Asta Btp: rendimenti salgono ma spread in calo in attesa Bce

Rendimenti in rialzo per i Btp offerti in asta dal Tesoro. Scende lo spread in attesa di sapere se la Bce annuncerà la fine del QE

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Rendimenti in rialzo per i Btp offerti in asta dal Tesoro. Scende lo spread in attesa di sapere se la Bce annuncerà la fine del QE

Nessun segnale di tensione sull’obbligazionario italiano dopo le emissioni di titoli di Stato di stamattina, nonostante il rialzo dei rendimenti in asta. Lo spread Btp/Bund tratta in contrazione a 227,442 punti base rispetto ai 235,786 pb della chiusura di ieri in attesa della riunione della Banca centrale europea di domani.

Nello specifico i Btp a tre anni (2 miliardi di euro) sono stati collocati con un rendimento all’1,16% dallo 0,07% dell’11 maggio e quelli a sette (2,13 miliardi) al 2,37% dall’1,34% di un mese fa. Per i Btp al 2048 (1,033 miliardi) il costo di finanziamento è salito al 3,54%, rispetto al 2,88% di aprile, mentre il tasso dei Btp al 2046 (468 milioni) è rimasto stabile al 3,42%, come a marzo. Gli importi richiesti sono stati anche oggi, come per i Bot ieri, superiori rispetto ai quantitativi offerti. Sui titoli a tre anni sono arrivate richieste per 3,33 miliardi (copertura 1,67), sui titoli a sette anni per 2,846 miliardi (copertura 1,34), su quelli al 2046 per 912 milioni (copertura di 1,95) e sull’emissione al 20148 per 1,342 miliardi (copertura 1,3).

Le aste odierne di Btp hanno “sottolineato ciò che giá sapevamo tutti”, spiega uno strategist di Ig. “I rendimenti hanno fatto un balzo significativo”, rispetto alle emissioni precendenti. Con la situazione dei fondamentali macroeconomici quasi invariata, sui rendimenti hanno pesato “una componente di speculazione” e di incertezza politica, anche se secondo l’esperto quest’ultima “si vede di piú nel taglio limitato delle aste. Se alcuni mesi fa il Tesoro collocava un ammontare molto piú elevato, oggi sceglie di offrire sul mercato meno titoli, per evitare che le aste vadano scoperte o i rendimenti si alzino troppo”. Tuttavia, spiega lo strategist di Ig, questo indica anche come “il Tesoro non ha una necessitá pressante di finanziamento”. Anche il collocamento del titolo a sette anni ha dimostrato la prudenza del Tesoro, poichè anche a fronte “di una domanda sufficiente a coprire l’intera emissione, non sono stati collocati tutti i titoli, il chè significa probabilmente che il Tesoro non ha voluto far alzare troppo i rendimenti”.

Sul fronte Francoforte invece, il Consiglio direttivo della Bce “a suon di retorica si è aperto l’opzione di comunicare domani le sorti del programma di acquisti nella seconda parte dell’anno (idealmente una sua conclusione nel 2018), ma non è affatto chiaro se agirò o preferirá rimandare la decisione a luglio”, afferma Giuseppe Sersale, strategist di Anthilia Capital Partners. L’esperto puntualizza che “da un lato” l’Istituto potrebbe scegliere “di mostrare fiducia nella crescita europea e polso fermo di fronte alla volatilitá di breve sui periferici. Dall’altro” potrebbe “darsi altri 40 giorni per osservare lo stato del recentemente traballante ciclo dell’Eurozona. Uno sguardo al grafico dei Pmi europei, a me consiglierebbe di aspettare”.

“La Bce vuole interrompere il quantitative easing entro la fine dell’anno e l’ostacolo che potrebbe ritardare questo processo è probabilmente molto alto e certamente piú correlato alle prospettive economiche. Pertanto, il termine del QE con un maggior deficit per l’Italia porterá probabilmente il Paese a dover pagare rendimenti piú elevati”, commenta invece Julien-Pierre Nouen, Chief Economist di Lazard Freres Gestion, puntualizzando che “i segnali del mercato sono importanti per la Bce, in quanto impongono disciplina sui debitori. A nostro parere, a meno che non si verifichi un diffuso contagio in altri Paesi, è improbabile che l’ampliamento degli spread sui titoli di Stato italiani modifichi i piani della Banca”.

“Dopo l’ultimo discorso di Peter Praet, le aspettative attorno a una potenziale uscita dal QE sono aumentate”, prosegue Francois Rimeu, Head of Multi Asset & Senior Strategist de La Francaise, “specialmente se si considera il tono da colomba precedentemente adottato dal capo economista”. Secondo l’esperto, lo scenario piú probabile resta una riduzione degli “acquisti di asset a 15 miliardi al mese nel corso dell’ultimo trimestre dell’anno” e la fine del QE “a dicembre”. In ogni caso Rimeu non si aspetta una comunicazione precisa giá domani. “Avrebbe piú senso per la Bce aspettare fino a luglio prima di fornire maggiori informazioni sulla portata e sulle tempistiche”, spiega lo strategist, secondo cui “il mercato ha giá prezzato le dichiarazioni di Praet” e non sono da aspettarsi “movimenti significativi se non nel caso di un annuncio da parte della Bce della fine del programma di acquisti di asset”.

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Btp