolo, dice un trader. E la conferma è arrivata dall’asta odierna che ha visto il Tesoro assegnare 4 miliardi di euro di Btp 4,50% con scadenza Maggio 2023 a un prezzo sotto la pari per un rendimento composto lordo del 4,83%, contro il 4,17% della precedente asta. Rendimenti in rialzo anche sulla parte media della curva dei titoli di stato. Il Btp 3.50% scadenza novembre 2017 (codice Isin IT0004867070) è stato infatti venduto per 2,5 miliardi di euro con un rendimento del 3,59%, in aumento rispetto al 2,94% della precedente emissione.

Nel complesso, quindi, Il mercato italiano dei titoli di Stato sta pagando il prezzo dell’esito del voto in termini di netto aumento dei rendimenti e di generalizzata volatilità. Guardando ai prossimi due-tre mesi, gestire un calendario di rifinanziamento del debito come quello dell’Italia in una situazione politica come quella che si sta delineando non sarà semplice. Finchè non ci sarà un minimo di chiarezza gli investitori esteri di certo non apriranno posizioni”, secondo Luca Jellinek, strategist di Credit Agricole.

 

Crisi economia Italia: i giovani sono sempre più poveri

Il perdurare della crisi in Europa sta allargando le fasce di povertà fra la popolazione giovanile e in particolar modo in Italia. A rivelarlo è L’Eurostat che ha messo in evidenza come nel 2011 il 27% dei giovani e dei bambini con un’età inferiore ai 18 anni sono stati a rischio di povertà e di esclusione sociale con un picco del 32% per l’Italia. Bambini e giovani minorenni – come riferisce l’Ansa – sono più a rischio povertà ed esclusione sociale che le altre categorie, per cui i dati sono comunque preoccupanti: nel 2011 erano in questa situazione circa un quarto degli adulti (24%) e il 21% degli anziani (over 65). E a essere ancora più a rischio sono quei minorenni i cui genitori hanno un basso titolo di studio: in questa categoria quelli a rischio povertà sono la metà (Italia 46,3%), contro il 22% di chi è figlio di genitori diplomati (Italia 22,6%) e il 7% di chi è figlio di laureati (Italia 7,5%). Problematica – secondo i dati dell’Eurostat – anche la situazione per i figli degli immigrati (dove almeno uno dei due genitori non è originario del paese di residenza), dove uno su tre (32%) è esposto a condizioni economiche difficili. I paesi in cui la situazione di bimbi e ragazzi minorenni è più dura sono Bulgaria (52% a rischio povertà), Romania (49%), Lettonia (44%), Ungheria (40%), Irlanda (38%) e Lituania (33,4%), seguita subito dopo dall’Italia. I paesi in cui la situazione degli under 18 è la migliore sono Svezia, Danimarca e Finlandia (rischio povertà al 16%), poi Slovenia (17%), Olanda (18%) e Austria (19%).

 

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