Asta BTP, rendimenti in crescita per 5 e 10 anni ma il Tesoro supera il test

Confermato l'aumento del costo del debito, dopo il boom dei tassi di CTz e BoT. A pesare sono i timori per stretta monetaria negli USA e per la crisi liquidità in Cina

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Confermato l'aumento del costo del debito, dopo il boom dei tassi di CTz e BoT. A pesare sono i timori per stretta monetaria negli USA e per la crisi liquidità in Cina

Crescono i rendimenti anche dei BTP a 5 e a 10 anni, battuti oggi all’asta dal Tesoro, che si era prefisso una raccolta di 2-2,5 miliardi di euro su ciascuna scadenza. E i BTp a dieci anni sono stati emessi per 2,5 miliardi, il massimo della forchetta prevista, riscontrando una buona domanda, ma al costo di un rendimento in crescita dal 4,14% di maggio al 4,55%. Il rapporto di copertura è aumentato dall’1,38 di un mese fa a 1,46.

Analogo il trend per i titoli a cinque anni. Il Tesoro è riuscito a collocare 2,5 miliardi, anche in questo caso, il massimo della forchetta annunciata, ma i rendimenti sono aumentati dal 3,01% di maggio al 3,47%. In calo il rapporto di copertura, che passa da 1,40 a 1,30.

 

Rendimenti BTP: il rialzo è stato comunque inferiore alle attese

Tutto sommato, gli analisti si aspettavano un aumento ancora più forte dei rendimenti, i quali, però, sono i più alti degli ultimi tre mesi, sebbene inferiori a quelli vigenti sul mercato secondario. I decennali, ad esempio, in queste ore viaggiano sul mercato grigio al 4,59% e sorprende positivamente che i rendimenti battuti all’asta per questa scadenza siano rimasti sotto il 5%, che era il timore delle ore passate. Più deludente, invece, il risultato per il BTp a cinque anni, visto che a fronte di un’emissione leggermente inferiore a quella di maggio, la domanda è stata meno abbondante.

L’impennata dei tassi all’asta dei BTp a 5 e 10 anni era ampiamente prevista, dopo le tensioni riaffacciatesi sui mercati finanziari nelle ultime sedute. Anzi, i titoli hanno pur beneficiato del restringimento dello spread di quasi una ventina di punti tra ieri e oggi, dopo che erano stati toccati i 310 punti base per la scadenza decennale, con i BTp a dieci anni a rendere oltre il 4,8%.

D’altronde, tutte le ultime aste hanno visto salire i rendimenti, finanche a raddoppiare, come nei casi dei CTz di martedì, collocati al 2,403% dall’1,29% precedente o dei BoT a sei mesi, emessi ieri all’1,052% dallo 0,538% registrato a maggio.

Stavolta, a prevalere non sono tanto le preoccupazioni specifiche sulla solvibilità del debito pubblico italiano, nonostante i vari allarmi da non sottovalutare, quanto lo scenario più generale di un rialzo dei tassi, dovuto al venir meno delle misure ultra-accomodanti di questi anni della Federal Reserve, dopo che il governatore Ben Bernanke ha annunciato un prossimo ridimensionamento del piano QE3 e un suo possibile stop già tra un anno (Bernanke traccia la strada dell’exit strategy: stop QE 3 entro il 2014).

Pesa anche l’incognita di un credit crunch in Cina, dopo che i tassi interbancari sono esplosi nelle ultime sedute, registrando la circolazione di una scarsa liquidità tra gli istituti (Credit crunch cinese, il Dragone ha il fiato corto. Tutte le paure dei mercati).

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